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Ricorso tributario – Novità 2018 nei termini per la presentazione

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Termini ricorso tributario - Novità 2018

I termini di impugnazione sono fondamentali per far valere i propri diritti nei confronti di un atto tributario: non basta avere ragione, occorre che i motivi di impugnazione vengano esposti nei termini di decadenza. Vediamo quali sono le modifiche vigenti da Gennaio 2018 ai termini di impugnazione degli avvisi di accertamento o delle cartelle di pagamento.

 

Quali sono i termini di impugnazione di un atto tributario? Quali sono gli effetti della tardiva impugnazione?

Quando si riceve la notifica di un atto tributario e si ritiene di avere ragione, il primo adempimento è segnare in  agenda la data di scadenza dei termini per il ricorso.
Il termine è sessanta giorni dalla notifica dell’atto: se è avvenuta a mezzo posta, la notifica ha significato consegna dell’atto nelle mani proprie del destinatario o di persona di famiglia (questa è l’ipotesi principale). La notifica a mezzo PEC consiste nell’invio dell’atto tributario tramite la posta elettronica certificata e si conclude nella data ed ora in cui il messaggio è consegnato nella casella di posta del destinatario.

Attenzione: 60 giorni non sono 2 mesi!

I termini per impugnare un atto tributario sono perentori, cioè sono tassativi, perciò, non si possono considerare rispettati neppure se il ricorso viene presentato il 61° giorno successivo alla notifica.
Il ricorso tributario tardivo è inammissibile, di conseguenza l’atto tributario è immodificabile.

Ad esempio, l’impugnazione tardiva di un avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle Entrate impedisce di impugnare la presa in carico della posizione debitoria da parte dell’Agenzia Entrate Riscossione contestando che le somme derivano da un avviso di accertamento errato.

 

Cosa cambia dal 2018 per presentare un ricorso tributario?

Viene esteso agli atti di valore fino ad € 50.000 l’ambito di applicazione del ricorso ai sensi dell’articolo 17 bis, D.Lgs. 546/92.
Il valore della lite è l’importo delle imposte accertate oppure, se viene impugnato un atto di irrogazione sanzioni, è l’importo delle sanzioni.

Se viene notificato, ad esempio, un avviso di accertamento di valore fino a € 50.000, il ricorso tributario produce anche gli effetti del reclamo e può contenere una proposta di mediazione. Per consentire che vi sia un contraddittorio tra il ricorrente e l’ente che ha emesso l’atto impugnato i termini per la costituzione in giudizio sono sospesi per novanta giorni dalla notifica del ricorso.

L’innalzamento del limite (prima fino ad € 20.000) per presentare ricorso ex art. 17 bis opera per tutti gli atti (avvisi di accertamento, cartelle di pagamento) notificati dal primo di Gennaio 2018.

Per quanto riguarda il silenzio rifiuto, il nuovo limite vale per quelli che si sono formati dal primo di Gennaio 2018 (ricordo che dalla data dell’istanza devono essere decorsi 90 giorni senza ottenere alcuna risposta).

 

Esiste una sospensione dei termini d’impugnazione? In quali periodi dell’anno?

I termini per l’impugnazione degli atti tributari sono sospesi solo nei casi previsti dalla legge:

  • procedura di accertamento con adesione;
  • sospensione feriale dei termini di impugnazione.

 

Accertamento con adesione

L’accertamento con adesione è una procedura che precede la causa ed ha come obiettivo di trovare un accordo tra Fisco e contribuente, per evitare di interporre il ricorso tributario.
Questa procedura è conveniente nelle situazioni dubbie, in cui è difficile che la ragione sia tutta di una parte; il contribuente, dimostrando la bontà della propria tesi propone un accordo che ha come contenuto una riduzione delle imposte dovute.
Se il Fisco accetta, si firma un verbale di adesione con cui vengono riconteggiate le imposte dovute e le sanzioni, calcolate sulle “nuove” imposte, sono ridotte ad 1/3.
Per permettere quest’attività, i termini di impugnazione sono sospesi per 90 giorni; in sostanza, i termini per impugnare sono in totale 150 giorni.

Sospensione feriale dei termini

Ogni tipo di  termine processuale: notifica, costituzione in giudizio, deposito atti successivi al ricorso tributario viene sospeso dal primo al 31 di Agosto e riprendono a decorrere dal primo di Settembre.

Attenzione! I termini per la riscossione non sono sono termini processuali, quindi non si continuano a decorrere; dunque, la scelta di quando impugnare un atto che scade a Settembre è legata anche alla necessità di chiedere la sospensione della cartella di pagamento.

 

È possibile cumulare la sospensione feriale dei termini e l’accertamento con adesione?

Se si riceve la notifica di un avviso di accertamento a Giugno, i termini d’impugnazione possono beneficiare sia della sospensione feriale che dell’accertamento con adesione.
In termini tecnici viene definito cumulo della sospensione feriale con l’accertamento con adesione ed è stato confermato dal D. L. 193/16.
Conferma importante, in quanto il cumulo, riconosciuto dalla prassi dell’Agenzia delle Entrate (R.M. 159/1999 e C.M. 65/2001) che era osservata dai difensori, era stato negato dalla Corte di cassazione, nella sentenza n. 11632 del 2015, tra la preoccupazione e l’ansia dei difensori.

 

L’importanza dei termini nel ricorso tributario

Non finirò mai di sottolinearlo abbastanza: i termini sono le fondamenta del ricorso tributario: un bellissimo ricorso presentato fuori termine è perfettamente inutile, anzi dannoso.
Perciò, anche nel settore tributario, occorre prima di tutto progettare l’atto in funzione dei termini a disposizione: l’ottimo è rivolgersi immediatamente da un avvocato tributarista per sottoporgli la questione, con tutti i documenti.

Ci sono questioni complesse, che richiedono tempo per essere comprese e poter scrivere la difesa più efficace, senza contare che il nuovo incarico va inserito nell’organizzazione dello studio.
Perciò, non meravigliatevi se, presentandovi all’avvocato la settimana prima della scadenza, ricevete una risposta negativa.

 

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