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Residenza fiscale: cosa cambia con il lockdown del Covid19

Residenza fiscale dopo il covid19

I precedenti post sulla residenza fiscale dei lavoratori che hanno aperto un’impresa, iniziato a svolgere attività di lavoro autonomo o dipendente all’estero riguardavano la normalità.

Tizio, cittadino italiano, viene assunto da una società croata per svolgere attività di progettazione. Dove vengono tassati i redditi di lavoro dipendente di Tizio?

Nel 2020 anche in Croazia arriva il Covid-19: Tizio lavora da remoto e con sua famiglia decide di ritornare a Trieste per essere vicino alle famiglie di origine. La residenza fiscale cambia?

Residenza fiscale in tempi di normalità

Riepilogo i post che hanno approfondito il tema della residenza fiscale delle persone fisiche.

Questi post “fotografano” una casistica normale: un professionista, un dipendente lasciano lo Stato italiano e si trasferiscono con la famiglia un uno Stato estero.
In questo Stato non solo il professionista lavora, ma si radica.
Ad esempio: iscrive i figli a scuola, frequenta una palestra, un’associazione culturale, si abbona a teatro e così via.
Queste circostanze sono indizi del fatto che il centro degli affari ed interessi non è più in Italia, ma nello Stato estero dove il cittadino italiano si è trasferito.
In questo Stato il cittadino italiano è fiscalmente residente.
Conseguentemente, i redditi ovunque prodotti pagano le tasse nello Stato estero in cui il cittadino italiano si è trasferito.

Do per scontato che il cittadino italiano ritorni in Italia solo sporadicamente, magari durante le vacanze estive.

Residenza fiscale ai tempi del Covid19

Questa situazione è stata bruscamente e brutalmente interrotta dal Covid-19.
Come sappiamo per esperienza personale, i Governi di tutto il mondo, salvo qualche eccezione, hanno imposto il lockdown, misura indispensabile per interrompere il contagio del virus.

Per moltissimi lavoratori, sia autonomi che dipendenti, il lockdown si è tradotto con il lavoro da casa.

In questo post analizzo la situazione di un lavoratore dipendente, Tizio, cittadino italiano, che dal Gennaio 2016 è stato assunto da una società croata per svolgere attività di progettazione e si è trasferito con tutta la sua famiglia in Croazia.
Dal 2016 al  2019 Tizio è fiscalmente residente in Croazia.

Nel 2020 la società croata chiude la sede e dispone che i progettisti lavorino in smart working.
A metà Marzo Tizio si trasferisce con la famiglia a Trieste, da dove era partito nel 2016, e oggi, 19.05.2020, si trova ancora in Italia, dove dovrà rimanere almeno fino alla fine di Settembre. 

I fatti che fino a Dicembre 2019 hanno reso Tizio fiscalmente residente in Croazia sono inevitabilmente cambiati nel 2020.

La residenza fiscale cambia anche dal punto di vista formale?

Mi spiego meglio: nell’applicare la Convenzione tra Italia e Croazia contro le doppie imposizioni Tizio verrà considerato residente fiscalmente in Croazia o in Italia?

Come cambia la residenza fiscale a causa del lockdown

L’articolo 4 della Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Croazia contiene la definizione di residente:

L’espressione «residente di uno Stato contraente» designa ogni persona che, in virtù della legislazione  di  detto Stato, è ivi assoggettata ad imposta, a motivo del suo domicilio, della  sua residenza, della sede della sua direzione o di ogni altro criterio di natura analoga.

L’articolo 15 sulla tassazione dei redditi da lavoro subordinato prevede che:

“ I salari, gli stipendi e le altre remunerazioni analoghe che un  residente  di  uno  Stato contraente riceve in corrispettivo di un’attività dipendente sono imponibili soltanto in  detto  Stato,  a  meno  che  tale  attività  non  venga  svolta nell’altro Stato contraente. Se l’attività è quivi svolta, le  remunerazioni percepite a tal titolo sono imponibili in questo altro Stato.”

Nonostante le disposizioni del paragrafo 1, le remunerazioni che un residente di uno Stato contraente riceve in corrispettivo di un’attività dipendente svolta nell’altro Stato contraente sono imponibili soltanto nel primo Stato se:

  1. il beneficiario soggiorna nell’altro Stato per un periodo o periodi che non oltrepassano in totale 183 giorni in un periodo di dodici mesi che inizi o termini nel corso dell’anno fiscale considerato, e
  2. le remunerazioni sono pagate da o per conto di un datore di lavoro che non è residente dell’altro Stato, e
  3. l’onere delle remunerazioni non è sostenuto da una stabile organizzazione o da una base fissa che il datore di lavoro ha nell’altro Stato.”

La residenza fiscale delle persone fisiche era fondata sulla presenza fisica in un territorio

Mi scuso per la difficoltà che hanno questi testi, ma dovevo riportarli.

Ritornare all’esempio di Tizio può chiarire.

Formulo delle ipotesi per tradurre in modo semplice gli articoli della Convenzione.

  1. Tizio è fiscalmente residente in Croazia, in quanto, pur lavorando da Trieste, è alle dipendenze di una società che ha sede in Croazia. Il suo pc portatile è considerata un’estensione del suo ufficio in Croazia.
  2. Tizio è fiscalmente residente in Italia, in quanto nel 2020 soggiorna nel territorio italiano per più di 183 giorni. Questo elemento non viene inficiato dal fatto di ricevere il compenso da un datore di lavoro croato.

Nessuna delle due soluzioni è giusta e nessuna è sbagliata.

Fino al 2020 la residenza fiscale delle persone fisiche era fondata sulla presenza fisica in un territorio.

Il Covid-19 ha costretto a cambiare l’organizzazione del lavoro, che non richiede per essere svolto la presenza fisica in un territorio.

In questa situazione eccezionale la soluzione alla domanda: “Dov’è fiscalmente residente Tizio?” va trovata dagli Stati.

L’OCSE ha fornito delle linee guida ( Oecd Secretariat analysis of tax treaties and the impact of the Covid 19) e spetta alla sensibilità degli Stati concludere accordi per dare una soluzione al problema.

Il problema non è teorico, ma può portare alla doppia imposizione del reddito (ad esempio in Italia ed in Croazia).
Oppure può dare luogo ad una doppia esenzione: Tizio non paga le imposte nè in Italia, nè in Croazia.

Si tratta in entrambi i casi di storture.

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