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Ricorso tributario: novità sulla notifica via pec dopo le 21

Ricorso tributario notifica via pec

La notifica del ricorso tributario è il momento più importante del processo. Infatti, se è tardiva, il ricorso viene dichiarato inammissibile. Cioè, l’attività del difensore è stata inutile ed il diritto del contribuente non avrà chance di essere tutelato. Il processo tributario telematico inizia con la notifica del ricorso via pec. La tecnologia consente di ampliare i termini a disposizione del ricorrente. Infatti, la tecnologia permette di effettuare una notifica a qualsiasi orario, non essendo vincolata ad orari di ufficio.
L’articolo 147 del Codice di procedura civile stabiliva che per il notificante le notifiche effettuate dopo le ore 21 si intendessero automaticamente effettuate alle 7 del giorno successivo.
Questa norma è stata recentemente dichiarata incostituzionale dalla sentenza n. 75 del 2019.
Si applica anche al processo tributario telematico?

 

Quali sono i termini per impugnare un atto tributario? Quali sono le conseguenze del ritardo nella notifica del ricorso?

Come ho più dettagliatamente spiegato nel mio post “Ricorso tributario – Novità 2018 nei termini per la presentazione” la prima pietra nell’edificio del contenzioso tributario è la data entro cui va notificato il ricorso.

Il termine è sessanta giorni (non sono due mesi) dalla notifica dell’atto: se a mezzo PEC, consiste nell’invio dell’atto tributario tramite la posta elettronica certificata e si conclude nella data ed ora in cui il messaggio è consegnato nella casella di posta del destinatario.

Se questi  termini non vengono osservati, il ricorso tributario tardivo è inammissibile e, perciò, l’avviso di accertamento o la cartella di pagamento diventano definitivi.

I termini per presentare ricorso sono sospesi solo nei casi previsti dalla legge: procedura di accertamento con adesione e sospensione feriale.

 

Accertamento con adesione

Come approfondito nel post “Ricorso tributario – Novità 2018 nei termini per la presentazione” con l’accertamento con adesione Fisco e contribuente tentano di trovare un accordo alternativo al contenzioso.
Per permettere quest’attività, i termini di impugnazione sono sospesi per 90 giorni; in sostanza, i termini per impugnare sono in totale 150 giorni.

Sospensione feriale dei termini

Essa si riferisce a qualsiasi  termine processuale: notifica, costituzione in giudizio e  deposito atti successivi al ricorso tributario.
Questi termini sono sospesi dal primo al 31 di Agosto e riprendono a decorrere dal primo di Settembre.
Le due sospensioni si sommano e, così, in totale si hanno 181 giorni di tempo per impugnare un avviso di accertamento o una cartella di pagamento.

 

La notifica del ricorso tributario

La notifica del ricorso tributario è una procedura prevista dalla legge. È composta da una serie di attività disciplinate per fare in modo che il ricorso giunga nella conoscenza del destinatario.
Una delle caratteristiche della notifica è la cd. scissione degli effetti della notifica.
Spiego di cosa si tratta: gli effetti vengono scissi per il notificante e per il destinatario.

Esempio.
La notifica del ricorso tributario deve essere effettuata entro 60 giorni dal ricevimento dell’avviso di accertamento. Il termine è rispettato se il ricorrente (notificante) notifica il ricorso entro il sessantesimo giorno.

Il ricorso è presentato tempestivamente, anche se il destinatario del ricorso lo riceve il sessantunesimo giorno.
Dal sessantunesimo giorno decorrono i termini per il destinatario del ricorso tributario per depositare atto di controdeduzioni.

 

La notifica del ricorso tributario a mezzo PEC

Dall’1.07.2019 diventerà obbligatorio il processo tributario telematico che inizia con la notifica del ricorso a mezzo PEC.

Il Regolamento sull’uso degli strumenti informatici e telematici nel processo tributario è il Decreto Ministeriale 163/2013.

In particolare, l’articolo 5, comma 1 prevede che:

“Le notificazioni e le comunicazioni telematiche sono eseguite mediante la trasmissione dei documenti informatici all’indirizzo di PEC di cui all’articolo.”

Il successivo comma determina il momento in cui la notifica è andata a buon fine:

“Le comunicazioni e le notificazioni telematiche di cui al  comma 1 si intendono perfezionate al momento in cui viene generata da parte del gestore di posta elettronica certificata del destinatario la  ricevuta di avvenuta consegna”.

Dal punto di vista operativo, non è sufficiente per considerare avvenuta la notifica la ricevuta di accettazione del proprio gestore di posta elettronica.
Occorre attendere la successiva notifica di consegna al gestore di posta elettronica certificata del destinatario.

 

La sentenza n. 75/2019 della Corte costituzionale

Il problema su cui la Corte costituzionale è stata chiamata a decidere riguarda una causa civile, in cui veniva sollevata la tardività dell’appello notificato a mezzo PEC.
Infatti, l’articolo 147 del Codice di procedura civile prevede che le notifiche non si possono effettuare dopo le 21.
Perciò, la notifica dopo le 21 si intende effettuata alle 7 del giorno successivo.
Gli interessi tutelati sono quelli dell’inviolabilità del domicilio, del riposo e della tranquillità.

Tuttavia, è stato fatto notare che la tecnologia evita il disturbo della quiete e del riposo del destinatario.
Infatti, la notifica all’indirizzo PEC del destinatario (che è il “domicilio digitale”) non equivale a suonare un campanello tra le 21 e le 24.

Perciò, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l’articolo 147 del Codice di procedura civile nella parte in cui prevedeva che per il ricorrente (notificante) la notifica a mezzo PEC dopo le 21 si intende effettuata alle 7 del giorno successivo.

 

Questa sentenza si applica anche al processo tributario?

Personalmente sono perplessa.

Il comma 2 dell’articolo 5 del D.M. 163/2013 contiene una normativa speciale per la notifica tributaria a mezzo PEC.

In parole semplici, normativa speciale significa che è “specializzata” per una determinata situazione. Perciò, la normativa speciale prevale su quella generale (che, invece, vale per tutte le situazioni).

Se, quindi, l’articolo 5, comma 2 riguarda le notifiche telematiche del ricorso tributario, l’articolo 147 del Codice di procedura civile non dev’essere applicato.

Non vale la scissione della notifica, come nel processo civile.

Se questo ragionamento è corretto, la sentenza della Corte costituzionale non riguarda il processo tributario telematico.

Infatti, è noto che nel processo tributario si applica il Codice di procedura civile (quindi l’articolo 147 del Codice di procedura civile) solo in mancanza di una previsione specifica.

La norma specifica esiste ed è l’articolo 5, comma 2 del D.M. 163/2013 e non vi è alcun limite di orario nella notifica.

Concludo.

Questo post risulterà indigeribile ai non addetti ai lavori. Si tratta di problemi tecnici che, però, hanno effetti devastanti sui contribuenti. Ancora una volta argomenti ostici come questo, rendono facilmente comprensibile come sia necessario rivolgersi ad un avvocato tributarista.

 

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