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TARI e rifiuti speciali – Come si determina la superficie tassabile nelle aree produttive?

Rifiuti speciali non assimilabili a quelli urbani

Nel precedente articolo: “Esclusione da TARI dei rifiuti speciali delle aree produttive e dei magazzini” mi sono occupata della tipologia di rifiuti che si generano nelle aree destinate alla produzione industriale o artigianale.

In particolare, questi rifiuti sono denominati “speciali” e si suddividono in: pericolosi e non pericolosi.
I rifiuti speciali non pericolosi possono essere assimilati a quelli “urbani”, ossia che si producono nelle case di abitazione e, di conseguenza, sono smaltiti tramite il servizio comunale e il loro produttore è assoggettato alla tassa rifiuti, attualmente denominata TARI.
Se l’area produttiva genera solo rifiuti speciali non assimilabili agli urbani, il produttore non deve pagare la TARI su quest’area.
In questo articolo analizzerò la situazione in cui nell’area produttiva si generano sia rifiuti speciali non assimilabili che assimilabili agli urbani e quali sono gli effetti sulla TARI.

Sommario.

  1. Aree produttive di rifiuti speciali assimilabili e non assimilabili agli urbani

  2. Effetti sul calcolo della TARI

  3. Consigli pratici

 

1. Aree produttive di rifiuti speciali assimilabili e non assimilabili agli urbani

Negli stabilimenti industriali o nelle attività artigianali le aree produttive (es. montaggio, verniciatura, laboratori ecc.) si possono verificare situazioni in cui esse non possono essere escluse dalla TARI, a causa dell’obiettiva difficoltà di distinguere la parte di esse che genera rifiuti speciali non assimilabili a quelli urbani da quella produttiva di rifiuti speciali assimilabili agli urbani. Ad esempio è il caso in cui nella produzione vengano utilizzate materie prime o semilavorati che appartengono ad entrambe le tipologie di rifiuti.
Queste situazioni costituiscono un’ ”area grigia”, distinta dall’esclusione e dall’assoggettamento totale, e hanno richiesto una considerazione particolare da parte del Legislatore.
L’articolo 1, comma 682, della Legge 147/2013 prevede che il Regolamento comunale che disciplina la TARI, debba individuare le categorie di attività produttive di rifiuti speciali a cui applicare, nell’obiettiva difficoltà di delimitare le superfici ove tali rifiuti si formano, percentuali di riduzione rispetto all’intera superficie su cui l’attività viene svolta.
Perciò, in queste situazioni ibride la superficie imponibile TARI viene forfettizzata, andando ad eliminare “a monte” il problema.

 

2. Effetti sul calcolo della TARI

In applicazione dell’articolo 1, comma 682, della Legge 147/2013 i Regolamenti comunali sulla TARI, contengono, usualmente, una tabella in cui vengono elencate le attività produttive e le percentuali di abbattimento.
Esempio.
Un esempio di tabella di attività produttive e connessa percentuale di abbattimento è la seguente: 1) ambulatori medici e dentistici, laboratori di radiologia ed odontotecnici, laboratori di analisi → 65%  2) lavanderie a secco e tintorie non industriali → 75%, officine per riparazioni auto, moto e macchine agricole e gommisti → 55% ecc.
Perciò, in questi casi la superficie produttiva di rifiuti, che è la base imponibile su cui si conteggia la TARI, viene ridotta applicando la percentuale di abbattimento.
Esempio.
In un’officina per riparazioni auto di superficie mq 200 vengono utilizzati prodotti che generano sia rifiuti speciali non assimilabili che assimilabili a quelli urbani e, dunque, non si riescono a delimitare agevolmente le due superfici.
In questo caso la superficie imponibile TARI è calcolata: (200 X 55%)= mq 110 e su di essa andrà applicata l’aliquota TARI deliberata dal Comune.

 

3. Consigli pratici per il calcolo della TARI

L’analisi dell’articolo 1, comma 682, Legge 147/2013 porta una considerazione pratica estremamente importante.
La percentuale di abbattimento della superficie imponibile viene prevista nei Regolamenti comunali quando si è in una situazione di obiettiva difficoltà di delimitare le superfici ove i si formano rifiuti speciali non assimilabili e assimilabili agli urbani.
Peraltro, applicare la percentuale di riduzione è una soluzione meno conveniente per il contribuente dell’esclusione della superficie dalla TARI; quindi, occorre che nella valutazione, da fare sempre caso per caso e previo sopralluogo, si valuti se esiste questa obiettiva difficoltà di delimitare le superfici e se essa non possa essere risolta.
Infatti, è diversa la situazione dell’esempio proposto sopra da quella in cui l’obiettiva difficoltà è causata solo dal layout produttivo.
In altre parole, occorre valutare, con l’aiuto di un consulente, se la promiscuità nella produzione di rifiuti speciali assimilabili e non assimilabili agli urbani possa essere risolta con un’opportuna delimitazione delle superfici o con uno spostamento dei macchinari o se non possa, comunque, essere risolta, in quanto nell’area produttiva vengono utilizzati materie prime o semilavorati, i cui rifiuti appartengono alle due categorie di rifiuti speciali non assimilabili ed assimilabili.

 

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