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Tassa sui rifiuti speciali e calcolo della TARI

Tassa sui rifiuti speciali

La TARI si applica non solo ai rifiuti prodotti dalle utenze urbane, ma anche a quelli prodotti dalle partite IVA (imprese, negozi, professionisti). Queste attività producono rifiuti speciali che possono essere assimilati agli urbani (per qualità e quantità) oppure rifiuti speciali pericolosi, che non possono essere mai assimilati agli urbani e rifiuti speciali non pericolosi non assimilabili agli urbani. L’appartenenza dei rifiuti speciali ad una di queste categorie ovviamente impatta sul calcolo della TARI. Vediamo come.

 

Categorie di rifiuti speciali

Le attività produttive (uffici, negozi, imprese di produzione) sono soggette alla TARI soltanto per alcune tipologie di rifiuti prodotti.
Sono, innanzitutto, esclusi i rifiuti speciali pericolosi che devono essere smaltiti affidandosi ad imprese autorizzate.
I rifiuti speciali non pericolosi comprendono i rifiuti speciali assimilabili agli urbani e quelli non assimilabili agli urbani.
Il criterio per capire a quale categoria appartiene un determinato rifiuto è contenuto in una Delibera Interministeriale del lontano Luglio 1984.
La Delibera fornisce due criteri:

  • qualitativo
  • quantitativo.

Il rifiuto speciale delle attività produttive è assimilato al rifiuto urbano se ha le medesime qualità: es. la carta degli uffici ha la stessa caratteristica della carta domestica, i sacchetti di plastica hanno la stessa caratteristica di quelli utilizzati nelle case ecc. La Delibera contiene un elenco di tipologie di rifiuti speciali che sono assimilati a quelli urbani.
Ovviamente, i rifiuti speciali non pericolosi che non rientrano in quest’elenco, non sono assimilabili.

Occorre che il rifiuto speciale rispetti anche un secondo criterio: quantitativo. Significa che il rifiuto deve essere prodotto non oltre la quantità al m/q stabilita dal Regolamento comunale.
Perchè? È la quantità che può essere smaltita dagli impianti gestiti dal Comune.

 

Effetti sul calcolo della TARI

La natura del rifiuto speciale, assimilato o non assimilato al rifiuto urbano, produce conseguenze sul calcolo della TARI.

La TARI, infatti, si calcola moltiplicando l’area tassabile per una tariffa, fissa e variabile.

Le superfici produttive di rifiuti speciali assimilabili agli urbani sono incluse nel calcolo della TARI (ad. es. uffici, magazzini, mense, servizi igienici).

Invece, le aree produttive di rifiuti speciali non assimilabili agli urbani sono escluse dal calcolo della TARI (ad es. laboratori, officine di produzione, aree verniciatura, magazzini di materie prime o prodotti finiti funzionalmente ed esclusivamente collegati alle aree produttive).

Condizione per l’esclusione delle aree produttive di rifiuti speciali non assimilabili è che in esse tali rifiuti speciali vengano prodotti in maniera quantitativa e prevalente.

 

Situazioni particolari della tassa sui rifiuti speciali

Non sempre è possibile produrre rifiuti speciali non assimilabili agli urbani in via continuativa e prevalente.
Si crea, quindi, una situazione confusa: le aree sono soggette a TARI come quelle in cui si producono esclusivamente rifiuti speciali assimilabili agli urbani?
Il legislatore ha risolto il problema prevedendo che sia il Regolamento comunale che, in queste situazioni, applica una percentuale di riduzione delle aree tassate.

La TARI è un’imposta per molti aspetti sconosciuta sia ai contribuenti che ai funzionari dei Comuni. Il rischio corso molto frequentemente è che, soprattutto, le imprese produttive sopportino inconsapevolmente costi alti e sicuramente superiori agli importi dovuti.

Non sarebbe il primo caso che mi capita di seguire. Che peccato sostenere tutti quei costi, mi dicono i clienti che si sono rivolti ex ante al mio studio. Conoscere il costo effettivo che dovrebbe sostenere la tua attività e come modificare la denuncia già presentata per ottenere un risparmio futuro ed un rimborso sarebbe una buona prassi che porta parecchio vantaggio alla tua azienda.

 

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