Contenzioso tributario

Pignoramento diretto del conto corrente: come stanno le cose?

Pignoramento del conto corrente

La notizia fiscale più “hot” del web…

Dal primo Luglio l’Agenzia delle Entrate può usare il nostro conto corrente senza alcun limite, nè preavviso.

Chi ha un profilo Facebook si sarà imbattuto nella condivisione di questa notizia: dal primo Luglio 2017 la “nuova Equitalia” potrà pignorare direttamente il conto corrente dei contribuenti, senza chiedere l’autorizzazione del giudice.

Chi ha “postato” questa notizia non si è, tuttavia, peritato di inserire i riferimenti normativi di questa prassi dittatoriale, accontentandosi di procurare allarme tra i lettori, la maggior parte dei quali ha attribuito autorevolezza a questa fonte, non perchè la notizia fosse ben motivata ed argomentata, ma “per partito preso”. Vi è una buona percentuale di lettori che, poi, di fronte alla confutazione della notizia, preferisce l’allarmismo alla realtà delle fonti e dei fatti.

Se chi sta leggendo ha interesse a capire come stiano realmente le cose, lo invito a proseguire nella lettura.

 

È vero che l’agenzia delle Entrate può procedere al pignoramento diretto dei conti correnti?

La notizia è del tutto falsa.

Infatti, di vero c’è solo che dal primo di Luglio 2017 Equitalia, cioè l’ente che si occupa della riscossione delle imposte e dei contributi previdenziali, verrà accorpata all’Agenzia delle Entrate.

Per effetto dell’incorporazione gli impiegati che si occuperanno della riscossione potranno utilizzare le banche dati dell’anagrafe tributaria e dell’INPS e delle Direzioni provinciali del lavoro, a cui l’Agenzia delle Entrate ha accesso.

Quali sono gli effetti per i contribuenti?

L’Agenzia delle Entrate, tramite l’anagrafe dei conti correnti, è a conoscenza dei conti correnti aperti dai contribuenti e di quelli con liquidità giacente; perciò, la riscossione dei crediti erariali sarà più efficace, potendo conoscere l’obiettivo prima di iniziare la procedura.  A parte queste novità, tutta la procedura di riscossione, e, quindi, anche il pignoramento del conto corrente, non è stata modificata rispetto al passato.

 

Qual’è la procedura vigente per il pignoramento del conto corrente?

Mi è capitato varie volte che dei clienti di Jesi si siano rivolti a me in queste situazioni.

Due avevano subito il pignoramento del conto corrente ed una era stata “avvisata”.

Infatti, per fortuna, nessuno ha vissuto l’esperienza di trovarsi pignorato il conto corrente “dalla sera alla mattina”, senza alcuna spiegazione.

Intanto, è bene sapere che il pignoramento (del conto corrente o dello stipendio) appartiene alla fase della “espropriazione forzata”: si tratta della riscossione, appunto, non volontaria di crediti che il debitore non ha pagato.

Già il solo buon senso fa concludere che se si tratta di crediti non incassati, evidentemente devono avere avuto una “fonte”: nel caso dei debiti verso l’Erario c’è stato un momento precedente in cui il debito del contribuente è venuto ad esistenza.

È importante sapere che questo non significa che si tratta di un debito legittimamente esistente; come ho già spiegato nei post  “Quali sono i termini per la presentazione del ricorso tributario?” e “Cartella di pagamento: che cosa devo fare se ne ricevo una?”, gli avvisi di accertamento e le cartelle di pagamento, se non impugnati con ricorso tributario nel termine di sessanta giorni dalla notifica, diventano definitivi.

Perciò, se, ad esempio, un avviso di accertamento viene tenuto nel cassetto con la speranza si autodistrugga, si otterrà solo l’effetto che la pretesa del Fisco, anche se totalmente infondata, diventerà definitiva, cioè un credito dell’Erario verso il contribuente, a cui non resterà che pagare.

 

Esempio 1

Parlando in termini tecnici, il pignoramento del conto corrente ha come fonte, ad esempio, un avviso di accertamento, che, dal 2010, è anche titolo esecutivo.

Significa che, se non si pagano le somme dovute a titolo di riscossione provvisoria (cioè un terzo delle imposte), decorso un certo termine (non mi dilungo per non creare confusione), le somme vengono prese in carico dall’ente incaricato della riscossione (dal primo Luglio sarà una “costola” dell’Agenzia delle Entrate”) che inizierà l’esecuzione forzata.

Cartella Equitalia

Attenzione! La presa in carico è preceduta dalla notifica di un atto di intimazione, emesso dall’Agenzia delle Entrate, che invita il destinatario a pagare le somme indicate entro sessanta giorni e che dà la motivazione delle somme dovute (restando all’esempio:  avviso di accertamento n. YXXXX/2017, notificato il…..).

L’atto di intimazione informa anche il contribuente che, trascorsi ulteriori trenta giorni, il carico verrà passato all’ufficio incaricato della riscossione, senza la successiva emissione di una cartella di pagamento e verranno adottate tutte le misure previste dalla legge per assicurare il recupero delle somme richieste.

Perciò, il pignoramento del conto corrente di questo contribuente non “cade dal cielo”, ma è l’effetto della sua negligenza.

 

Esempio 2

Il pignoramento del conto corrente può avere la fonte in una cartella notificata per (presunto o effettivo) mancato pagamento di imposte, non impugnata nei sessanta giorni dalla notifica.

Inoltre, se entro un anno dalla notifica della cartella di pagamento, non è iniziata l’esecuzione forzata, occorre notificare al contribuente un avviso che contiene l’intimazione ad adempiere entro cinque giorni.

Questi esempi hanno come riferimento normativo: gli articoli 29 del D.L. 78/2010, convertito in Legge dall’art. 1 della L. 122/2010 (avviso di accertamento esecutivo), 49 e 50, DPR 602/72 (inizio dell’esecuzione forzata).

Da tutto ciò risulta che, pur se “scalcagnato”, il nostro ordinamento tributario offre ancora delle tutele al contribuente che sia debitore dell’Erario.

 

Come ci si tutela dal pignoramento del conto corrente?

Come ho già sottolineato nei miei post sul contenzioso tributario, la prima tutela è essere consapevoli di ciò che si riceve: questo permette anche di capire quale sia il metodo migliore per difendersi.

Perciò, aprite la “fatidica” busta verde, leggete quello che c’è scritto e, se non si capisce, interpellate chi può darvi informazioni e spiegazioni.

  • Se ciò che avete ricevuto è un avviso di accertamento, valutate se la richiesta dell’Agenzia delle Entrate sia fondata o meno ed agite di conseguenza: se è totalmente fondata, consiglio ai miei clienti di “fare acquiescenza” pagando le sanzioni ridotte ad un terzo.
  • Se non è totalmente fondata, valutate se ci sono documenti che si possono produrre per concludere un accertamento con adesione.
  • Se è totalmente infondata, consiglio di presentare istanza di annullamento in autotutela e, in mancanza di annullamento, ricorso nei sessanta giorni dalla notifica.
  • Se, invece, la busta verde contiene un atto di intimazione di pagamento, l’unico rimedio è ridurre il danno: chiedere il pagamento rateale.
  • Se viene recapitata una cartella di pagamento, si deve valutare l’impugnazione o la richiesta di rateazione (mi esprimo in termini generali, per valutare le singole situazioni occorre un incontro con il contribuente). La medesima conclusione vale se il contribuente riceve un sollecito di pagamento o un preavviso di fermo: occorre attivarsi quanto prima per pagare integralmente o per chiedere una dilazione di pagamento (il preavviso dà cinque giorni di tempo).

Le informazioni importanti da memorizzare sono:

  • approfondire sempre le notizie, considerando che non stiamo parlando di gossip e paparazzi, ma di effetti giuridici, che, per loro natura, devono avere una norma che li preveda;
  • avere cura della corrispondenza (sia per posta cartacea, che a mezzo PEC);
  • rivolgersi ad un avvocato tributarista, per non trovarsi spiacevoli (e, soprattutto, onerose) sorprese.

 

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