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Note di variazione e dichiarazione integrativa IVA

Dichiarazione integrativa iva - Variazioni

Dichiarazioni integrative dell’imposta sui redditi

Sono emozionata: questo è il primo mio post sulla dichiarazione integrativa IVA!

Finora ho analizzato le dichiarazioni integrative dell’imposta sui redditi come si può evincere dall’elenco dei post inerenti che trovate qui a seguire.

Nel 2020 l’Agenzia delle Entrate ha risposto a due interpelli proposti da società che svolgono lo smaltimento dei rifiuti e che avevano addebitato l’IVA sulla TIA1 negli anni 2006, 2007 e 2008.
Dopo la rottamazione dei ruoli fino a € 1.000, si trovano a dover annullare l’IVA a debito che era contenuta nelle fatture emesse e non riscosse.

Qui nasce il problema di come recuperare l’IVA addebitata nelle fatture della TIA1.

La casistica risolta dall’Agenzia delle Entrate nel 2020

Le risposte ad interpello n. 107 e 90 del 2020 riguardano la medesima problematica.
I richiedenti sono due società di smaltimento dei rifiuti urbani.
Dal punto di vista pratico, perciò, per il 2006, 2007 e 2008 hanno emesso fattura e sulla TIA1 hanno applicato l’IVA del 10%.

Ad esempio, fattura (volgarmente detta “bolletta”) del primo trimestre del 2006 emessa ad Aprile 2006: 

  • TIA1         €  500
  • IVA (10%) €   50
  • TOTALE    € 550

Immaginiamo che le fatture emesse nel primo trimestre ammontino a: € 40.000 TIA1 e € 4.000 IVA a debito.

Per concludere l’esempio, do per scontato che le fatture siano state registrate e che i 4.000 € siano stati inclusi nella liquidazione IVA del mese di Aprile.

La riscossione della TIA1 nei confronti degli utenti morosi è stata affidata all’Agenzia Entrate riscossione.

L’articolo 4 del D.L. 119/2018 ha previsto lo stralcio dei crediti fino a € 1.000 affidati all’Agente della riscossione dal 2000 al 2010.

Per tornare all’esempio: per il 2006 Agenzia Entrate riscossione deve ancora riscuotere crediti per € 100.000.

A seguito dell’articolo 4 del D.L. 119/2018 il credito viene annullato per legge.
Cosa succede all’IVA che è stata a suo tempo versata?
Va persa o c’è un rimedio?
Questa è, in sintesi, la domanda che i gestori del servizio rifiuti pongono all’Agenzia delle Entrate.
Ecco la risposta:

L’IVA che è stata versata a suo tempo può essere recuperata.

Apro una parentesi per rendere comprensibile il concetto.
Tornando all’esempio: era stata emessa una fattura che indicava un’IVA a debito di € 50.
L’IVA era stata versata.

Per recuperare l’IVA occorre annotare nei registri IVA un documento di contenuto uguale, ma di segno contrario: la nota di variazione (detta volgarmente “nota di credito”).
Quindi, la nota di variazione indicherà: 

a storno fattura n…./2006; art. 4, D.l. 119/2018

  • € 500 TIA1
  • €  50 IVA
  • € 550 TOTALE FATTURA 

La nota di variazione viene registrata come credito IVA.
Per capirci: come se il cedente avesse ricevuto una fattura di acquisto, con IVA detraibile.

La detrazione dell’IVA può essere esercitata, al più tardi, con la dichiarazione relativa all’anno in cui il diritto alla detrazione è sorto ed  alle  condizioni  esistenti  al  momento della nascita del diritto medesimo.

Qui chiudo la parentesi e torno all’argomento di questo post.

Nel 2019, le società di gestione rifiuti hanno emesso nota di variazione delle fatture emesse e rottamate.
Il diritto a detrarre l’IVA esposta nella nota di variazione può essere esercitato entro la dichiarazione IVA 2020, relativa al 2019.

Se la nota di variazione non è stata considerata nella dichiarazione IVA 2020, il credito IVA è perso?

A questo punto arriva la parte innovativa.

Entrambe le risposte rispondono negativamente.

Se il contribuente ha presentato la dichiarazione IVA senza indicare il credito esposto nella nota di variazione, può rimediare presentando dichiarazione integrativa.

La dichiarazione integrativa a favore può essere presentata entro i termini previsti per l’accertamento dell’IVA.

La risposta ad interpello n. 55/2019

Sono scontate le risposte ad interpello n. 107 e 90 del 2020?
Da un certo punto di vista, sì.

Se esiste una norma (articolo 8, DPR 322/98) che stabilisce la possibilità di correggere la dichiarazione IVA già presentata, è ovvio che si possa anche correggere l’omissione di un credito IVA.

Ricordo, però, che nel 2019 l’Agenzia delle Entrate, nella risposta 55/2019, ha affrontato il medesimo problema.
E ha negato la possibilità di correggere la dichiarazione già presentata.
Perché?
Perché l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto che non ci fosse nessun errore od omissione commessi nell’anno in cui era stata emessa la fattura.
Perciò, nulla da correggere.

Il principio di capacità contributiva

Le risposte agli interpelli che ho analizzato in questo post affrontano temi complessi.

Non sempre le norme sono collegate tra loro in modo logico.
L’emissione della nota di variazione dovuta a nullità, annullamento, revoca o risoluzione, sia giudiziale che dovuta a legge (“e simili” del comma 2 dell’articolo 26 DPR 633/72) non prevede l’errore.

Occorre, tuttavia, elasticità nel risolvere problemi che sono sostanziali.
Le risposte n. 107 e 90 del 2020 evidenziano una tale elasticità e sono conformi al principio di capacità contributiva.