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Spese di pubblicità: quando sono deducibili?

Spese pubblicità - Deducibilità

La sentenza n. 28578/2017 della Cassazione si è occupata dell’inerenza delle spese di pubblicità. La situazione concreta si riferiva ad una holding che aveva contabilizzato e, quindi, dedotto, le spese per la pubblicità di prodotti realizzati da quest’ultima. Le spese di pubblicità erano state sostenute dalle società controllate (distributrici dei prodotti) e, successivamente, addebitate alla controllante. Oltre ad aver ritenuto l’inerenza, la Suprema Corte ha escluso che scelte di questo tipo siano sindacabili dall’Agenzia delle Entrate, essendo riservate all’imprenditore.

 

Quali sono i requisiti per dedurre le spese di pubblicità?

Per poter dedurre le spese di pubblicità non basta che siano contabilizzate con questo nome.
Occorre che si verifichi una condizione sostanziale: l’inerenza del costo all’attività d’impresa.
In particolare, l’inerenza delle spese di pubblicità va valutata in relazione all’attività risultante dall’oggetto sociale dell’impresa.

 

Il caso deciso dalla sentenza n. 28578/17

Un gruppo societario aveva deciso di intraprendere un’azione pubblicitaria con inserzioni sulla stampa specializzata. Per ragioni che non emergono dal testo della sentenza, la spesa di pubblicità era stata sostenuta dalle due società controllate, distributrici del prodotto sul territorio Italiano e riaddebitate alla società controllante, produttrice.

La sentenza della Commissione tributaria centrale di Milano aveva ravvisato che l’interesse a sostenere la spesa di pubblicità era essenzialmente delle società distributrici, poichè ottenevano un vantaggio immediato in termini di incremento delle vendite.

Questo vantaggio era stato escluso per la società controllante, che ne ricavava un vantaggio indiretto, essendo la produttrice. Affinché la spesa di pubblicità fosse inerente, secondo la Commissione Tributaria centrale, la campagna pubblicitaria avrebbe dovuto essere stata organizzata direttamente dalla controllante.

La sentenza aveva evidentemente “preso un granchio”, in quanto non vi è alcuna sentenza che abbia mai deciso con una tale motivazione.

La società controllante ha presentato ricorso per Cassazione ed ha ottenuto ragione.

Affinché la spesa di pubblicità sia inerente e, perciò deducibile, non rileva chi la organizza.

La Cassazione ha sottolineato che l’inerenza della spesa di pubblicità sussiste qualora il componente negativo sia afferente all’attività d’impresa. È afferente se funzionale alla produzione di ricavi.

Questa condizione era stata verificata dalla sentenza della Commissione Tributaria Centrale, che aveva ravvisato che la spesa di pubblicità mirasse ad incrementare i ricavi. Quindi, il vantaggio che era derivato alla società produttrice prescindeva da quello realizzato dalle società distributrici.

Del tutto ininfluente sulla valutazione dell’inerenza della spesa è stato ritenuto il fatto che la spesa fosse stata sostenuta dalle società controllate e, solo in seguito, riaddebitata alla società controllante.

Infatti, questa scelta non può essere censurata dall’Agenzia delle Entrate, essendo riservata alle scelte gestionali dell’impresa.

 

Spese di pubblicità – L’importanza dell’aspetto fiscale

Nell’organizzare una campagna pubblicitaria, l’aspetto fiscale va curato con attenzione, per evitare contestazioni o essere pronti ad esporre le proprie ragioni, che devono essere economiche e non di mero risparmio fiscale.

Il mio studio è disponibile per questo tipo di assistenza.

 

 

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