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Processo tributario telematico: quando è inammissibile il ricorso?

Processo tributario telematico

Dal primo Luglio la gestione del contenzioso tributario è passata dal cartaceo al telematico. Nonostante tre anni di regime facoltativo, numerosi sono i dubbi interpretativi. Molto spesso sono dovuti al complicato passaggio da una mentalità analogica ad una digitale.
La difficoltà ad assimilare una mentalità digitale purtroppo può essere fatale ai difensori.
Infatti, il ricorso tributario e, perciò, il processo tributario telematico potrebbero essere invalidati insanabilmente.

La giurisprudenza sarà impegnata in prima linea a dare chiarimenti ed interpretazioni e sarà anche la cartina di tornasole di quanto gli avvocati che avviano un processo tributario telematico abbiano assimilato la normativa e la mentalità telematica.

Un primo interessante contributo risale al 2018, ma diventa interessante a partire dal primo Luglio 2019: la Commissione Tributaria provinciale di Pavia si è pronunciata su un ricorso tributario telematico dichiarandolo inammissibile. Analizziamola insieme.

 

Il processo tributario telematico

Nel mio precedente post sulla notifica del ricorso tributario a mezzo pec ho trattato di un aspetto specifico del processo tributario telematico: il procedimento che dà l’avvio al processo.
Il processo tributario, anche quello telematico, inizia con la notifica del ricorso.
È un momento estremamente delicato, perchè, se ci sono delle irregolarità gravi nel modo della notifica o nel tempo, il processo non può proseguire.

Nel modo: la notifica deve avvenire secondo la procedura fissata dalla legge. Nel processo tributario telematico la notifica è stabilita dal Decreto del Ministero Economia e Finanze n. 163 del 2013.

Nel tempo: la notifica deve essere effettuata nei termini indicati dal legislatore, altrimenti il ricorso tributario è inammissibile.

Il ricorso tributario dichiarato inammissibile significa che è stata sprecata un’occasione per avere giustizia.

L’avvio del processo tributario telematico è la notifica del ricorso a mezzo pec.
Questa modalità è estremamente duttile e comoda.
La tecnologia consente di ampliare i termini a disposizione del ricorrente.
Infatti, a differenza di un ufficio giudiziario o postale, non è vincolata ad orari di apertura, ma può essere fruita durante l’intera giornata, festivi compresi.

Sulla notifica del ricorso tributario via PEC incide anche la sentenza n. 75 del 2019 della Corte costituzionale che ha ritenuto illegittimo l’articolo 147 del Codice di procedura civile nella parte in cui prevedeva che per il ricorrente (notificante) la notifica a mezzo PEC dopo le 21 si intende effettuata alle 7 del giorno successivo.

 

La sentenza n. 96/2/2018 della Commissione Tributaria provinciale di Pavia.

I giudici della Commissione tributaria provinciale di Pavia si sono interessati di un ricorso firmato a penna, scansionato e notificato a mezzo PEC.
È valido come ricorso tributario telematico?
Non si tratta di cercare “l’ago nel pagliaio”, ma di un aspetto fondamentale, forse un po’ complesso.
Cerco di semplificare.

Non un qualsiasi tipo di formato notificato a mezzo PEC è un valido ricorso tributario telematico.

Ad esempio se scrivo un ricorso in Word o altro editor, lo stampo, lo firmo a penna e lo scansiono, non creo un ricorso tributario telematico.

Questo è il caso deciso dalla Commissione tributaria provinciale di Pavia.

Perché un ricorso firmato a penna e scansionato non è ammissibile come ricorso tributario telematico?

Facile!
Gli atti del processo tributario telematico sono “documenti informatici”, cioè sono documenti nativi digitali.
Ad esempio, un ricorso formato con un programma di redazione atti e poi trasformato in pdfA/1b è un documento informatico.
Invece, un ricorso redatto con un editor di testo, stampato, firmato e scansionato, anche se il formato è pdfA/1b non è un documento informatico, ma una copia per immagine su supporto informatico.

L’avvio del processo tributario telematico può avvenire solo con la notifica a mezzo PEC di un documento informatico.

La Commissione Tributaria provinciale di Pavia ha ritenuto che la notifica a mezzo PEC di un ricorso tributario non nativo digitale non sia conforme al modello normativo e, perciò, la notifica è inesistente.

Se siete arrivati fin qui, vi sarete resi conto che la materia è estremamente tecnica.
Per esserne padroni occorre operare nel settore del diritto tributario ed essere avvocati.
Infatti, il processo tributario telematico presenta profili di informatica giuridica e di diritto processuale che sono consoni alla forma mentis dell’avvocato.

L’altra lezione che ci dà la sentenza è un suggerimento ad affidarsi a degli avvocati specializzati, per non incontrare brutte sorprese.

 

 

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