Contenzioso tributario

Ricorso tributario: quanto costa?

Quanto costa un ricorso tributario

Il costo di un ricorso tributario è uno dei fattori di scelta nell’accettare o meno la pretesa dell’ente impositore.

Per il contribuente la scelta di presentare un ricorso tributario è una decisione impegnativa per svariati motivi.
Occorre avere la pazienza di attendere all’incirca due anni (questo è il tempo medio in base alla mia esperienza professionale) per arrivare alla sentenza della Commissione Tributaria provinciale (che è giudice di primo grado).

Chi ha già avuto l’esperienza di un giudizio civile non può farsene forte per immaginare come si svolgerà il processo tributario, essendo le due procedure diverse, e, perciò, deve affidarsi al proprio difensore.

Ho lasciato volutamente per ultima la questione del costo, anche se per alcuni è quella principale e preponderante, perchè credo che assegnarle sempre il primo posto non sia corretto.

L’esperienza professionale, che è una commistione tra studio, sapere giuridico e rapporto con le persone, mi ha insegnato che i tre fattori che ho elencato non si possono pesare con precisione come in un’analisi medica.

Alcuni esempi chiariranno quello che voglio dire.

Ricordo un’impresa che rinunciò ad un ricorso tributario in appello nei confronti di una sentenza sbagliata, resa in primo grado in un argomento in cui c’erano tutte le possibilità di vittoria, avendo io già ottenuto una pronuncia favorevole dalla Corte di cassazione, perchè non voleva aspettare. Qui non era affatto in discussione il costo del ricorso, peraltro, esiguo rispetto all’importo in causa, ma il tempo necessario per avere ragione che non corrispondeva alla visione dell’imprenditore.

La scorsa settimana un altro cliente mi ha assicurato più volte che ci sarebbero state delle persone disposte a venire a testimoniare in corso di causa: deve essersi sentito abbastanza spaesato quando gli ho risposto che nelle cause tributarie non è ammessa la prova testimoniale…

Perciò, il contribuente si avventura in una terra incognita, dove i vecchi punti di riferimento sono inutili.

Ovviamente, sono io la prima a consigliare a chi ha cause di importo esiguo di rinunciare al ricorso tributario e di pagare in unica soluzione o ratealmente, a meno che si tratti di questioni che, se rinunciate, provocano “effetti domino” su annualità successive o situazioni collegate.

Esempi.

  • Cartella di pagamento

Viene notificata cartella di pagamento di poche centinaia di Euro perchè il Fisco ritiene sia stato commesso un errore nel riporto di un credito IRPEF dalla dichiarazione dei redditi del periodo d’imposta precedente.
È evidente che la pretesa del Fisco proseguirà anche per il  periodo d’imposta successivo e così via e, perciò, da poche centinaia di Euro  diventerà un importo di qualche migliaia.
In questo caso il ricorso tributario dà l’opportunità di bloccare l’”effetto domino” e, perciò, la valutazione che va fatta non è appena sui pochi spiccioli chiesti sulla cartella, ma sulle migliaia di Euro che si eviteranno di pagare.

  • Avviso di accertamento notificato ad una società di persone

Immaginiamo un ricorso notificato ad una Snc, che non abbia optato per l’IRI e in cui l’ IRPEF viene assolta dai soci in base alle quote di partecipazione agli utili.
Può la Snc rinunciare al ricorso tributario solo valutando che l’IVA e l’IRAP richieste ad essa ammontano a € 2.000, senza considerare che il maggiore imponibile IRPEF accertato viene diviso tra i soci?

Ricorso tributario – Parametri per stimare il costo

Fatta questa doverosa premessa, ne deduciamo chiaramente che il rapporto costi/benefici esiste anche nella decisione di opporsi alla pretesa del Fisco con un ricorso tributario. Ma esistono dei parametri che stimare sia i costi vivi che il compenso richiesto dall’avvocato tributarista? E quali sono i parametri per stimare il costo di un ricorso tributario?
Ai costi appartengono:

  • i costi vivi (contributo unificato, diritti di copia e spese postali);
  • il compenso del difensore.

 

Costi vivi del ricorso tributarioQuali sono i costi vivi di un ricorso tributario?

I costi vivi di un ricorso tributario sono

  • il contributo unificato tributario;
  • i diritti di copia;
  • le spese postali.

 

  • Contributo unificato tributario

È stato introdotto nel processo tributario nel 2011 e va a coprire le spese di gestione della causa sostenute dalla Commissione Tributaria (cd. “spese di giustizia”).
Il contributo unificato tributario viene calcolato in base a scaglioni del valore della lite, ossia con la somma delle imposte accertate oppure delle sanzioni, nel caso in cui l’atto impugnato riguardi solo queste ultime.

Fino a € 2.582,28 € 30,00
Da € 2.582,28 e fino a € 5.000,00 € 60,00
Da € 5.000,00 e fino a € 25.000,00 € 120,00
Da € 25.000,00  e fino a € 75.000,00 € 250,00
Da € 75.000,00 e fino a € 200.000,00 € 500,00
Superiore a € 200.000,00 € 1.500,00

 

  • Diritti di copia

Sono le marche che si utilizzano per chiedere la copia semplice o autentica di una sentenza o di un atto o documento contenuto nel fascicolo di parte e variano in base al numero di pagine della sentenza che si richiede.

Copia semplice

Numero di pagine Diritto di copia forfettizzato
da 1 a 4 1,50 euro
da 5 a 10 3 euro
da 11 a 20 6 euro
da 21 a 50 12 euro
da 51 a 100 25 euro
oltre le 100 25 euro + 15 euro per ogni ulteriore blocco da 100 pagine o frazione di 100

 

Copia autentica (vedi colonna “Totale”)

Numero di pagine Diritto di copia forfettizzato Diritto di copia autentica Totale
da 1 a 4 1,50 euro 9 euro 10,50 euro
da 5 a 10 3 euro 9 euro 12 euro
da 11 a 20 6 euro 9 euro 15 euro
da 21 a 50 12 euro 9 euro 21 euro
da 51 a 100 25 euro 9 euro 34 euro
oltre le 100 25 euro + 15 euro per ogni ulteriore blocco da 100 pagine o frazione di 100 9 euro 34 euro + 15 euro per ogni ulteriore blocco da 100 pagine o frazione di 100

Normalmente i diritti di copia semplice non superano € 3 e quelli di copia autentica € 12.

Alcune Commissioni Tributarie provinciali (ad es. Bologna e Pesaro) richiedono la marca anche per il ritiro dei documenti allegati agli atti di causa.

Il diritto di copia si riduce se viene chiesta la copia in formato elettronico (ossia pdf) con spedizione a mezzo e-mail. Tuttavia, questa possibilità è esclusa per le copie autentiche delle sentenze, che vengono rilasciate solo in formato cartaceo e occorre considerare che alcune commissioni (ad es. la provinciale di Milano) rilasciano anche la copia semplice della sentenza solo in formato cartaceo.

Dimensione del file in KB Importo
Fino a 40 € 1,00
41 – 100 € 2,00
101 – 200 € 4,00
201 – 500 € 8,00
501 – 1000 € 15,00
Oltre 1000 € 15,00 più € 6,00 ogni ulteriori 4.928 kilobyte o frazione di 4928 sino ad un massimo di euro € 500

Normalmente la richiesta di copia semplice in formato pdf costa € 1.

 

  • Spese postali

Sono le spese per la notifica del ricorso a mezzo plico raccomandato e per la costituzione in giudizio e deposito documenti a mezzo plico raccomandato, oltre a quelle necessarie per la richiesta di documenti e sentenza alla Commissione tributaria per l’invio della busta preaffrancata e precompilata con l’indirizzo del difensore.

Queste spese vengono sostenute nel caso in cui l’Agenzia delle Entrate e la Commissione Tributaria competente per territorio siano ubicate in Comuni distanti da quello del difensore (ad es. fuori provincia o fuori Regione).

 

Cosa cambia con il processo tributario telematico?

Il processo tributario telematico riduce le spese postali, necessarie solo per le richieste di copia sentenza.
Infatti, la notifica del ricorso tributario avviene a mezzo PEC e la costituzione in giudizio tramite il portale della giustizia tributaria, depositando i file in formato pdf/A- 1/A, firmati digitalmente dal difensore.
Pertanto, rimangono il contributo unificato e le marche per i diritti di copia.

 

Con questo primo approfondimento avete i criteri per poter valutare a quanto ammontano i costi fissi di un ricorso tributario, se predisposto con la modalità cartacea, e del risparmio in caso di ricorso tributario telematico (attualmente vigente per alcune Regioni italiane e destinato a coprire l’intero territorio nazionale entro il 15.07.2017).

Quando contattate un avvocato tributarista appurate se nella vostra Regione è già vigente il processo tributario telematico e se l’avvocato si è abilitato ed ha esperienza in merito.

Io ne ho già all’attivo due: uno in Emilia Romagna ed uno in Piemonte.
Nel prossimo post mi occuperò di: compenso del difensore, chi paga in caso di soccombenza e l’applicazione del risarcimento del danno da lite temeraria nel processo tributario.

 

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6 pensieri su “Ricorso tributario: quanto costa?

  1. Le considerazioni fatte e le informazioni fornite sono abbastanza complete; desidero però un chiarimento: in caso di ricorso per cifre contenute (con difesa personale), in caso di soccombenza parziale o totale, vengono abbebitate al ricorrente anche spese generali (e in quale misura) e quelle per la difesa dell’avversario?
    Cordiali saluti
    pppa

    1. Mi scuso per il ritardo nella risposta. Anche in caso di difesa in proprio da parte del contribuente, in caso di soccombenza si è condannati alle spese legali sostenute da controparte, nella misura indicata nella sentenza (quindi anche le spese generali, cioè quelle forfettarie).

  2. Buongiorno, ho ricevuto un accertamento per mancato pagamento imu di un box e un altro accertamento per ritardo di un giorno sul pagamento TARi. La notifica mi è arrivata oltre i 5 previsti dalla legge per la prescrizione. Come devo muovermi per fare ricorso? Grazie per il vostro aiuto

    1. Buongiorno Sarah, la data che conta per rispettare i termini di decadenza per la notifica dell’avviso di accertamento è la data di spedizione. Riesce a dimostrare che la spedizione degli avvisi di accertamento è avvenuta fuori termine?

  3. Saluti, complimenti per l’articolo, vorrei un suo parere.
    Mia zia avevo una piccola bottega in affitto, da Agosto 2018 ai primi 3 mesi del 2019, la Tari la pagava il conduttore.
    Alla risoluzione del contratto, abbiamo fatto comunicazione di disdetta dell’affitto all’Agenzia dell’Entrate.
    Non sapevamo che comunicando al comune che il locale era sfitto, privo di mobilio e senza utenze attive si otteneva l’esenzione della Tari perché il locale non produceva rifiuti.
    Il primo mese del 2019, il comune ha emesso un avviso di pagamento della Tari per i mesi antecedenti all’inizio dell’affitto, da Gennaio a Luglio 2018, che mia zia ha pagato nel Febbraio 2019.
    Nel Maggio 2019 abbiamo fatto richiesta al comune dell’esenzione della Tari che è stata accettata.
    Ad Aprile 2021 è arrivato un altro avviso di pagamento della Tari relativo all’anno 2015 e chiamando il comune mi hanno detto che arriveranno anche gli anni, 2016 e 2017.
    Secondo lei, se faccio ricorso da solo, senza avvocato, chiedendo l’annullamento dell’avviso perché il locale non ha prodotto rifiuti essendo sfitto, ho possibilità di vincere?
    Le spese sostenute dal comune, sarebbero a mio carico in caso di perdita?
    La ringrazio in anticipo.

    1. Buongiorno Erminio,
      la possibilità che lei ha di stare in giudizio senza avvocato dipende dalle imposte accertate: se superano i 3.000 € non può.
      Oltre a ciò, si tratta di un’imposta estremamente tecnica e, una volta incardinato male il ricorso, non ci può essere rimedio.
      In caso di perdita le spese legali sarebbero a carico suo.
      Cordiali saluti,

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