Contenzioso tributario

Redditometro: l’accertamento fiscale e il ruolo dell’avvocato tributarista

Accertamento redditometro

Nei precedenti post “L’avvocato tributarista e l’accertamento bancario” e “L’avvocato tributarista e l’accertamento basato sugli studi di settore” ho esposto alcuni casi professionali di consulenza ed assistenza stragiudiziale che mi sono capitati in riferimento a questi tipi di accertamento e ho concluso con alcuni suggerimenti utili.

Oggi mi dedico all’accertamento basato sul redditometro.

 

Che cos’è il redditometro?

Il redditometro è un altro tipo di “accertamento a tavolino” (in gergo sono gli accertamenti basati su calcoli presuntivi, senza l’analisi della contabilità e documentazione del contribuente, come, invece, avviene nelle verifiche ed accertamenti cd. analitici).

La caratteristica del redditometro è che il maggior reddito viene accertato sulla base dei beni acquistati dal contribuente, che vengono moltiplicati per un indice approvato con decreto ministeriale (fino agli accertamenti relativi al 2008)  o sulle spese sostenute.

Infatti, è evidente che le spese sostenute o i beni acquistati devono trovare copertura nel reddito dichiarato dal contribuente; questa correlazione vale anche in caso di acquisti finanziati, perchè il reddito del contribuente gli deve permettere di pagare le rate di ammortamento del prestito.

 

Come funziona l’iter dell’accertamento da redditometro?

L’Agenzia delle Entrate, sulla base delle banche dati a cui ha l’accesso (es. catasto dei beni immobili, PRA per i beni mobili registrati, o il registro delle imbarcazioni da diporto o l’anagrafe dei conti correnti) viene a conoscenza, ad es., che un certo contribuente ha intestati: villa ai Parioli, Porsche ultimo modello, catamarano e ha dichiarato nel periodo d’imposta considerato, ad es., € 20.000.

Per ogni bene, secondo i cavalli fiscali, la metratura ecc., è approvato un indice moltiplicatore ed al termine del calcolo viene determinato il reddito presunto.

Ovviamente qualcosa non quadra e, perciò, l’Agenzia delle Entrate invia il questionario con cui chiede chiarimenti al contribuente.

Tutti i casi professionali di accertamento da redditometro che mi sono capitati sono proseguiti in sede contenziosa, in quanto l’Agenzia delle Entrate aveva proposto degli abbattimenti insoddisfacenti per i contribuenti.

In questo post racconterò solo della fase della consulenza ed assistenza stragiudiziale tributaria.

 

Casi di accertamento basato sul redditometro nei confronti di imprenditori individuali.

1° caso di accertamento da redditometro

Un imprenditore individuale di Jesi  si è rivolto a me dopo aver risposto da solo al questionario (senza nemmeno chiedere aiuto al suo commercialista).

La sua situazione era complicata: non era proprietario di beni costosi, ma aveva, in periodi di tempo molto ravvicinati, venduto ed acquistato beni immobili, sempre adibiti ad abitazione principale sua e della famiglia per far fronte alla difficoltà di sostenere le spese di mantenimento di tali immobili (anche perchè inizialmente dovevano servire anche come abitazione principale dei suoceri, che, poi, hanno fatto altre scelte), aveva ottenuto un finanziamento bancario per uno di questi acquisti, risultava proprietario di due auto: una che era stata rottamata, ma che non era stata cancellata dal PRA (e senza consegna delle targhe il PRA non può cancellare l’intestazione delle autovetture) ed un’altra acquistata usata come pagamento in natura da un cliente. Entrambe le auto non erano di lusso.

L’avviso di accertamento era abbastanza articolato, anche perchè l’accertamento da redditometro vigente fino al 2010 comportava l’accertamento sui  due periodi d’imposta precedenti a quello accertato.

Il mio obiettivo era di fare annullare l’avviso di accertamento, eventualmente anche in sede giudiziale, indebolendo gli elementi presuntivi utilizzati dall’Agenzia delle Entrate.

Iniziai presentando istanza di accertamento con adesione.

Per la casa di abitazione documentai che gli indici applicati erano superiori alle spese di manutenzione effettiva depositando le bollette delle utenze di luce, gas ed acqua, oltre al fatto che, come risulta da documenti di prassi ministeriale, la casa di abitazione non può essere considerata un indice presuntivo di maggior reddito.

Per l’autovettura rottamata il cliente mi portò una sorta di estratto conto rilasciato dalla compagnia assicuratrice per quell’autovettura, da cui risultava il versamento dei premi RC auto fino a qualche anno prima del 2008 e utilizzai l’argomento logico: senza RC auto non si può circolare; perciò si poteva inferire che l’auto era stata rottamata. Sulla base di questo ragionamento proposi di cancellare la parte di reddito accertata applicando gli indici di questa autovettura.

Per l’altra autovettura depositai la fotocopia del libretto di circolazione, da cui emergeva che era stata acquistata usata dal precedente proprietario e, poichè era utilizzata dalla moglie dell’imprenditore per lavoro, feci il conteggio dei costi chilometrici annui coperti nella distanza casa-lavoro (principale utilizzo dell’auto).

In sede di adesione ottenni poco e il contribuente decise, senza alcun tentennamento, di presentare ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Ancona. Il contenzioso è stato vinto completamente con sentenza definitiva.

 

2° caso di accertamento da redditometro

Un altro caso riguarda un’imprenditrice di Santa Maria Nuova a cui l’Agenzia delle Entrate aveva accertato un maggior reddito per il fatto che l’abitazione principale aveva un’ampia metratura e per il possesso di due autovetture.

La mia cliente ed il marito, collaboratore nell’impresa familiare, avevano utilizzato per l’acquisto dell’abitazione i risparmi che possedevano e che potevano documentare.

In sede di accertamento con adesione ho collegato la giacenza esistente sul conto corrente cointestato ai coniugi e derivante dallo smobilizzo degli investimenti per l’acquisto dell’abitazione, mentre per le due auto, che non erano affatto di lusso, ho evidenziato che una delle due era stata venduta anteriormente al periodo d’imposta accertato e che l’altra non era affatto di lusso.

In sede di adesione non riuscii a spuntare alcun risultato; tuttavia, in sede giudiziale ottenni l’accoglimento integrale del ricorso e ora stiamo aspettando l’esito del giudizio di secondo grado, in quanto l’Agenzia delle Entrate ha appellato la sentenza.

 

Un caso di accertamento da redditometro ad un professionista

Qualche anno fa un professionista di Jesi si rivolse a me per la risposta ad un questionario sul redditometro.

L’innesco della verifica nei suoi confronti aveva avuto inizio l’anno precedente quando l’Agenzia delle Entrate aveva proceduto ad un accertamento da redditometro nei confronti della moglie del mio cliente.

Il professionista, oltre alla casa di abitazione di 100 mq e di un altro appartamento,  era proprietario di una PORSCHE.

Il mio cliente era molto arrabbiato con il Fisco per aver subito quello che lui riteneva un doppio accertamento: prima nei confronti della moglie e poi verso di lui.

Dal colloquio con il mio cliente venni a sapere che l’appartamento gli era pervenuto in eredità dal padre e che era locato, che aveva riscosso dei risarcimenti per sinistri stradali e che la PORSCHE, acquistata usata, veniva utilizzata sporadicamente, in quanto all’epoca il Tribunale era ancora a Jesi e, perciò, per la maggior parte delle cause si muoveva a piedi dalla propria abitazione allo studio ed al Tribunale di Jesi.

Da questi elementi i moltiplicatori utilizzati dall’Agenzia delle Entrate avevano indicato un reddito eccessivo rispetto a quello reale.

Cominciai a smontare l’impianto accertativo partendo dall’autovettura; documentai, stampando la cartina di Google, che il tragitto casa – ufficio, ufficio – tribunale era percorso esclusivamente a piedi, anche perchè il Tribunale si trovava in zona centrale, non raggiungibile con l’auto. Inoltre, mi feci consegnare dal cliente il libretto di circolazione, da cui risultava che la PORSCHE aveva già avuto un precedente proprietario ed il mio cliente riuscì a trovare una fattura di tagliando, in cui era indicato il chilometraggio della PORSCHE.

Sulla base di questi dati, calcolai il costo annuo reale di gestione della PORSCHE, che era molto inferiore a quello calcolato in base agli indici.

Infine, mi feci consegnare gli estratti conto dei periodi relativi agli accrediti dei sinistri stradali ed il conteggio fatto dalle compagnie assicuratrici ed il contratto di locazione dell’appartamento.

In adesione ottenni veramente poco ed il cliente decise di adire la CTP di Ancona ed ora la causa è pendente in secondo grado, in quanto la sentenza di primo grado ha accolto parzialmente il ricorso.

 

Alcuni suggerimenti in caso di accertamento da redditometro

Ancora una volta, questi casi forniscono dei suggerimenti: la tempestività nel rivolgersi all’avvocato tributarista, la fiducia e, perciò, “l’alleanza nella difesa” tra il contribuente ed il suo difensore.

Un particolare molto importante, comune anche all’accertamento bancario, è la conservazione della documentazione, che permette al contribuente di dimostrare, ad es.,:  l’entità del risparmio e la disponibilità sul conto corrente,  eventuali prestiti o regali in donazioni di denaro fatti da familiari o parenti o  il possesso di redditi non tassati.

 

Hai ricevuto un accertamento basato sul redditometro?
Prima di ricadere in considerazioni affrettate, permetti a un tributarista di analizzare con precisione la tua situazione fiscale. Gestiamo le situazioni urgenti con tempestività e valutiamo insieme la tua posizione. Puoi contattare lo Studio Legale Ripa chiamando lo 0731/721161 (fisso) oppure 348/3350612 (mobile).

Articoli correlati:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *