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Regime IVA delle operazioni di cambio in criptovalute

Criptovalute e regime iva

Le criptovalute sono ancora un fenomeno studiato solo dal punto di vista finanziario ed informatico. In ambito giuridico non hanno suscitato interesse al punto che qualche giurista si sia preso la briga di studiarle a fondo ed inquadrarle dal punto di vista sistematico. Anche il legislatore è intervenuto con norme frammentarie. In questo post mi soffermo sul regime IVA delle operazioni di cambio in criptovalute.

 

Analisi del regime IVA delle transazioni in bitcoin o altre criptovalute

Mi sono occupata delle criptovalute in riferimento alla compilazione del Quadro RW “Gli investimenti in bitcoin obbligano alla compilazione del Quadro RW?”.
In questo primo post mi addentro nell’analisi del regime IVA delle transazioni in bitcoin o altre criptovalute.
Per transazioni in bitcoin intendo il cambio delle valute tradizionali in criptovalute e viceversa.

Sono prestazioni di servizi soggette ad IVA?

Ricordo che per essere soggette ad IVA le prestazioni di servizi devono essere a titolo oneroso, come richiesto dall’articolo 3 del DPR 633/72.

In particolare, sono prestazioni di servizi soggette ad IVA: i prestiti di denaro e di titoli non rappresentativi di merci, comprese le operazioni finanziarie mediante la negoziazione, anche a titolo di cessione pro soluto, di crediti, cambiali o assegni. Non sono considerati prestiti i depositi di denaro presso aziende e istituti di credito o presso Amministrazioni statali, anche se regolati in conto corrente.

 

Che ne pensa la Corte di Giustizia UE?

La Corte di giustizia UE ha affrontato il tema del regime IVA delle prestazioni di servizi relative alle criptovalute con la sentenza 22.10.2015, causa C-264/14, Skatteverket/David Hedqvist).
In questa sentenza la Corte di giustizia UE ha ritenuto che le operazioni di cambio di valuta virtuale in valute tradizionali e viceversa sono prestazioni di servizi a titolo oneroso ai sensi dell’art. 2, paragrafo 1, lett. c) della Direttiva 2006/112/CE.

Traduco con un esempio.
Se Tizio vuole acquistare dei bitcoin (che è la più famosa delle criptovalute) cambiando gli Euro in bitcoin, chiede di voler effettuare un’operazione di cambio di una valuta tradizionale (Euro) in valuta virtuale (bitcoin).
Secondo la Corte di giustizia UE questa operazione, per la quale Tizio paga un corrispettivo, è soggetta ad IVA.

In particolare, la Corte di giustizia UE afferma che tali prestazioni di servizi sono esenti, in quanto  rientrano tra le “operazioni relative a divise, banconote e monete con valore liberatorio” (art. 135, paragrafo 1, lett. e) Direttiva 2006/112/CE.

Che significa “divise, banconote e monete con valore liberatorio”?
Cerco di rendere comprensibile un concetto complesso.

Per la Corte di giustizia le criptovalute sono un mezzo che un debitore può utilizzare per adempiere il proprio debito.

Questa non è un’affermazione di poco conto.

 

Le operazioni di cambio di valute sono esenti da IVA

Infatti, in Italia solo le monete aventi corso legale possono essere utilizzate come valido mezzo per estinguere l’obbligazione.
Ad esempio, non posso utilizzare i soldi del Monopoly per andare a fare la spesa. Devo utilizzare l’Euro, che è moneta avente corso legale.

Altra precisazione importante contenuta nella sentenza C- 164/14 della Corte di giustizia UE: solo le operazioni di cambio di valute sono esenti da IVA.
In altre parole, solo le operazioni svolte dagli intermediari di valute tradizionali in criptovalute sono operazioni relative a divise, banconote e monete con valore liberatorio.
Quando le criptovalute sono utilizzate per acquistare dei beni o dei servizi, viene effettuata una vendita imponibile ad IVA.

Ad esempio.
Acquisto un orologio che ha un prezzo di € 500. L’orefice applica l’IVA sulla vendita ed i 500 € comprendono l’IVA.
Con che mezzo pago l’orologio?
Posso decidere di utilizzare gli Euro o una criptovaluta: la vendita è sempre con IVA.

Nei prossimi post mi occuperò di altri aspetti fiscali.

 

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