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Investimenti ambientali: la CTR Piemonte è a favore del contribuente

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Sentenza 903-2-2019 CTR Piemonte

Negli investimenti ambientali l’emendabilità della dichiarazione fiscale è un affare semplice, reso complicato dall’Agenzia delle Entrate. Nonostante la chiarezza delle norme, che sono state anche integrate nel 2016 per renderle più comprensibili, la modifica della dichiarazione a vantaggio del contribuente continua ad essere un problema annoso.
Anche la Corte di cassazione ritiene, in modo costante e condiviso, che la dichiarazione sia modificabile, in quanto dichiarazione di scienza e, addirittura, la modifica può avvenire in sede giudiziaria. Per questo è molto soddisfacente la  sentenza n. 903/2/2019 della Commissione Tributaria Regionale del Piemonte.

 

La tariffa incentivante per gli  impianti fotovoltaici è cumulabile con la Tremonti ambientale?

Per tanti anni la legge 244/2007 era di difficile interpretazione in merito agli investimenti ambientali.
Infatti, non si riusciva a capire se le tariffe incentivanti applicabili agli impianti fotovoltaici si potessero cumulare con la Tremonti ambientale.
Il problema derivava dall’articolo 2, comma 152° della legge 244/2007 che vietava la cumulabilità delle tariffe agevolate con altri incentivi pubblici di natura nazionale, regionale, locale o comunitaria in conto energia, in conto capitale o in conto interessi con capitalizzazione anticipata assegnati dopo il 31 dicembre 2007.

L’enigma è rimasto irrisolto fino al 2011, anno in cui è stato introdotto l’articolo 26, 3° comma, del  D.Lgs n. 28 del 03/03/2011 che stabilisce:

“Il primo periodo del comma 152 dell’articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, non si applica nel caso di fruizione della detassazione dal reddito d’impresa degli investimenti in macchinari e apparecchiature… (omissis)”.

Gli impianti fotovoltaici hanno dovuto attendere l’ art. 19 del D.M. 5.7.2012 “V conto energia”.

In base a questa norma un impianto fotovoltaico può beneficiare sia della tariffa incentivante prevista dal conto energia, sia dell’agevolazione Tremonti ambiente, fino ad un tetto massimo del 20%  dell’investimento.

La R.M. 58/2016, della Direzione Centrale normativa ha chiarito che il divieto di cumulo delle tariffe agevolate con gli incentivi pubblici in conto capitale, di cui all’art. 9 del D.M. 19 febbraio  2007 per la parte eccedente il 20% del costo dell’investimento, riguarda anche la Tremonti ambientale facendo riferimento all’art. 19 del DM  5 luglio 2012.

Anche la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia è stata del medesimo avviso con la sentenza n. 3656/45/2016 che ha ritenuto:

“Il cumulo della tariffa incentivante del Conto Energia con la detassazione ambientale è legittimo per gli investimenti completati entro la data del 26.06.2012”, confermando la cumulabilità di tutte le tariffe incentivanti (II, III e IV conto energia).

 

Qual’è la procedura da seguire per gli investimenti ambientali?

A causa delle difficoltà interpretative che ho citato sopra, quasi nessuna impresa che avesse effettuato investimenti ambientali aveva indicato la detassazione Tremonti ambientale nella denuncia dei redditi del periodo d’imposta in cui era stato installato l’impianto fotovoltaico.
Perciò, aveva pagato più IRES di quella effettivamente applicabile.

Per correggere l’errore e riportare la situazione in equilibrio, ha dovuto presentare una dichiarazione integrativa del Modello UNICO originario in cui ha esposto il  credito per l’IRES versata in eccesso rispetto a quella effettivamente dovuto e/o una perdita fiscale riportabile invece dell’utile originariamente indicato.

Questo comportamento, riconosciuto dalle norme, avvallato dalla prassi ministeriale e dalla Corte di cassazione, è stato ed è duramente contestato dall’Agenzia delle Entrate, che notifica avvisi di accertamento e/o cartelle di pagamento.

Da qui un contenzioso di dimensioni epocali.

 

La sentenza 903/2/2019 della Commissione Tributaria Regionale del  Piemonte

La sentenza conferma la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Asti favorevole al contribuente, condividendone le ragioni.

La sentenza ritiene che il contribuente abbia diritto di modificare la dichiarazione fiscale che lo ha danneggiato, anche a causa della scarsa chiarezza della normativa di settore.
In parole povere, la sentenza riconosce che la dichiarazione originariamente presentata non indicava la detassazione per investimenti ambientali perchè la normativa sul cumulo con la tariffa incentivante non era affatto chiara.

Questo diritto può essere esercitato anche in sede contenziosa, senza che possano trovare applicazione i termini della fase amministrativa.

In sostanza: il contribuente che ha ricevuto un avviso di accertamento o una cartella di pagamento può impugnarle davanti alla Commissione tributaria evidenziando che ha commesso errori od omissioni a suo danno.

Davanti al giudice il contribuente può ancora rimediare e, di conseguenza, ottenere l’annullamento della pretesa fiscale.

Ovviamente, il contribuente si troverà a suo agio e potrà raggiungere al meglio il suo obiettivo affidandosi ad un professionista che “mastica” questa materia: l’avvocato tributarista.

 

 

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