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Residenza fiscale in Italia per i lavoratori impatriati – Agevolazioni per il trasferimento e effetti sulla dichiarazione dei redditi.

Residenza fiscale impatriati

La Circolare ministeriale 33/2020 dell’Agenzia delle Entrate si occupa del regime speciale per i lavoratori impatriati. L’agevolazione si applica a varie tipologie di contribuenti che decidano di trasferire la loro residenza fiscale in Italia. Il paragrafo 6 “Modalità di fruizione dell’agevolazione” è dedicato alla procedura che il lavoratore che ha trasferito la residenza fiscale in Italia deve seguire per beneficiare dell’agevolazione fiscale.

 

Residenza fiscale delle persone fisiche nel caso di lavoratori impatriati

Nel post “Residenza fiscale delle persone fisiche: novità dal Decreto crescita?” mi sono occupata dell’articolo 5 del Decreto Legge 34/2019 (cd. “D.L. Crescita”).
Questa norma è intervenuta sul “regime fiscale per lavoratori impatriati” che, a decorrere dal periodo d’imposta 2016, aveva introdotto una tassazione agevolata dei redditi.
I destinatari di quest’agevolazione erano i contribuenti che:

  • avessero deciso di trasferire la residenza fiscale in Italia;
  • si impegnassero a risiedere e a lavorare in Italia per almeno due periodi d’imposta.

L’articolo 5 del Decreto Legge 34/2019 ha incrementato l’abbattimento dell’imponibile fiscale dal 50 al 70%.
Inoltre, ha esteso il periodo agevolabile.
Infatti, la riduzione del reddito imponibile viene estesa ad ulteriori cinque periodi d’imposta in casi specifici: acquisto di abitazione principale e figli minorenni a carico.
Esempio.
Tizio trasferisce la propria residenza fiscale in Italia nel 2020.
Nei periodi d’imposta dal 2020 al 2025 il suo reddito di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o d’impresa è ridotto del 70%.
Se Tizio ha un figlio di cinque anni a carico l’agevolazione viene estesa fino al 2031.
Attenzione, però, alla riduzione del reddito imponibile.
Dal 2026 al 2031 la percentuale di abbattimento del reddito è del 50%.
La Circolare ministeriale 33/2020 dell’Agenzia delle Entrate fa chiarezza tra le diverse norme agevolative.
Trovo molto interessante il paragrafo 6 “Modalità di fruizione dell’agevolazione”.

 

Residenza fiscale: requisiti per impatriati

Ricordo che possono beneficiare del regime di favore:

  • i lavoratori dipendenti;
  • i lavoratori autonomi;
  • gli imprenditori individuali.

Elenco solo sinteticamente le modalità di richiesta per trattare, poi, l’aspetto che mi interessa.
I lavoratori dipendenti presentano richiesta scritta al datore di lavoro.
Se il datore di lavoro non ha potuto riconoscere l’agevolazione, il lavoratore dipendente può fruirne direttamente nella dichiarazione dei redditi.
In questo caso il lavoratore dipendente indicherà in reddito già ridotto del 70%.
I lavoratori autonomi possono presentare richiesta scritta al loro committente che opera la ritenuta sul reddito già ridotto.
Un esempio aiuta a comprendere.
Caio, perito chimico, chiede ad Alfa Srl, sua cliente, di applicare il regime agevolato per i lavoratori impatriati.
Caio successivamente emetterà la fattura indicando: compenso € 5.000 + IVA € 1.100.
Alfa Srl applicherà la ritenuta d’acconto del 20% su (5.000 * 30%)= € 1.500.

In alternativa alla richiesta il lavoratore autonomo può indicare direttamente in dichiarazione dei redditi i compensi in misura ridotta.
La mancata richiesta al datore di lavoro o al committente e la mancata indicazione dell’imponibile ridotto nella dichiarazione dei redditi precludono l’agevolazione.

L’Agenzia delle Entrate spiega che si considera validamente presentata la dichiarazione dei redditi “tardiva”.
Ossia la dichiarazione dei redditi presentata entro 90 giorni dal suo termine di scadenza.
L’omissione è rimediabile solo con la dichiarazione “correttiva nei termini”.
Quindi, occorre prestare la massima attenzione al conteggio del reddito imponibile.
Non sarà, infatti, possibile rimediare all’errore presentando una dichiarazione integrativa a favore.

 

Regime fiscale degli impatriati

La ragione che viene data dall’Agenzia delle Entrate è molto interessante.
La condivido ed è molto utile per avere un esempio di quando la dichiarazione dei redditi è una dichiarazione di volontà.
La Circolare 33/2020 dà questa motivazione: l’errore non si può correggere con una dichiarazione integrativa a favore perchè si tratta di un’opzione.
Mi spiego.
Il contribuente chiede al datore di lavoro, al committente o, come ultima fase, nella dichiarazione dei redditi di poter beneficiare del regime fiscale degli impatriati.
Perciò, nel caso dell’agevolazione per i lavoratori impatriati, la dichiarazione espone una domanda, una scelta.
Il contribuente sceglie di applicare il regime agevolativo.
Perciò, la scelta dev’essere indicata nella dichiarazione originaria.
La dichiarazione “correttiva nei termini”, presentata entro il termine di presentazione della dichiarazione, sostituisce quella originaria.
Ciò spiega perchè la mancata scelta può essere rimediata presentando una dichiarazione “correttiva nei termini”.
Infatti, “correttiva nei termini” è una dichiarazione originaria e non integrativa.
La mancata scelta effettuata nella dichiarazione originaria va, quindi, interpretata come rinuncia all’agevolazione.
La rinuncia non può essere modificata.

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