Inerenza delle spese di sponsorizzazioneSpese di pubblicitàSponsorizzazioni sportive

Sponsorizzazioni: necessario dimostrare il ritorno d’immagine

Obiter dictum - Spese per le sponsorizzazioni

La Cassazione è tornata a pronunciarsi sulla deducibilità delle sponsorizzazioni alle associazioni sportive dilettantistiche. La sentenza è la n. 6014 del 4.03.2020.
Il decisum mi lascia perplessa. Finora l’orientamento della Cassazione sulle sponsorizzazioni sportive a favore di associazioni sportive dilettantistiche le riteneva deducibili fino a 200.000 €. A partire dall’ordinanza 8981/2017 la Suprema Corte ha deciso che la presunzione introdotta dall’articolo 90, comma 8, L. 289/2002 è di tipo assoluto. Ossia, una volta dimostrate le condizioni stabilite dall’articolo 90, comma 8, L. 289/2002, non è possibile contestare la natura di spesa di pubblicità delle sponsorizzazioni. Successive pronunce hanno anche ritenuto che la presunzione assoluta riguardi anche l’inerenza della spesa di pubblicità all’attività d’impresa.
La sentenza 6014/2020 su un avviso di accertamento notificato dall’Agenzia delle Entrate relativo al periodo d’imposta 2009 segna un ritorno al passato. Infatti, rende inefficace la presunzione assoluta. Vediamo insieme di cosa si tratta.

 

Spese di sponsorizzazione – Inerenza

Ho scritto diversi post sulle sponsorizzazioni. In “Inerenza delle spese di sponsorizzazione – Il chiarimento dell’ordinanza n.8981 del 6.04.2017 della Cassazione” esponevo che la pronuncia della Suprema Corte non era innovativa, ma confermava il contenuto delle circolari ministeriali, degli interpreti più accreditati e delle sentenze dei giudici di merito.

La condizioni elencate dall’articolo 90, comma 8, L. 289/02 per ottenere la deducibilità delle sponsorizzazioni sportive sono:

  1. lo sponsee dev’essere un’associazione sportiva dilettantistica;
  2. la sponsorizzazione non deve superare  € 200.000 per ogni periodo d’imposta;
  3. la sponsorizzazione deve avere il fine di promuovere l’immagine ed i prodotti dello sponsor;
  4. lo sponsee deve promuovere effettivamente l’immagine ed i prodotti dello sponsor.

L’ordinanza 8981/2017 sottolineava l’irrilevanza dell’antieconomicità della spesa, cioè della sproporzione tra l’importo della sponsorizzazione e il fatturato o l’utile di esercizio dello sponsor.

L’articolo 90, comma 8° presume l’inerenza e, perciò, la deducibilità delle spese di sponsorizzazione a favore delle associazioni sportive dilettantistiche.

Dunque, la norma conclude che, al verificarsi delle condizioni richieste, la sponsorizzazione è spesa pubblicitaria, è inerente e, perciò, deducibile dal reddito d’impresa.

L’Agenzia delle Entrate non può contestare questa conclusione.

 

Spese di sponsorizzazione: deducibilità

Nel post “Spese di sponsorizzazione sportiva: deducibilità” ho analizzato le pronunce della Cassazione del 2018 sulle sponsorizzazioni sportive.

L’ordinanza 450/2018 conferma l’orientamento della 8981/2017.
Inoltre, ha escluso che l’Agenzia delle Entrate possa effettuare valutazioni sull’utilità (anche solo potenziale o indiretta) della sponsorizzazione.
In parole semplici, l’Agenzia delle Entrate non può negare la deducibilità della sponsorizzazione perchè essa non ha prodotto un incremento di fatturato.

Infine, l’Agenzia delle Entrate non può contestare la congruità delle sponsorizzazioni.
Ossia, non può contestare l’inerenza delle sponsorizzazioni perchè le ritiene eccessive rispetto al fatturato o, peggio, all’utile di esercizio.

L’ordinanza 450/2018 sottolinea che l’inerenza delle spese di sponsorizzazione è di carattere qualitativo e non quantitativo.

Questi aspetti sono di estremo interesse quando si tratta di presentare ricorso tributario.

Nel post “Spese di sponsorizzazione sportiva: deducibilità” riferisco di una successiva ordinanza: la n. 3170  del 09/02/2018.

 

Nesso tra spese di sponsorizzazioni e vantaggio per l’impresa

La Cassazione dettaglia le sue considerazioni sulla causalità diretta tra spesa di sponsorizzazione e vantaggio per l’impresa.
L’ordinanza 3170/2018 non solo ritiene che l’incremento di fatturato non sia scontato, ma afferma che tale rapporto di causalità diretta tra spesa di sponsorizzazione e vantaggio per l’impresa non è richiesto da nessuna norma giuridica.

Anche questa pronuncia è un valido aiuto per l’avvocato tributarista che prepara un ricorso contro l’avviso di accertamento.

Rispetto a queste aperture la sentenza 6014/2020 esprime una posizione di chiusura.

La Cassazione ritiene che la deduzione dei costi di sponsorizzazione fino a € 200.000 non comporta l’automatica deduzione delle sponsorizzazioni, né esime dalla verifica dell’effettività delle pattuizioni e dal riscontro in termini di immagine e fatturato.

 

La condizione: effettuare le sponsorizzazioni

È evidente che la deducibilità delle sponsorizzazioni è condizionata alla prova di aver effettivamente concluso un contratto in cui le parti si obbligano una (lo sponsee) a esporre il marchio o i prodotti dello sponsor in occasione di eventi sportivi e l’altra (lo sponsor) a pagare un corrispettivo.

A mio avviso, più importante del contratto, che potrebbe essere concluso anche verbalmente o per fatti concludenti, è l’effettuazione della sponsorizzazione.
Questa condizione non è una novità, ma non è nient’altro che la condizione fissata dall’articolo 90, comma 8, L. 289/02.

La parte della motivazione che contrasta non solo con i precedenti orientamenti consolidati della Cassazione, ma anche con la norma, è la richiesta di dimostrare il ritorno in termini di immagine e di fatturato.

Quindi presunzione assoluta addio?
L’affermazione “riscontro in termini di immagine” mi lascia perplessa.
Quest’affermazione è la conseguenza di una distinzione, fatta nella sentenza e che trovo bizzarra, tra sponsorizzazioni spesa di rappresentanza e sponsorizzazioni spesa di pubblicità.
Le prime prescinderebbero da un ricavo diretto e sarebbero previste dall’articolo 90, comma 8, L. 289/2002, le seconde no.

Le incongruenze della sentenza.

La sponsorizzazione è un tipo di spesa pubblicitaria e non è una spesa di rappresentanza.
Obiettivo della sponsorizzazione è la diffusione del marchio o del prodotto dello sponsor per cercare di incrementarne il fatturato.
La spesa di rappresentanza ha natura del tutto diversa. Scopo della spesa di rappresentanza è fornire un’immagine di floridezza dell’impresa.
La spesa di rappresentanza si sostiene, appunto, per motivi di rappresentanza.

Mi auguro che la sentenza 6014/2020 sia un obiter dictum, dovuto magari al fatto che il giudice relatore non si occupa di diritto tributario.

 

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