Avvocato tributarista AnconaAvvocato tributarista JesiInerenza delle spese di sponsorizzazione

A chi spetta la prova dell’inerenza delle spese?

Prova inerenza costi

Nel precedente post “Spese di pubblicità: quando sono deducibili?” ho spiegato che per poter dedurre le spese di pubblicità non basta che siano contabilizzate come tali. È necessario che si dimostri un requisito sostanziale: l’inerenza del costo all’attività d’impresa.

In particolare, l’inerenza delle spese di pubblicità deve essere verificata in relazione all’attività risultante dall’oggetto sociale dell’impresa.

La sentenza n. 5197/2018 si occupa di un’altro aspetto dell’inerenza delle spese sostenute dall’impresa: quello del collegamento tra spese e ricavi.

 

A cosa serve l’inerenza di una spesa?

Come ho già spiegato nel post “Inerenza delle spese di sponsorizzazione”, l’inerenza è quella condizione che permette all’impresa di dedurre i costi che sostiene.
Se il costo è inerente significa che riguarda l’impresa, per distinguersi dal costo che riguarda la sfera privata dell’imprenditore e che non può essere dedotto.

Quindi, tutte le spese che vengono sostenute dall’impresa devono essere inerenti.

Secondo alcuni interpreti la norma di riferimento dell’inerenza è l’articolo 109, 5° comma del DPR 917/86, secondo cui:

“Le spese e  gli altri componenti  negativi diversi dagli  interessi passivi, tranne gli oneri fiscali, contributivi e di utilità  sociale, sono deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito  o che non vi concorrono in quanto esclusi”.

Questa norma è stata per tanto tempo applicata anche dalla Corte di Cassazione, che ha ritenuto che per decidere sull’inerenza di un costo occorre considerare l’attività risultante dall’oggetto sociale dell’impresa.

 

Qual è la contestazione su cui hanno deciso i giudici di Cassazione?

I giudici della Suprema Corte si sono occupati della contestazione della non inerenza dei costi in quanto non legati ai ricavi dell’attività d’impresa.

In altre parole, l’Agenzia delle Entrate applicava l’articolo 109, non ravvisando che i costi dedotti fossero collegati ai ricavi.

Perciò, li aveva ritenuti non inerenti e non deducibili.

Vediamo di quali costi si tratta.

Il contribuente è una società immobiliare che dà in locazione immobili propri e che ha dedotto pregressi costi di gestione degli immobili.
Il contribuente riteneva che esistesse un collegamento tra tali costi di gestione con i ricavi che verranno tassati al momento della cessione dell’immobile.

 

Cosa ha ritenuto la sentenza n. 5197/2018?

Il ragionamento del contribuente è stato respinto dalla Suprema Corte, che l’ha ritenuto poco convincente.

Che cosa avrebbe dovuto valutare la società immobiliare prima di scegliere se dedurre o meno il costo?
Avrebbe dovuto valutare se i costi di gestione dell’immobile che avrebbe venduto sono funzionali al reddito.

Perciò, la sentenza 5197/2018 è innovativa, perchè la Cassazione non basa la decisione sull’articolo 109, ma su un criterio di tipo aziendalistico: il costo dev’essere collegato all’attività d’impresa.

 

A chi spetta l’onere della prova dell’inerenza dei costi?

La Corte di Cassazione, ritenendo che il contribuente non aveva dimostrato la funzionalità dei costi di gestione all’attività d’impresa, ha implicitamente addossato al contribuente l’onere della prova.

In realtà, i costi di gestione di un immobile per una società di locazione immobiliare sono strettamente necessari per lo svolgimento dell’attività della società.

Perciò, la Suprema Corte ha sempre ritenuto che in questi casi l’inerenza fosse “data per scontata” e fosse, quindi, l’Agenzia delle Entrate che deve dimostrare la non inerenza dei costi.

Ancora una volta la valutazione dell’inerenza dei costi va fatta in modo attento, facendosi assistere da un avvocato tributarista che è a conoscenza degli ultimi orientamenti di giurisprudenza.

 

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