Trasferimento della residenza fiscale all’estero – Come comportarsi

Residenza fiscale - Trasferimento

Parliamo di trasferimento della residenza fiscale all’estero e di come comportarsi in relazione all’Agenzia delle Entrate.
Vi siete stancati di esercitare la vostra attività imprenditoriale in Italia? Vi sentite oppressi dalla burocrazia fiscale che vi impedisce di focalizzarvi sul vostro core business? Non avete tutti i torti! Se pensate che il rimedio sia di trasferire la sede e lo svolgimento della vostra attività all’estero, dovete valutare attentamente quali sono gli effetti del trasferimento della residenza fiscale all’estero.
In questo modo potrete evitare spiacevoli sorprese.

 

Residenza fiscale delle società

Un’impresa, individuale o collettiva che ha sede sociale ed operativa in Italia è fiscalmente residente nel nostro Stato.
Perciò, è soggetta a tutti gli adempimenti fiscali imposti dal nostro ordinamento tributario.
L’impresa fiscalmente residente in Italia è anche soggetta ai controlli del Fisco (avvisi di accertamento).
È anche destinataria delle cartelle di pagamento in caso di omessi o insufficienti versamenti delle imposte risultanti dalle dichiarazioni.

 

Trasferimento della residenza fiscale all’estero – Come comportarsi

Se l’imprenditore o la società decidono di trasferire l’intera produzione all’estero come devono comportarsi per evitare disguidi?
Si è occupata di questa situazione l’ordinanza 16775/2020 della Cassazione.

Il caso insegna che azzardare in scelte fondamentali come il trasferimento della residenza fiscale all’estero è oltremodo rischioso.
Cosa era successo alla società?
La società era fiscalmente residente in Italia.
Quindi, come tale, era soggetta al controllo dell’Agenzia delle Entrate.
Un “bel giorno” la società delibera di trasferirsi all’estero e si cancella dal registro delle imprese.

 

Il trasferimento della residenza fiscale all’estero fa cessare la società?

Così credevano i suoi soci e chi era il suo legale rappresentante in Italia.
Se un’impresa o una società trasferisce la sua sede legale e l’attività all’estero non deve comunicare nulla al Fisco?
Così credevano i suoi soci e chi era il suo legale rappresentante in Italia.
Queste convinzioni, basate, forse, sul buon senso, sono, ovviamente, errate.
Infatti, ogni volta che il domicilio fiscale viene cambiato, l’Agenzia delle Entrate dev’essere informata.

Altrimenti?
Altrimenti, per le società, le notifiche degli atti fiscali (avvisi di accertamento, inviti, cartelle di pagamento, questionari ecc.) possono essere notificati anche al domicilio del legale rappresentante.
Perciò, in questo caso, il fatto che la società non abbia indicato all’Agenzia delle Entrate il suo nuovo indirizzo, non ha impedito che il Fisco notificasse un avviso di accertamento.

Quindi, una prima conclusione è: meglio comunicare l’attuale domicilio fiscale.
Così si riceve l’atto al momento della notifica.
E si ha tutto il tempo per valutare se sia conveniente pagare o impugnarlo.
Ora, con le notifiche a mezzo PEC questo problema non dovrebbe più porsi.

Qual è l’altra attenzione da avere se decidete di spostare la vostra società all’estero?
Chiarite bene con il vostro avvocato tributarista se lo spostamento all’estero significa cessazione dell’attività.

Qui vi anticipo solo che nel nostro ordinamento la cancellazione significa cessazione dell’attività solo, appunto, se si smette per sempre di fare impresa.
“Lo dice la parola”: più facile di così!
Perciò, non trovate contraddittorio spostare la sede all’estero per continuare a produrre con meno burocrazia e pensare di aver cessato l’attività?

In conclusione: in queste scelte affidatevi ad un professionista qualificato.

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