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Residenza fiscale delle persone fisiche – Luci ed ombre

Residenza fiscale requisito base

Le persone fisiche che si trasferiscono per lavoro all’estero non possono dimenticarsi dell’Erario italiano. Infatti, se l’Agenzia delle Entrate ritiene che il contribuente sia ancora fiscalmente residente in Italia e che il trasloco all’estero sia solo fittizio, può accertare il reddito prodotto all’estero e non dichiarato in Italia ed  irrogare le sanzioni amministrative per omessa dichiarazione. Oltre agli effetti penali, ben più pesanti.
Uno dei requisiti per non essere considerati residenti fiscalmente in Italia è non essere iscritti nelle anagrafi della popolazione residente. Perciò, il contribuente persona fisica che si trasferisce all’estero deve cancellarsi da tali registri anagrafici per iscriversi nell’Anagrafe dei residenti all’estero. Cosa capita a chi omette la cancellazione, per distrazione, perchè impegnato in pensieri e progetti più interessanti della cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente? Vi propongo una visita guidata in un retaggio di archeologia burocratica.

Mi sono occupata di residenza fiscale delle persone fisiche in diversi post scritti nel corso degli anni.

 

Residenza fiscale persone fisiche: il punto di vista dell’Agenzia delle Entrate

Residenza fiscale persone fisiche: il punto di vista dell’Agenzia delle Entrate

 

Residenza fiscale delle persone fisiche: novità dal Decreto crescita?

Residenza fiscale delle persone fisiche: novità dal Decreto crescita?

 

Residenza fiscale delle persone fisiche: requisiti e criteri

Residenza fiscale delle persone fisiche: requisiti e criteri

 

Basta trasferirsi all’estero per lavoro per non essere più fiscalmente residenti in Italia?

Basta trasferirsi all’estero per lavoro per non essere più fiscalmente residenti in Italia?

 

Requisiti per la residenza fiscale all’estero – La sentenza 28/3/2018 della Commissione Tributaria Regionale del Friuli

Requisiti per la residenza fiscale all’estero – La sentenza 28/3/2018 della Commissione Tributaria Regionale del Friuli

 

Residenza fiscale delle persone fisiche: il parere della giurisprudenza

Residenza fiscale delle persone fisiche: il parere della giurisprudenza

 

Focus sulla residenza fiscale delle persone fisiche

Focus sulla residenza fiscale delle persone fisiche

 

Cosa succede dal 2017 alle persone fisiche residenti all’estero?

Cosa succede dal 2017 alle persone fisiche residenti all’estero?

 

Non sono mai troppi!

Infatti, l’orientamento dell’Agenzia delle Entrate non può essere mai dato per consolidato.

Ricordo che le persone fisiche si considerano fiscalmente residenti in Italia se:

  1. sono iscritte per la maggior parte del periodo d’imposta nelle anagrafi della popolazione residente;
  2. hanno il domicilio in Italia;
  3. hanno in Italia la residenza ai sensi del codice civile.

Si tratta di tre condizioni alternative, quindi è sufficiente una per essere considerati fiscalmente residenti in Italia.

Il primo presupposto per essere considerati fiscalmente residenti in Italia è di tipo formale e normalmente le persone fisiche residenti in Italia non ne sentono l’importanza.

È corretto!
Infatti, le risultanze anagrafiche normalmente coincidono con la situazione di fatto e, perciò, non mi preoccupo di essere iscritta nell’anagrafe della popolazione residente in Italia.
Dovrei preoccuparmi del contrario.

Quando, invece, la persona fisica si trasferisce all’estero le risultanze anagrafiche possono essere un problema.
Perciò, se state per trasferirvi all’estero questo post vi può interessare.

Come ho spiegato sopra, ci sono tre requisiti alternativi perchè le persone fisiche siano considerate fiscalmente residenti in Italia. È evidente che se la persona emigrata all’estero rimane iscritta nell’anagrafe dei residenti, viene integrata la prima condizione per essere considerati fiscalmente residenti in Italia.

Sotto questo profilo, l’orientamento del legislatore e dell’amministrazione finanziaria sono improntati alla formalità:

L’iscrizione all’anagrafe della popolazione residente impedisce di essere considerati fiscalmente residenti all’estero.

Questo non significa che non ci si possa difendere dalle pretese del Fisco.
Occorre, però, sapere che la strada sarà in salita e che occorreranno molte prove della residenza all’estero.

Perciò, il primo consiglio che do a chi sta programmando di trasferirsi all’estero è di non sminuire questo adempimento burocratico, perchè, retaggio finché volete dell’età borbonica, può creare problemi che preferirei evitarvi.

Se qualche vostro conoscente si è recato all’estero ed è ancora iscritto all’anagrafe della popolazione residente come può rimediare?
Deve cancellarsi dall’anagrafe, anche tramite il Consolato italiano situato nel Paese estero dove ora vive.

E per il passato?
La cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente e l’iscrizione all’AIRE valgono per il futuro e non per il passato.

È bene sapere che ci sono due “scuole di pensiero”.

La prima espressa nella Risposta all’interrogazione parlamentare n. 5-01717 del 21.03.2019 in cui il Governo si attesta su una posizione formalista.
In sostanza, l’iscrizione all’anagrafe della popolazione residente comporta automaticamente l’essere considerati fiscalmente residenti in Italia.

La seconda è una possibile apertura all’interno dell’articolo 5, comma 5 ter del Decreto Crescita.
Tale norma estende i benefici fiscali per il “rientro dei cervelli” anche i cittadini italiani che erano espatriati e continuavano ad essere iscritti all’Anagrafe della popolazione residente.

Questo articolo può, con la buona volontà degli interpreti, in particolare dell’Agenzia delle Entrate, gettare luce sulla situazione delle persone fisiche residenti all’estero anche astraendo dalla situazione concreta del rimpatrio dei lavoratori.

 

 

 

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