Contenzioso tributario

Se pago la cartella di pagamento posso poi impugnarla?

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Cartella di pagamento

Vi è arrivata una cartella errata e intendete impugnarla; che succede se, prima della scadenza dei termini, la pagate in tutto o solo la prima rata?
La recentissima sentenza della Cassazione 3347/2017 ha ritenuto che il pagamento della cartella prima della scadenza non escluda la possibilità di presentare il ricorso tributario.

Sommario.

  1. Premessa
  2. Che cos’è l’acquiescenza alla cartella di pagamento e quali i suoi effetti?
  3. Il caso sottoposto alla Cassazione
  4. Effetti pratici

 

  1. Premessa.

Come già spiegato nel post sulla cartella di pagamento, essa è titolo esecutivo e, perciò, se non pagata, permette al concessionario della riscossione di iniziare l’esecuzione forzata sui beni del contribuente.

In questo post analizzo il caso di una cartella di pagamento errata che il contribuente voglia impugnare, ma che paghi ratealmente prima della scadenza naturale per evitare problemi di esecuzione forzata.

Fino alla sentenza n. 3347/17 avrei consigliato al contribuente di presentare prima il ricorso e, poi, chiedere la rateazione o  effettuare il pagamento integrale e così ho fatto, proprio in due situazioni che mi sono capitate a fine Ottobre 2016, in cui mi sono raccomandata di non pagare prima che avessi notificato il ricorso.

 

2. Che cos’è l’acquiescenza alla cartella di pagamento e quali i suoi effetti?

Com’è noto, con il processo tributario si impugna la cartella di pagamento elencando e spiegando i motivi per cui è illegittima: ad es. conteggio errato, errata applicazione di una norma alla situazione del contribuente, ecc.

Come spiegato nel post sulla cartella di pagamento, l’impugnazione impedisce alla cartella di diventare esecutiva, cioè di essere efficace nei confronti del contribuente.
È logico che l’impugnazione è contraddittoria con l’acquiescenza, che è il suo contrario.

Che significa acquiescenza alla cartella di pagamento?

Acquiescenza è il comportamento del contribuente che, per fatti concludenti, appunto, riconosce che la pretesa contenuta nella cartella di pagamento è corretta e che non ha interesse ad impugnarla davanti alla Commissione Tributaria.

Ad es.: mi sono dimenticata di pagare la tassa automobilistica e mi è stata notificata una cartella. Riconosco di essere in torto e la pago: il pagamento è il comportamento che indica il mio riconoscimento che la cartella è corretta.
La domanda è a questo livello: se pago significa, sempre e comunque, che riconosco la correttezza della cartella e, perciò, viene meno il mio interesse ad impugnarla?



3. Il caso sottoposto alla Cassazione.

La causa portata in Cassazione riguardava un ente che aveva chiesto ed ottenuto  la rateazione della cartella prima della proposizione del ricorso ed Equitalia aveva eccepito l’avvenuta acquiescenza e l’inammissibilità del ricorso (cioè, appunto, la mancanza di interesse del contribuente che rende impossibile presentare il ricorso).

La Cassazione ha “rispolverato” una vecchia sentenza del 1975, la n. 376355, che aveva affermato come principio di diritto quello di non poter attribuire valore di rinuncia alla contestazione della somma richiesta alle istanze di rateizzazione, a meno che non siano scaduti i termini per proporre ricorso contro la cartella (su questo rinvio al post sulla cartella di pagamento…).
L’acquiescenza, secondo la Cassazione, si ricollega solo ed esclusivamente ad una controversia esistente tra Fisco e contribuente e sia determinabile oggettivamente. Nell’ambito di tale controversia la rinuncia del contribuente deve essere contenuta in una dichiarazione espressa o in un comportamento che sia univoco, cioè il cui unico significato sia la rinuncia alla causa.

 

4. Effetti pratici.

La pronuncia è molto importante dal punto di vista pratico.

Mi è capitato due anni fa che, per una pura e semplice richiesta di informazioni sul pagamento rateale di una tassa rifiuti, a cui non seguì nemmeno il pagamento del contribuente, la Commissione Tributaria provinciale di Milano, aderendo all’eccezione del concessionario della riscossione, dichiarò inammissibile, senza nemmeno scendere nel merito, il ricorso successivamente presentato dal contribuente adducendo l’intervenuta acquiescenza.

La sentenza della Cassazione fa giustizia di pronunce di questo tipo.

Anche quando si valuta il comportamento da tenere si può serenamente considerare l’eventualità di una richiesta di una rateizzazione prima del termine per impugnare (magari l’ultimo giorno utile, per prudenza).

 

 

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2 pensieri su “Se pago la cartella di pagamento posso poi impugnarla?

  1. Ho pagato anche io una grossa cartella esattoriale (circa 21.000) – contro la quale oggi vorrei ricorrere – perché – all’epoca – spaventata dall’iscrizione ipotecaria. Solo molti anni dopo mi sono accorta che è stata notificata con modalita’ che fanno presagire che non vi è la presunzione di consegna dell’atto.

    1. Buon pomeriggio Annarita,
      purtroppo, come ho spiegato nel post, una volta pagata la somma, la cartella di pagamento definitiva.
      Inoltre, come spiegato nel post “Ricorso tributario-novità 2018 nei termini per la presentazione”, se anche non avessi pagato, decorsi sessanta giorni dalla notifica, non puoi più impugnare la cartella.

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