Contenzioso tributario

Ricorso tributario – Quali sono i termini per la presentazione?

Ricorso tributario - Atto processuale

Nei precedenti post sul contenzioso tributario:

  1. Ricorso tributario: quanto costa?”;
  2. Ricorso tributario – Costi dell’avvocato tributarista”;
  3. Costi del Ricorso tributario – Il principio della soccombenza

mi sono occupata dei costi del ricorso. In particolare, ho evidenziato i costi vivi del ricorso tributario: contributo unificato tributario, diritti di copia e spese postali, che vengono sensibilmente ridotti con il ricorso tributario telematico. Ho spiegato come si determina il compenso dell’avvocato tributarista e che chi perde la causa, per il principio della soccombenza, è condannato dal giudice al pagamento delle spese legali alla controparte.

Oggi tratterò dei termini per presentare il ricorso tributario.

 

Sommario.

  1. Entro quanti giorni devo presentare ricorso tributario? Cosa succede se i termini non vengono rispettati?

  2. I termini per presentare ricorso tributario possono essere sospesi? Quando?

  3. Approfondimento sul cumulo tra la sospensione feriale dei termini e l’accertamento con adesione.

  4. Sospensione dei termini per costituirsi in giudizio.

 

1. Entro quanti giorni devo presentare ricorso tributario? Cosa succede se i termini non vengono rispettati?

Quando si riceve una cartella di pagamento da parte di Equitalia o un avviso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate e si ritiene che contengano degli errori, la prima cosa da fare è segnarsi in calendario il termine entro cui va presentato il ricorso.

Il ricorso tributario va presentato entro sessanta giorni dalla notifica dell’atto: nel caso di notifica a mezzo posta, la notifica avviene mediante consegna dell’atto a mani proprie del destinatario o di persona di famiglia (tralascio, per semplicità, tutta la casistica). La notifica a mezzo PEC (attualmente solo per le cartelle di pagamento) si considera effettuata nella data ed ora indicate nella ricevuta di consegna.

Altra utile indicazione per i “non addetti ai lavori”: 60 giorni non corrispondono a due mesi.

I termini per la presentazione del ricorso tributario vengono definiti perentori, cioè devono essere assolutamente rispettati affinchè il ricorso produca effetti. Perciò, non si possono considerare rispettati nemmeno nel caso di presentazione del ricorso il 61° giorno successivo alla notifica.

In caso di tardiva presentazione, infatti, il ricorso tributario è inammissibile e, perciò, l’atto impugnato diventa definitivo e non è più contestabile.

Ad esempio, se viene impugnato tardivamente un avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle Entrate e qualche tempo dopo viene comunicata da Equitalia la presa in carico della posizione creditoria, non è possibile impugnare tale comunicazione facendo valere gli errori dell’avviso di accertamento.

 

2. I termini per presentare ricorso tributario possono essere sospesi? Quando?

I termini per presentare ricorso possono essere sospesi nei seguenti casi previsti dalla legge:

  • procedura di accertamento con adesione;
  • sospensione feriale dei termini di impugnazione.

 

Accertamento con adesione

L’accertamento con adesione è una fase stragiudiziale che ha come obiettivo quello di evitare il ricorso tributario concludendo un accordo tra l’ente che ha emesso l’atto e il contribuente.
Questa procedura viene seguita nelle situazioni in cui il torto e la ragione appartengono ad entrambe le parti e, perciò, documentando le proprie posizioni, il contribuente propone un accordo all’Agenzia delle Entrate o ad Equitalia.
Se viene trovato un accordo, si sottoscrive un verbale di adesione con cui vengono rideterminate le imposte dovute e le sanzioni, calcolate sulle imposte ricalcolate per effetto dell’accordo, sono ridotte ad 1/3.

Per consentire il contraddittorio, i termini per presentare ricorso tributario vengono sospesi per 90 giorni; in sostanza, i termini per impugnare, in caso di mancato accordo, diventano 150 giorni, sempre decorrenti dalla notifica.

Esempio.
Il 2 Ottobre 20XX viene notificato un avviso di accertamento e il 10 Ottobre 20XX viene presentata l’istanza di accertamento con adesione; dal 2.10. 20XX i termini per presentare ricorso (150 gg.), in caso di mancato accordo, scadono il 2.03. dell’anno 20X+1 successivo. Se il 10.02. dell’anno 20X+1 viene firmato un verbale di mancata adesione, ci sono ancora 20 giorni per notificare il ricorso tributario.

 

Sospensione feriale dei termini

Tutti i termini processuali (perciò: notifica, costituzione in giudizio, deposito atti successivi al ricorso tributario) sono sospesi dal primo al 31 di Agosto e riprendono a decorrere dal primo di Settembre.

Esempio.

Avviso di accertamento notificato il 3.07.: i 60 giorni scadono il 2.10.

Attenzione! i termini per la riscossione non vengono sospesi; perciò, occorre valutare bene se convenga presentare il ricorso in Luglio o Agosto per chiedere, ad es.,  la sospensione della cartella di pagamento.

 

Avviso di accertamento Equitalia

 

3. Approfondimento sul cumulo tra la sospensione feriale dei termini e l’accertamento con adesione

Se viene notificato un avviso di accertamento, ad esempio, nel mese di Giugno, i termini per impugnare, oltre che essere sospesi nel mese di Agosto per la sospensione feriale, possono esserlo anche per l’instaurazione dell’accertamento con adesione?

Questo effetto viene detto cumulo della sospensione feriale con l’accertamento con adesione ed è stato ribadito dal D. L. 193/16.

Prima di questo intervento normativo, il cumulo, riconosciuto dalla prassi dell’Agenzia delle Entrate (R.M. 159/1999 e C.M. 65/2001) e pacificamente applicato dai difensori, era stato negato dalla sentenza della Corte di cassazione n. 11632 del 2015, che aveva destato molte perplessità e preoccupazioni.

L’articolo 7-quater, comma 18°, del d. L. 193/2016, convertito nella L. 225/2016 ha riconosciuto che i termini di sospensione relativi alla procedura di  accertamento con adesione si intendono cumulabili con il periodo di sospensione feriale dell’attività giurisdizionale.

 

4. Sospensione dei termini per costituirsi in giudizio

Oltre alla sospensione feriale dei termini processuali, la costituzione in giudizio viene sospesa anche in un’ altra ipotesi: il ricorso tributario nei confronti di un atto di valore inferiore ad € 20.000.

 

Ricorso per liti di valore inferiore ad € 20.000

Occorre premettere che quando si fa riferimento al valore della lite si intende l’importo delle imposte accertate oppure, se si tratta di un atto di irrogazione sanzioni, dell’importo delle sanzioni.

Esempi.

In un avviso di accertamento per IRES, IRAP ed IVA, il valore della lite è pari alla somma di queste tre imposte accertate, senza considerare gli interessi e le sanzioni irrogate.

Solo nell’atto di irrogazione sanzioni, avendo ad oggetto, appunto, solo sanzioni, il valore della lite coincide con esse.

Se viene notificato un atto (cartella di pagamento, avviso di accertamento) di valore inferiore a € 20.000, il ricorso tributario produce anche gli effetti del reclamo e può contenere una proposta di mediazione. Per consentire che vi sia un contraddittorio tra il ricorrente e l’ente che ha emesso l’atto impugnato i termini per la costituzione in giudizio sono sospesi per novanta giorni dalla notifica del ricorso.

Questo post sottolinea l’aspetto più importante e spesso più trascurato da chi intende presentare ricorso tributario: i termini. Anche in questo settore il tempo perso non può essere recuperato; perciò, se avete ricevuto una cartella di pagamento o un avviso di accertamento e siete arrabbiati o, peggio, imbufaliti, sappiate che non basta per farlo annullare!

Segnatevi sul calendario i termini di scadenza del ricorso e contattare quanto prima un avvocato tributarista: ridursi ad una settimana prima dalla scadenza, con la convinzione che “tanto l’avvocato è bravo” non aiuta.

 

 

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2 pensieri su “Ricorso tributario – Quali sono i termini per la presentazione?

  1. Buonasera avvocato,mi sono da poco laureato in Giurisprudenza con tesi sperimentale sul ‘ Reverse Charge ‘. Mi affascina il diritto tributario ma non sono interessato alla professione forense,non amando il contenzioso. Ho letto sul suo sito la parte relativa alla consulenza tributaria.Vorrei chiederle quali concrete opportunità lavorative avrei approfondendo la materia e,se ce ne sono, quali corsi/master frequentare.La ringrazio per l’attenzione dedicatami.
    Cordialmente ,
    Giulio

    1. Buonasera Giulio,
      parto dalla seconda parte della tua domanda.
      Per approfondire il diritto tributario puoi frequentare un master in diritto tributario a tempo pieno. Io, all’epoca, frequentai quello dell’IPSOA, ma sono validi anche i master organizzati dal Sole 24 ore e dalla LUISS.
      Considera anche che un buon avvocato tributarista deve essere affascinato dal diritto tributario, altrimenti non può svolgere bene il suo lavoro, perchè ti chiede tantissimo impegno e tante rinunce, perchè occorre aggiornamento continuo, curiosità e determinazione.
      La prima parte della tua domanda è più difficile, perchè tu dici di non amare il contenzioso.
      Intanto, se mi posso permettere, una nota di metodo: hai degli elementi per non amare il contenzioso tributario? Non è come quello civile…
      Perciò, dal punto di vista del metodo, devi chiederti se questa sia una posizione di comodo oppure no; scusa se ti parlo con franchezza, ma non si può scartare una parte così rilevante della professione, senza avere chiare le ragioni e senza che queste ragioni siano più che plausibili.
      Questo perchè nella professione ti troverai ad affrontare tanti aspetti che non ti piacciono o che pensi non ti piacciano, ma è solo affrontandoli e superandoli che maturerai come persona e, perciò, come avvocato.
      Entrando nel merito, se vuoi fare solo consulenza, puoi provare a rivolgerti a delle società di consulenza (ad es. Accenture, KPMG) o grossi studi legali a Milano o Roma che hanno al loro interno delle strutture dedicate solo alla consulenza.
      Tuttavia, non è detto che tu faccia carriera al loro interno (solo un numero esiguo emerge) o che ti trovi bene; inoltre, devi considerare di trasferirti definitivamente in una grande città con i pro ed i contro che questo comporta.
      Però, qui ritorna l’osservazione fatta prima e che ora esprimo meglio: per scegliere una parte (consulenza) devi avere dimestichezza con il tutto (consulenza e contenzioso).
      Soprattutto, perchè già essere avvocato tributarista “puro” significa rivolgersi ad una nicchia di mercato, con lo svantaggio di non essere appetibile per il civile, ad es.;
      se, poi, fai solo consulenza, l’attività potrebbe non essere remunerativa (questo, naturalmente, se vuoi “metterti in proprio” dopo aver acquisito esperienza presso altri)
      Io, ad esempio, pur essendo molto più stimolata dalla consulenza fiscale, dedico il 99,99% al contenzioso.
      Spero di esserti stata utile.
      Buona vita,
      Lucia

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