Falsa fatturazione

Fatture false e prescrizione del reato – La sentenza della Corte di giustizia UE del 05.12.17

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Fatture false - Sentenza Corte Giustizia UE - 05.12.17

Le fatture false e la prescrizione del reato sono state recentemente oggetto di una sentenza della Corte di giustizia Europea che il 05.12.2017 si è pronunciata in materia. In tal senso la Corte UE ha ribadito l’orientamento già espresso nella famosa sentenza “Taricco”: i giudici nazionali devono disapplicare la normativa interna sui termini di prescrizione, se è di ostacolo alla punizione efficace dei reati che pregiudicano gli interessi finanziari dell’Unione Europea.

Vediamo nel dettaglio:

  • cos’è il reato di falsa fatturazione;
  • cosa sono le operazioni oggettivamente e soggettivamente inesistenti;
  • cos’è l’utilizzo di fatture false;
  • quali sono le sanzioni amministrative e quelli penali;
  • quali sono gli effetti della falsa detrazione sull’IVA.

In ultimo capiamo quali sono i termini di prescrizione del reato di falsa fatturazione e che impatto ha sulla prescrizione del reato la sentenza della Corte di Giustizia UE del 5.12.2017.

Che cos’è il reato di false fatturazioni?

Le false fatturazioni sono quelle operazioni in cui un soggetto emette fatture per operazioni oggettivamente o soggettivamente inesistenti ed un altro soggetto le utilizza.
Si tratta,evidentemente, di operazioni che esistono solo sulla carta.
L’emissione è la consegna o spedizione di documenti non rispondenti al vero; è rilevante perché sussista il reato la consegna, spedizione, trasmissione al destinatario o messa a disposizione (art. 21, 1° comma, ultimo periodo, DPR 633/72).

Qualunque soggetto passivo IVA (imprenditore, società, professionista) può emettere fatture false.


Cosa si intende per operazioni oggettivamente inesistenti?

Le operazioni sono oggettivamente inesistenti quando nascono e si concludono sulla carta, ossia senza che sottostante vi sia stato alcuna operazione economica oppure se l’operazione economica abbia un corrispettivo economico inferiore a quello fatturato (sovrafatturazione).

Qual’è il motivo sotteso alle false fatturazioni nelle operazioni oggettivamente inesistenti?

È quello di esporre una realtà aziendale, rappresentata dai bilanci molto più florida rispetto a quella effettiva; ad es. per influenzare le banche per ottenere finanziamenti.
Sicuramente non è questo il modo per migliorare la gestione aziendale, anzi, oltre al pericolo fiscale, normalmente chi ricorre a questi rimedi non risana la situazione, ma la aggrava.
Altro motivo è l’esistenza di società “cartiere”, che sono evasori totali e che come oggetto sociale hanno l’emissione di fatture a cui non segue il versamento dell’IVA a debito e che cessano l’attività ogni due anni circa.

 

Che cosa si intende per operazioni soggettivamente inesistenti?

Nelle operazioni soggettivamente inesistenti esiste l’operazione sottostante, ma è stata posta in essere tra soggetti diversi da quelli individuati nel documento. Ad esempio, viene emessa una fattura a favore di un professionista, mentre l’acquirente è un soggetto passivo IVA diverso.


Cos’è l’utilizzo delle fatture false?

L’utilizzo di fatture false viene posto in essere da chi le riceve, che non si limita a riceverle, ma le annota sui registri contabili e sui registri IVA, affinchè risultino come costo di esercizio e per poter detrarre l’IVA.
Qualunque soggetto passivo IVA (imprenditore, società, professionista) può utilizzare fatture per operazioni inesistenti.


Utilizzo di fatture false: conseguenze sanzionatorie amministrative e penali

Quali sono gli effetti in termini di sanzioni amministrative dell’emissione ed utilizzo di  fatture per operazioni inesistenti?

Non esiste una sanzione amministrativa per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, ma, se non vengono presentate le dichiarazioni fiscali, il comportamento sfocia nell’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, IVA ed IRAP, punita con la sanzione dal 120 a 140 per cento delle imposte dovute, con un minimo di € 250. Se non sono dovute imposte, viene irrogata la sanzione da € 250 a € 1.000 (art. 1, D. Lgs. 471/97), che può  essere  aumentata  fino  al  doppio  nei confronti dei soggetti obbligati alla tenuta di scritture contabili.

Poichè l’omessa dichiarazione comporta anche l’omesso versamento delle imposte, all’emittente fatture per operazioni inesistenti viene irrogata la sanzione pari al 30% dell’importo non versato (IVA, imposte dirette, IRAP) (art. 13, 1° comma, D. Lgs. 471/97).

Dall’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti segue una dichiarazione fiscale infedele, in quanto viene dichiarato un reddito inferiore a quello effettivo, violazione punita con la sanzione dal 120 al 140 per cento delle imposte dovute, con un minimo di € 250.

Inoltre, essendo l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti finalizzato ad un versamento delle imposte dovute inferiore a quello dovuto, l’utilizzatore sarà sanzionato, come l’emittente di fatture per operazioni inesistenti, con l’irrogazione del 30% sull’importo della maggiore imposta non versata (art. 13, 1° comma, D. Lgs. 471/97).

 

Sanzioni penali per la falsa fatturazione

Di seguito elenco le sanzioni penali che vengono irrogate a chi emette o utilizza fatture per operazioni inesistenti.

L’emittente di fatture per operazioni inesistenti sconta la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni (art. 8, 1° comma, D. Lgs. 74/00) e se nel corso del medesimo periodo di imposta vengono emesse o utilizzate più fatture false, la condotta si considera come un unico reato.

Per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti non esiste una soglia minima di punibilità; perciò, anche l’emissione di una fattura falsa per pochi spiccioli è penalmente rilevante.

L’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti  sconta la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni se, annotando le fatture false, espone nella dichiarazione dei redditi o IVA costi  fittizi.

Come per l’emissione, anche per l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti non esiste una soglia minima di punibilità; perciò, anche l’utilizzo di una fattura falsa per pochi spiccioli è penalmente rilevante.

 

Effetti della falsa fatturazione sulla detrazione dell’IVA

Nel caso di utilizzo di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti l’IVA è indetraibile. Infatti, per poter detrarre l’IVA sugli acquisti occorre che questi siano inerenti l’attività svolta dal soggetto passivo IVA e, logicamente, che siano reali.


Quali sono i termini di prescrizione del reato di falsa fatturazione?

La prescrizione è l’estinzione di un reato per il decorso del tempo corrispondente al massimo della pena stabilita dalla legge, per i delitti non inferiore a sei anni.

Sui giornali si legge spesso di sentenze di assoluzione per intervenuta prescrizione: significa che la lunghezza del processo penale ha impedito al giudice di pronunciarsi sulla colpevolezza o meno dell’imputato.

Il termine di prescrizione è di otto anni e si calcola dalla consumazione del reato, cioè la presentazione delle dichiarazioni IRES e IVA in cui vengono esposti costi per operazioni inesistenti ed IVA afferente ad operazioni mai poste in essere.

I termini di prescrizione del reato di emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti si interrompono nei casi elencati all’articolo 160 del Codice penale:

  • a sentenza o decreto di condanna, l’ordinanza che applica le misure cautelari personali (ad es. divieto di espatrio, allontanamento dalla casa familiare ecc.);
  • ordinanza di convalida del fermo o dell’arresto, interrogatorio reso davanti al pubblico ministero o alla polizia giudiziaria, su delega del pubblico ministero, o al giudice;
  • invito a presentarsi al pubblico ministero per rendere l’interrogatorio;
  • provvedimento del giudice di fissazione dell’udienza in camera di consiglio per la decisione sulla richiesta di archiviazione;
  • richiesta di rinvio a giudizio;
  • decreto di fissazione della udienza preliminare
  • ordinanza che dispone il giudizio abbreviato;
  • decreto di fissazione della udienza per la decisione sulla richiesta di applicazione della pena;
  • presentazione o citazione per il giudizio direttissimo;
  • decreto che dispone il giudizio immediato;
  • decreto che dispone il giudizio e decreto di citazione a giudizio.

La prescrizione interrotta comincia nuovamente a decorrere dal giorno della interruzione. Se più sono gli atti interruttivi, la prescrizione decorre dall’ultimo di essi.

In nessun caso l’interruzione della prescrizione può comportare l’aumento di più di un quarto del tempo necessario a prescrivere.

Che impatto ha sulla prescrizione del reato la sentenza della Corte di Giustizia UE del 5.12.2017?

La Corte di giustizia è stata chiamata a pronunciarsi sulla compatibilità con la normativa comunitaria della norma italiana sugli effetti dell’interruzione della prescrizione per i reati in materia di IVA.
Infatti, l’aumento del termine di prescrizione del reato, in caso di interruzione, non oltre un quarto del termine di prescrizione è stato considerato un ostacolo a sanzionare in modo efficace le frodi gravi (ad esempio le false fatturazioni) che ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea).
In parole semplici, in caso di interruzione della prescrizione, il nuovo decorso del termine di prescrizione, per non più di un quarto del termine iniziale, anzichè dell’intero, può comportare sentenze di assoluzione per intervenuta prescrizione, ledendo gli interessi finanziari dell’Unione Europea.

Nella precedente sentenza “Taricco”, la Corte di Giustizia aveva ritenuto che i giudici italiani devono, in questi casi, disapplicare le norme interne per poter rispettare le norme comunitarie.

La Corte costituzionale italiana si è nuovamente rivolta alla Corte di giustizia UE per i reati di contrabbando di tabacchi lavorati esteri.

La Corte di giustizia UE ha ribadito il concetto espresso nella sentenza Taricco:  i giudici italiani, nell’ambito di un procedimento penale per reprimere reati in materia di IVA, devono disapplicare le norme interne sulla prescrizione che impediscano di infliggere sanzioni penali effettive e dissuasive nei casi di reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione Europea.

Questa sentenza è di interesse per tutti coloro che emettono ed utilizzano false fatture.

Infatti, essendo l’IVA un’imposta comunitaria, ossia che viene riversata in rilevante percentuale all’UE  dagli Stati membri, è evidente che tale incasso viene danneggiato da quei comportamenti fraudolenti, come le operazioni inesistenti che danneggiano gli interessi finanziari dell’Unione europea.

Pertanto, i giudici dovrebbero non applicare le norme sul ricalcolo del termine di prescrizione in caso di interruzione, con l’effetto che, in caso di interruzione, i termini ricominciano a decorrere dall’inizio per intero.

 

 

4 pensieri su “Fatture false e prescrizione del reato – La sentenza della Corte di giustizia UE del 05.12.17

  1. Come riconoscere una fattura falsificata oggi e fatta risalire a 30 anni per dimostrare qualcosa di non avvenuto? È possibile risalire alla frode tramite il modello della fattura stessa?

    1. Dalla domanda mi par di capire che si tratta di un falso documentale e non di una falsa fattura come reato fiscale.
      Se si tratta di questo, deve rivolgersi ad un avvocato penalista.

  2. buon giorno avvocato ho bisogno di una sua consulenza
    telefonica in quanto non posso spostarmi sono stato arrestato in una
    vasta operazione più di 100 persone e mi contestano associazione mafiosa
    che poi il tribunale della libertà me la derubricato in associazione
    esterna in più evasione IVA e fatturazione falsa e riciclaggio volevo sapere se il
    reato di fatturazione false commesse nel 2013 e 2014

    1. Buongiorno Sig. Tipaldi,
      non posso esserle utile. Se è stato arrestato, avrà un suo difensore.
      Può chiedere a lui tutte le delucidazioni del caso.
      Cordiali saluti,
      Avv. Lucia Ripa

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