Contenzioso tributario

Verifica fiscale – Cos’è e perchè è importante avvalersi di un avvocato tributarista

Verifica fiscale - Iter e suggerimenti

Nei precedenti post

  1. L’avvocato tributarista e l’accertamento bancario
  2. L’avvocato tributarista e l’accertamento basato sugli studi di settore
  3. L’avvocato tributarista e l’accertamento da redditometro

ho esposto alcuni casi professionali di consulenza ed assistenza stragiudiziale che mi sono capitati in riferimento a questi tipi di accertamento e ho concluso con alcuni suggerimenti utili.

Oggi mi occupo della verifica fiscale.

La verifica fiscale è una delle esperienze più seccanti per un imprenditore o un professionista: è la visita condotta da funzionari dell’Agenzia delle Entrate o da militari della Guardia di Finanza.

In 99 casi su 100 il contribuente pensa di poter sbrogliare la questione da solo e, tutt’al più, si rivolge al proprio commercialista per avere copie della documentazione che gli viene richiesta.

La mia esperienza professionale mostra che in 98 dei 99 casi la scelta difensiva del contribuente si è rivelata fallimentare e, quello che è peggio, non recuperabile.

Da alcuni casi professionali, dei suggerimenti per permetterti di far parte dell’1% che ha scelto la strategia difensiva più opportuna.

 

Che cos’è la verifica fiscale?

La verifica fiscale è finalizzata all’accertamento della correttezza fiscale di uno o più periodi d’imposta, ossia la verifica della correttezza formale dei documenti fiscali tenuti dal contribuente e la correttezza sostanziale della gestione dell’attività.

La verifica fiscale può essere pianificata (es. nell’anno X controlliamo tutti gli studi dentistici, nell’anno X+1 controlliamo tutte le società di costruzione ecc.), oppure può iniziare a seguito di un “controllo incrociato” o di una segnalazione da parte di altro Ufficio o Comando. Il “controllo incrociato” si riferisce ad una richiesta da parte di un altro ente, che origina da un controllo su altro contribuente. Ad es., la Guardia di Finanza controlla un’impresa che ha sostenuto dei costi per sponsorizzazioni e, di conseguenza, può chiedere la documentazione che provi l’effettività della sponsorizzazione all’ente o associazione che sono stati sponsorizzati.

Come spiegato sopra, la verifica può essere innescata anche dalla segnalazione di altro Ufficio dell’Agenzia delle Entrate o altro Comando della Guardia di Finanza.
Normalmente, si tratta di uffici o comandi che hanno svolto o stanno svolgendo una verifica o un’indagine su altri contribuenti di provincie o regioni diverse e che hanno trovato degli indizi riguardanti il contribuente da verificare e segnalano all’Ufficio o Comando competente che è necessario allargare la verifica o l’indagine.

Questo avviene spesso nelle verifiche o indagini sulle frodi IVA, in cui viene controllato il soggetto che ha emesso fatture false (cd. “cartiera”) o, di conseguenza, si controllano tutti i destinatari che hanno utilizzato tali fatture per abbattere i costi.

Per chi fosse interessato ad un’infarinatura su questi temi consiglio i miei post in tema di falsa fatturazione:

  1. Focus sulle operazioni oggettivamente inesistenti
  2. Fatture false: quali conseguenze per chi le emette e per chi le utilizza

 

Qual’è l’iter della verifica fiscale?

I funzionari incaricati o i militari della Guardia di Finanza si presentano presso la sede dell’impresa o presso lo studio professionale, si qualificano e mostrano l’incarico che indica lo scopo della verifica, firmato dal Direttore dell’Agenzia delle Entrato o dal Comandante della Guardia di Finanza.

Inoltre, consegnano un foglio che dovrebbero commentare anche a voce e che, appunto, nel 99 per cento dei casi viene totalmente ignorato dai contribuenti.
Si tratta dell’informazione che il contribuente si può avvalere di un difensore di fiducia e dell’avviso che la documentazione richiesta e non esibita dal contribuente non potrà essere utilizzata successivamente a suo favore.

Di fronte a questi avvertimenti si aprono due scenari:

  1. il contribuente “so io come fare” ignora completamente queste avvertenze, forse non le legge nemmeno e rimane in balia dei verificatori. Una sottospecie di questo scenario è il contribuente: “ma quanto mi costa un difensore? Faccio da me” che, poi, dovrà imparare sulla sua pelle il detto: “Chi più spende meno spende”;
  2. il contribuente diligente che si rivolge al proprio commercialista, che, però, non riesce a seguirlo.

Sgombro subito il campo da equivoci: non ho scritto che il commercialista gli si nega al telefono o gli comunica di non aver tempo (anche se, per fortuna raramente, mi sono imbattuta in casi del genere).
Mi riferisco al fatto, accennato anche in altri post, che i commercialisti oggi sono oberati di scadenze ed adempimenti a cui non riescono a stare dietro e, pur con la migliore delle volontà, non hanno la possibilità di seguire adeguatamente una verifica fiscale.
Sono in grado di fornire la documentazione che viene richiesta e, se va bene, possono dare qualche consiglio al loro cliente, ma, oltre a questo, raramente possono andare.

Naturalmente, vi sono delle egregie eccezioni: conosco studi commerciali strutturati, in cui l’organizzazione permette al titolare di seguire questi aspetti, che richiedono molto tempo e molto studio.

In entrambi gli scenari, la verifica prosegue e termina (con la notifica del processo verbale di constatazione) senza che il contribuente possa rendersi conto di come vanno le cose, tant’è che nel 98 per cento dei casi, ritiene che si sia conclusa non evidenziando nulla.

Nella pratica professionale ho seguito innumerevoli casi di accertamenti derivati da verifiche fiscali in cui i contribuenti non avevano una difesa professionale.

In pochi casi sono stata chiamata all’inizio della verifica fiscale e ne ho seguito l’intero sviluppo.

 

Verifica fiscale della Guardia di finanza

 

Caso di accertamento derivante da verifica senza difesa professionale

Ricordo un caso di una professionista di Jesi, che ha avuto una verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate e che ha optato per non spendere per la difesa, pur avvisata dal suo commercialista della mia esistenza.
I rilievi riguardavano aspetti sostanziali dell’organizzazione della sua professione (contratto di locazione dello studio, gestione della sua collaboratrice, oltre ad alcuni costi per trasferte professionali ritenuti non inerenti all’attività professionale).

La contribuente si è rivolta a me quando le è stato notificato un avviso di accertamento con cui l’Ufficio controlli della Direzione provinciale di Ancona aveva recepito i rilievi dei colleghi che avevano condotto la verifica.
La contribuente mi arriva in studio insieme al marito ed armata di una certa aria di sufficienza, informandomi che mi sarei dovuta rivolgere al marito (libero professionista pure lui, ma meno impegnato di lei) per qualsiasi richiesta e contatto.
Mi consegna la documentazione della verifica, lamentandosi dell’affronto subito e chiedendomi se c’era possibilità di rimediare.

Di fronte a questo atteggiamento ho preso le distanze e le ho spiegato che avrei predisposto una proposta di compenso e, solo se accettato da lei, avrei iniziato a lavorare.

Da una veloce scorsa al processo verbale di constatazione e dal racconto della professionista, mi ero subito resa conto che la gestione della contrattualistica era molto superficiale, se non lacunosa, e questo incideva sull’obiettivo che mi prefiggevo.
Infatti, non era più un solo obiettivo, ma erano diventati due:

  1. uno immediato: difendere al meglio la professionista di Jesi nell’accertamento;
  2. l’altro di più ampio respiro: farle una consulenza su come evitare in futuro queste situazioni.

Naturalmente, il mio compenso non raddoppiava.

Per raggiungere il primo obiettivo presentai istanza di accertamento con adesione, per ottenere un annullamento parziale e suddivisi l’avviso di accertamento in:

  • rilievi difendibili
  • rilievi indifendibili.

Dopo un breve approfondimento sulla prassi ministeriale e sugli orientamenti della giurisprudenza scrissi una memoria in cui, dopo aver esposto le mie argomentazioni, proposi un accordo.
Dopo vari incontri con la funzionaria che aveva emesso l’avviso di accertamento, riuscii a spuntare l’accordo nei termini che avevo indicato.

L’obiettivo di più ampio respiro l’ho raggiunto nel corso delle riunioni in studio con la professionista ed il marito (poche in verità), in cui le ho spiegato dove sbagliava nella contrattualistica sia della locazione che della collaborazione professionale e come poteva ovviare a questa situazione.
Infatti, la situazione,  lasciata così, sarebbe stata rilevata in ogni successiva verifica.

La professionista di Jesi accolse di buon grado le mie indicazioni;  quindi, redassi dei nuovi contratti e le consigliai di cambiare alcuni aspetti pratici della posizione reddituale della sua collaboratrice.

Assistenza prestata nel corso di verifica fiscale: due case histories

1° caso – Assistenza durante una verifica fiscale

Il primo caso riguarda un calzaturificio, il cui legale rappresentante mi telefonò subito dopo aver avuto il primo accesso della Guardia di Finanza per chiedermi se lo potevo seguire.

Il legale rappresentante e socio unico (ex imprenditore individuale) era un imprenditore con una grande esperienza nel settore calzaturiero e lavorava insieme al figlio, a cui intendeva lasciare l’attività.
Aveva subito tante ingiustizie da parte della “giustizia” italiana e non si meravigliava più di niente, non era affatto spaventato: questa era l’ennesima!

Presentai una proposta di compenso, spiegando l’attività che avrei svolto.
Venne accettata.

Mi presentai alla sede dell’impresa per una prima riunione, in cui il legale rappresentante mi spiegò la storia della società e mi consegnò la documentazione.
Si trattava di una verifica su richiesta della Guardia di Finanza di Padova che indagava per una “frode carosello” in materia di IVA.
Portai in studio la documentazione, la lessi attentamente e rinfrescai le mie nozioni sulla difesa nel caso di utilizzo di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti.

Seguì un’altra riunione, in cui mi feci spiegare l’organizzazione della produzione dei calzaturifici e dovetti anche apprendere il linguaggio specifico di alcune fasi produttive.
In sintesi, accompagnai il contribuente nel corso della verifica, depositando due memorie e suggerendo di esibire i materiali e ciò che documentava i servizi acquistati, che non erano fittizi, ma reali.

Al termine della verifica presentai le osservazioni e proposte al processo verbale di constatazione, esponendo le ragioni per cui le risultanze della verifica non erano affatto fondate.

 

2° caso di assistenza durante una verifica fiscale in azienda

Il caso più recente riguarda un professionista di Jesi, a cui è stato segnalato il mio studio dall’imprenditore che ho difeso nell’accertamento da studi di settore (“L’avvocato tributarista e l’accertamento da studio di settore”).
Anche questo contribuente si è rivolto a me proprio all’inizio della verifica fiscale svolta da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Era molto arrabbiato, perchè a fronte di tante richieste e di tante incombenze di cui era gravato, non ultima la pressione fiscale insostenibile, i servizi che lo Stato avrebbe dovuto fornire, latitavano (ha un figlio disabile e ne sa qualcosa).
Inizialmente, questo suo comportamento mi creava disagio, ma nel tempo è svanito, perchè mi sono resa conto che è una persona estremamente sensibile e provata dalla vita.

Mi spiegò l’organizzazione della sua attività ed i servizi che svolgeva, necessari per capire anche come veniva gestita ed i costi.

Nel corso della verifica abbiamo consegnato tutta la documentazione richiesta, ma l’esito non è stato completamente positivo.
Anche in questo caso alcune lacune o poca attenzione ad aspetti (a dire il vero burocratici) è deleterio per il contribuente.
Infatti, l’approccio (comprensibile) del professionista, come di tanti è:

Il mio obiettivo è lavorare, tutto il resto è un fastidio che cerco di gestire come posso.

Gli ho spiegato che bastano alcuni accorgimenti per evitare problemi, svolgendo anche una piccola consulenza.

 

Alcuni suggerimenti per le evenienze di verifiche fiscali

Ancora una volta, questi casi suggeriscono dei comportamenti.

Il primo approccio da evitare è la convinzione di “farcela da soli”, perchè si è sonoramente smentiti e questo costa molto di più della consulenza dell’avvocato tributarista.

Ognuno di noi ha il suo ambito di competenza, per tutto il resto deve affidarsi ad altri, specialmente quando la posta in gioco è alta.

L’altro comportamento che tutti i casi consigliano è la tempestività nel rivolgersi all’avvocato tributarista, oltre che la fiducia.

 

Cosa devi fare per tutelarti davvero in caso di verifica fiscale?
Prima di ricadere in considerazioni affrettate e nel faidate, permetti a un tributarista di analizzare con precisione la tua situazione fiscale. Gestiamo le situazioni urgenti con tempestività e valutiamo insieme la tua posizione. Puoi contattare lo Studio Legale Ripa chiamando lo 0731/721161 (fisso) oppure 348/3350612 (mobile).

Articoli correlati:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *