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Dichiarazione integrativa per la compilazione Quadro RW – Un caso reale

Dichiarazione integrativa quadro RW

Avete ricevuto una lettera dell’Agenzia delle Entrate che segnala un’anomalia nella mancata compilazione del Quadro RW?
Molti contribuenti nel mese di Gennaio hanno ricevuto delle lettere da parte dell’Agenzia delle Entrate che, dopo aver incrociato i  dati sugli investimenti esteri da parte di banche ed intermediari finanziari con la dichiarazione dei redditi, ha informato i contribuenti che la mancata compilazione del Quadro RW era un’anomalia a cui il contribuente doveva rimediare. Se questo invito è giusto nella maggior parte dei casi, ci sono situazioni limite in cui il contribuente effettivamente non doveva compilare il Quadro RW.

Come ho spiegato in modo dettagliato nei post Investimenti esteri: gli obblighi di dichiarazione nel quadro RW, il contribuente persona fisica che detiene investimenti finanziari o investimenti immobiliari all’estero deve compilare il Quadro RW per consentire al Fisco italiano di monitorare investimenti che possono generare redditi esteri tassabili in Italia.
Con gli accordi di cooperazione internazionale le banche e gli istituti finanziari comunicano al Fisco italiano i dati degli investimenti detenuti da persone fisiche italiane.
Questa cooperazione permette all’Agenzia delle Entrate di controllare se i contribuenti italiani detentori di proprietà immobiliari, di conti correnti o investimenti finanziari all’estero abbiano compilato il Quadro RW.

Il riscontro sfocia nella comunicazione di irregolarità che constata l’omessa dichiarazione ed invia a presentare dichiarazione integrativa rimediando all’errore.

 

Caso di lettera di compliance inviata a cittadino italiano che non è residente fiscalmente in Italia

Il caso, come spesso capita, non è solo un caso professionale, ma si compone di aspetti umani che sono difficilmente scindibili e che rendono interessante il mio lavoro.

A fine Gennaio 2018 ricevo una mail all’indirizzo del mio sito Internet da parte di un contribuente cittadino italiano che risiede in Gran Bretagna da qualche anno e che mi chiedeva un appuntamento su Skype, perchè aveva ricevuto una lettera di compliance da parte dell’Agenzia delle Entrate ed era preoccupato.
Durante la videoconferenza vengo a contatto con una storia di negata giustizia e di dolore che pensavo esistesse solo sulle pagine dei romanzi di legal thriller.
Invece, ancora una volta, la realtà supera la fantasia.

Il mio cliente, a causa di una condanna penale alla detenzione in carcere, assolutamente ingiusta ed infondata, tanto che il suo legale ha chiesto la revisione del processo, si è reso latitante ed è fuggito dall’Italia in attesa dell’esito della causa di revisione.
Questo per lui ha implicato non solo perdere il lavoro, ma soprattutto perdere gli affetti familiari.
Infatti, per non rischiare di essere portato in carcere appena metteva piede in Italia, da qualche anno non vede più i suoi familiari, che si limitano a ricevere mail, lettere e ad incontrarsi su Skype.
Gli incontri dal vivo risalgono a due o tre anni fa, quando i famigliari si sono recati in Gran Bretagna a visitarlo, dal momento che il mio cliente era anche il capofamiglia ed i figli stanno terminando gli studi solo ora, tra mille difficoltà economiche.

L’Agenzia delle Entrate aveva recapitato la lettera di compliance al domicilio del figlio, che è domiciliatario per tutte le comunicazioni.

La segnalazione sulla mancata compilazione del Quadro RW era motivata dall’esistenza di un conto corrente e di alcuni investimenti effettuati dal mio cliente in Gran Bretagna, dove aveva trovato lavoro e che gli garantiscono una minima serenità finanziaria.

Se la situazione umana è sicuramente delle più complicate, quella fiscale si segnala per la sua estrema semplicità.

 

Compilazione del quadro RW – Requisiti

Mi sono prima sincerata dalla situazione effettiva:

  • il cliente effettivamente da almeno cinque anni è residente tutto l’anno in Gran Bretagna, dove lavora, paga le bollette, presenta la dichiarazione dei redditi ecc. ed è iscritto all’anagrafe della popolazione residente all’estero nel Comune dove risiedeva in Italia;
  • non ha nessun legame con l’Italia, dove non ha più alcun conto corrente, non è iscritto a nessun ordine, circolo, club;
  • non si riunisce con la propria famiglia da almeno tre anni.

Da questa analisi della situazione ho concluso che l’Italia non è più il centro degli affari e degli interessi per il mio cliente.
Perciò, non può più essere considerato, in nessun modo, residente fiscalmente in Italia e, come tale, obbligato alla compilazione del Quadro RW.

A questa buona notizia che gli avevo dato se ne è aggiunta un’altra, che mi ha comunicato per e-mail agli inizi di Marzo: è intervenuta la revisione del processo e, dopo aver sistemato la sua attività in Gran Bretagna, potrà ritornare in famiglia.

Tralasciando le considerazioni sul caso umano, che comunicherò a voce a chi è interessato, anche questa storia, così estrema, consente di ribadire, ancora una volta, che il contatto con un avvocato tributarista permette di comprendere meglio le situazioni e di trovare la soluzione migliore ai problemi fiscali.

 

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