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Processo tributario telematico: semplificazione impossibile?

Processo tributario telematico lungaggini

L’articolo 29 del D.L. 23/2020 (cd. decreto liquidità) introduce una norma di sistema: anche nei processi iniziati in modo cartolare la notifica e il deposito degli atti difensivi e dei provvedimenti giurisdizionali avviene solo in modo telematico. All’atto pratico ciò dà un enorme impulso alla semplificazione, alla riduzione dei tempi connessi agli adempimenti della notifica e del deposito. Questa svolta è, a mio avviso, da salutare con entusiasmo e come segno di innovazione e svecchiamento.

Come ogni cambiamento, personale o sociale, presenta un’altra faccia della medaglia.
A livello personale si chiama uscire dalla propria comfort zone per perseguire un nuovo traguardo.
Significa entrare in una terra incognita ed affrontare il rischio.

A livello di organizzazione statale significa la capacità di progettare l’innovazione dal testo normativo alla procedura che deve essere posta in essere dagli uffici.

Non meno importante è la motivazione del personale e la sua permanente formazione.
Intendo dire non solo la formazione tecnica (come si usa il software), ma soprattutto le soft skills, che sono utili anche nel settore pubblico.
Nel caso del passaggio dal cartaceo al telematico ancora una volta il moloch della conservazione dell’esistente rende impossibile sciogliere le briglie dell’efficienza.
Ecco una storia professionale vissuta in prima persona.

Processo tributario telematico e i contenziosi

Nel precedente post “Processo tributario: novità sulle notifiche e deposito degli atti” ho analizzato la semplificazione delle notifiche e dei depositi disposta dall’articolo 29 del D.L. 23/2020.

Nei contenziosi tributari iniziati in modo cartaceo le notifiche e i depositi  degli atti successivi da parte dei difensori dei contribuenti, enti impositori ed agenti della riscossione devono avvenire esclusivamente con modalità telematiche.
Ciò vale anche per provvedimenti giurisdizionali, cioè le sentenze.

Mi è capitato di vincere una causa in Commissione Tributaria Regionale in un processo iniziato con modalità cartacee.

Il post finiva con un esempio tratto dalla mia vita professionale.

Processo tributario telematico zoppo…

Devo notificare una sentenza della Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia Romagna che respinge l’appello dell’Agenzia delle Entrate e a Febbraio avevo chiesto le copie cartacee che avrei ritirato di persona.

Preciso che dovevo andare apposta a Bologna o delegare qualcuno che lo facesse per me, perchè la Commissione può spedire le copie autentiche delle sentenze (per le quali si pagano diritti di copia anche per somme importanti) solo per posta semplice.
Il lockdown aveva interrotto la procedura.

Quando ho scritto il post pensavo che la copia sarebbe stata scansionata dalla segreteria della Commissione tributaria regionale ed inserita nel fascicolo digitale.
Poi ho dovuto integrarlo poco prima di pubblicarlo.

Cosa ho scoperto?
Nel portale Si.Gi.T. è stato aperto il fascicolo con il numero di ruolo di quel processo, ma il fascicolo è vuoto.

Quindi, come ho scritto al termine del post “Processo tributario: novità sulle notifiche e deposito degli atti”, la semplificazione è zoppa.

Ho dovuto prendere un appuntamento per ritirare i due esemplari cartacei della sentenza. 

Questo significa:

  • fare 400 Km per ritirare dei fogli di carta, che, poi,
  • dovrò io scansionare,
  • attestare la conformità della copia informatica (il file pdf) all’originale cartaceo,
  • firmare il file,
  • notificarlo a mezzo PEC,
  • depositare la prova della notifica nel fascicolo.

Questo dimostra che il procedimento non è stato innovato nella sua interezza e ciò rende l’innovazione inutile.

Perchè?

Processo tributario telematico: innovazione inutile?

A mio avviso per due motivi; naturalmente sono ipotesi che formulo.

  1. La prima ipotesi è che il legislatore non ha chiaro qual’è il processo che porta alla notifica della sentenza. Bastava che leggesse il D. Lgs. 546/92. Il procedimento inizia con la richiesta delle copie, il ritiro, la notifica di un esemplare (detto ORIGINALE) alla controparte e il deposito dell’altro (detto COPIA) presso la Commissione.
    Nel processo tributario telematico tutto questo procedimento è semplificato. La copia della sentenza si scarica dal fascicolo, si firma digitalmente, si notifica via PEC e si deposita la PEC di notifica e le ricevute di accettazione e di consegna. In 15 minuti al massimo si termina il processo, stando alla scrivania del proprio studio.
    È evidente che la transizione dal cartaceo al telematico doveva significare che la segreteria della sezione che ha emesso la sentenza deve renderla disponibile sul fascicolo digitale. Altrimenti anziché 15 minuti ci impiegherò mezza giornata + 15 minuti.
  2. La seconda spiegazione che formulo è la mancanza di “fantasia” da parte delle Segreterie che, pur conoscendo tutta la sequenza, non si sono implicate per renderla veramente efficace.
    Ad onor del vero, fino ad oggi, ho trovato sempre che il personale di segreteria sia molto paziente, gentile, disponibile e che faccia molto più di quello che deve fare.
    Un piccolo paragone: in Germania stanno già progettando l’attuazione del 5 G e le sue varie applicazioni. In Italia non tutti i Comuni sono raggiunti dalla banda larga. Certo: i tedeschi sono egoisti, se ne approfittano della loro posizione dominante, ma sicuramente hanno una visione che ai nostri legislatori e burocrati manca.

    Anche questo post è stato modificato proprio prima della pubblicazione. Come scriveva il grande Shakespeare nell’Amleto:
    “Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia”.

    La realtà supera la fantasia e in questo caso non è un bene!
    La segreteria mi ha spiegato che loro scansionano le sentenze dei processi che sono iniziati con il rito cartolare, ma gli utenti non possono vederle. Questo finchè il Si.Gi.T. non verrà modificato.

Questo rende impossibile un reale balzo in avanti.

 

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