Avvocato tributarista AnconaCalcolo della Tari per i rifiuti specialiTari

TARI e rifiuti speciali – Il Comune può rifiutare la denuncia di variazione delle superfici produttive di rifiuti speciali?

Calcolo Tari rifiuti promiscui

Aree produttive e TARI

Che cosa succede se vi è l’impossibilità di distinguere le aree ove si producono i rifiuti speciali assimilabili da quelle in cui si producono rifiuti speciali non assimilabili agli urbani?
Nelle utenze non domestiche le superfici adibite ad attività produttive possono generare in modo promiscuo sia rifiuti speciali non assimilabili che rifiuti speciali assimilabili a quelli urbani.
In questi casi, a causa dell’obiettiva difficoltà a separare nettamente le aree, non è possibile né una loro esclusione, né un loro inclusione totale nella base imponibile della TARI.

Queste fattispecie sono state oggetto di una particolare disciplina legislativa.

L’articolo 1, comma 682, della Legge 147/2013 stabilisce che il Regolamento comunale relativo alla TARI, debba elencare le tipologie di attività produttive di rifiuti speciali e le relative percentuali di riduzione delle superfici tassabili, che devono essere applicate in caso di obiettiva difficoltà di delimitare le superfici in cui si formano i rifiuti speciali non assimilabili agli urbani.

Dunque, nelle situazioni in cui si ha una produzione promiscua di rifiuti sulla medesima superficie, l’intervento del legislatore ha risolto il problema con un calcolo forfettario della superficie tassabile. Ovvero: se non si può distinguere l’area produttiva di rifiuti speciali assimilabili da quella di non assimilabili, la TARI viene calcolata a forfait.

 

Quali sono le conseguenze sul conteggio della TARI?

Come stabilisce l’articolo 1, comma 682, della Legge 147/2013 i Regolamenti comunali relativi alla TARI, contengono, al loro interno, una tabella che elenca le varie categorie di attività produttive con le relative percentuali di forfettizzazione delle superfici.

Ad esempio si possono trovare queste indicazioni: 1) autofficine→ 55% 2) supermercati 70% ecc.
Il metodo di calcolo della TARI consiste nel ridurre la superficie complessiva dell’area adibita ad attività produttiva (in questo esempio: l’officina), applicando la percentuale prevista per l’attività considerata e su di essa applicare l’aliquota TARI.

Esempio. In un’officina di riparazioni auto con superficie di mq 200 vengono generati sia rifiuti speciali non assimilabili che assimilabili a quelli urbani, rendendo oggettivamente impossibile distinguere le due superfici. Applicando la percentuale di riduzione della base imponibile, pari, appunto, al 55%, si avrà il seguente risultato: (200 x 55%)= mq 110 e su tale superficie si applicherà  l’aliquota TARI deliberata dal Comune.

 

Spunti operativi per il calcolo della TARI

Situazioni in cui è oggettivamente impossibile distinguere le aree produttive di rifiuti speciali assimilabili e non assimilabili agli urbani portano una conseguenza pratica molto pesante, in termini di carico fiscale.
Infatti, l’applicazione della percentuale di riduzione è meno conveniente per le aziende della esclusione complessiva dall’area dalla TARI. Una soluzione più appagante per il contribuente e che corrisponde maggiormente al principio “chi inquina paga” è la valutazione, dopo un sopralluogo, se si possa ovviare alla situazione di obiettiva difficoltà di distinguere le superfici.

In alcune fattispecie, ad esempio, l’oggettiva difficoltà può essere superata modificando il layout produttivo, ossia delimitando le superfici o distribuendo in modo differente i macchinari.
In questi casi, dopo essere intervenuti per migliorare la ripartizione delle aree produttive di rifiuti speciali non assimilabili agli urbani dalle altre, si presenta una denuncia di variazione, in cui si espone la minore superficie tassabile, allegando anche una planimetria, i FIR e i MUD.
Poichè l’effetto della denuncia di variazione è una riduzione della TARI incassata dal Comune, quest’ultimo potrebbe non accettare la denuncia.

 

Come ci si comporta?

Intanto, il Comune non può rifiutare di ricevere una denuncia di variazione e deve attenersi ai dati dichiarati nel calcolo della TARI dovuta. Infatti, la denuncia di variazione è una dichiarazione di scienza e, come tale, può essere sempre modificata quando il contribuente viene a conoscenza di elementi che portano ad una modifica della superficie tassabile.
Da un punto di vista pratico, se si presenta la denuncia all’ufficio protocollo del Comune, si deve insistere affinchè la accettino.

Questo problema viene evitato alla radice con una spedizione a mezzo posta, con raccomandata A.R. oppure a mezzo PEC.

Il Comune, se ritiene non corretta la quantificazione della superficie soggetta a TARI, deve fare un sopralluogo, a cui, eventualmente, far seguire la notifica di un avviso di accertamento.

 

 

Articoli correlati:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *