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Basta trasferirsi all’estero per lavoro per non essere più fiscalmente residenti in Italia?

Residenza fiscale - Risposta n.25 Agenzia delle Entrate

Il mero trasferimento all’estero è condizione sufficiente per non essere fiscalmente residente in Italia?

Occorre prestare la massima attenzione alle condizioni fissate dalla normativa e chiarite dalla giurisprudenza perchè esista la residenza fiscale in Italia.
Frequenti sono gli errori che si commettono in questi casi, anche in buona fede.

La risposta dell’Agenzia delle Entrate n. 25 ad un’istanza di interpello può essere d’aiuto.

 

Perché è importante sapere dove si è fiscalmente residenti? L’art. 3, 1° comma, del TUIR e l’art. 4 del D.L. 167/90

Ci sono due buoni motivi per sapere se si è fiscalmente residenti in Italia o meno:

  1. l’IRPEF si calcola sul reddito complessivo del contribuente. In caso di residenza fiscale in Italia, il reddito complessivo è composto da tutti i redditi posseduti. Se non si è fiscalmente residenti in Italia, il reddito complessivo assoggettabile ad IRPEF è composto solo dai redditi prodotti in territorio italiano (art. 3, primo comma, DPR 917/86).
  2. dalla residenza fiscale in Italia dipende l’obbligo di compilare il Quadro RW (art. 4, primo comma, D.L. 167/90).

Ricordo che la mancata presentazione delle dichiarazioni fiscali e l’omesso versamento delle imposte oltre alle sanzioni amministrative sono passibili di sanzioni penali.

 

Quando si è fiscalmente residenti in Italia?

Si è fiscalmente residenti in Italia quando:

  • si è iscritti per la maggior parte del periodo d’imposta nelle anagrafi della popolazione residente;
  • si ha il domicilio in Italia;
  • si ha in Italia la residenza ai sensi del codice civile.

Questi tre criteri sono alternativi, quindi è sufficiente che sussista una condizione per essere fiscalmente residenti in Italia.

Normalmente si è fiscalmente residente in Italia perchè coesistono le tre condizioni, mentre cancellandosi dalle anagrafi della popolazione residente si potrebbe, comunque, rimanere fiscalmente residenti in Italia, perchè rimangono in Italia il domicilio o la residenza.

Particolarmente importante è il domicilio, cioè la sede dei propri affari o interessi.
Normalmente coincide con la residenza, cioè il luogo della dimora abituale, può non coincidere se un contribuente vive in un Comune e lavora o studia in un altro.

Esempi. Sempronio abita a Genova e lavora a Novara → Genova è il Comune di  residenza, Novara è il Comune di domicilio.
Mevio vive e lavora a Lecco → il domicilio coincide con la residenza.
Se Mevio lavora a Mendrisio e torna a Lecco, dove è rimasta la sua famiglia, tutti i fine settimana → la residenza civilistica è in Italia, il domicilio civilistico è in Svizzera → Mevio  è fiscalmente residente in Italia, poichè la residenza anagrafica è rimasta a Lecco.

 

La risposta N. 25 dell’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate è intervenuta proprio su questa fattispecie.

Un contribuente si è trasferito per lavoro in Lussemburgo lasciando la propria famiglia in Italia. La famiglia abita in una casa in affitto intestata al contribuente, così come le utenze e si reca periodicamente a trovare il contribuente che, a propria volta, ritorna in Italia, per visitare la propria famiglia.
Il contribuente si è registrato all’AIRE e in Lussemburgo figura come single, avendo la famiglia residente in Italia.

L’Agenzia delle Entrate ricorda che l’articolo 2, comma 2, TUIR considera fiscalmente residenti in Italia le persone fisiche che per la maggior parte del periodo d’imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del Codice civile.

La risposta n. 25 sottolinea anche che le tre condizioni sono alternative e, perciò, ne basta una per essere considerati fiscalmente residenti in Italia.

Nell’istanza il contribuente non ha specificato quando si è iscritto all’AIRE e, perciò, non si può stabilire se è per la maggior parte del periodo d’imposta.

In ogni caso, l’Agenzia delle Entrate ravvisa la residenza fiscale in Italia del contribuente perchè in Italia risiede la sua famiglia ed i contratti sono intestati a lui.

Questi sono indizi della volontà del contribuente di mantenere il domicilio in Italia.

Residenza fiscale: il punto critico è il domicilio

La risposta n. 25 dell’Agenzia delle Entrate ribadisce, ancora una volta, che il punto critico è il domicilio, cioè il centro dei propri affari ed interessi.
Non è sufficiente una condizione formale, quale l’iscrizione all’AIRE, non avere definitivamente la residenza fiscale all’estero.
Anzi, è inutile iscriversi all’AIRE, se all’iscrizione non corrispondono fatti che confermano la residenza all’estero.

Pertanto, prima di trasferirsi all’estero occorre analizzare in modo preciso la situazione propria e dei propri familiari per trarre una conclusione corretta e prudente sulla residenza fiscale.

Occorre chiedersi: ho delle proprietà? ho dei contratti di godimento di beni? Ho delle utenze intestate? Partecipo a club od associazioni?

Tutti questi indizi sono preziosi per una conclusione sulla residenza fiscale che tuteli il contribuente da accertamenti o contestazioni.

 

 

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