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Investimenti ambientali: la sentenza n. 390/2/2019 della Commissione Tributaria regionale del Piemonte

Investimenti ambientali sentenza 390-2-2019 Commissione Tributaria Piemonte

Uno dei problemi interpretativi più assillanti per le imprese che hanno effettuato investimenti ambientali con la Tremonti è quello della possibilità di integrare la dichiarazione originaria anche nel corso della causa. Ciò è possibile perchè la dichiarazione fiscale è una dichiarazione di scienza. Questo dovrebbe essere ovvio e scontato per tutti: è un caposaldo del diritto tributario! L’Agenzia delle Entrate ovviamente non la pensa così. Infatti, per i funzionari dell’Agenzia delle Entrate la dichiarazione è una dichiarazione di volontà, cioè un contratto e non si può modificare, salvo casi particolari. La sentenza n. 390/2/2019, pur contraria al contribuente, contiene una perla di particolare valore su questo annoso problema. Apriamo lo scrigno insieme!

 

Le tariffe agevolate per gli  investimenti ambientali sono cumulabili con la Tremonti ambientale?

Per vari anni dall’entrata in vigore della legge 244/2007 era veramente problematico capire se le tariffe agevolate di cui beneficiavano le imprese che avevano effettuato investimenti ambientali fossero cumulabili con la Tremonti ambientale.

L’articolo 2, comma 152° della legge 244/2007 sugli incentivi alla produzione di energia elettrica con impianti alimentati da fonti rinnovabili di energia non consentiva la cumulabilità delle tariffe agevolate con altri incentivi pubblici di natura nazionale, regionale, locale o comunitaria in conto energia, in conto capitale o  in conto interessi con capitalizzazione anticipata assegnati dopo il 31 dicembre 2007.

Fino al 2011 le imprese non l’hanno capito e finalmente è stato approvato l’articolo 26, 3° comma, del  D.Lgs n. 28 del 03/03/2011, secondo cui:

“Il primo periodo del comma 152 dell’articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, non si applica nel caso di fruizione della detassazione dal reddito d’impresa degli investimenti in macchinari e apparecchiature… (omissis)”.

Per gli impianti fotovoltaici è stato emanato un altro chiarimento: l’ art. 19 del D.M. 5.7.2012 “V conto energia

Secondo questo articolo un impianto fotovoltaico può sommare la tariffa incentivante prevista dal conto energia, con l’agevolazione Tremonti ambiente, fino ad un totale del 20%  dell’investimento.

La R.M. 58/2016, della Direzione Centrale normativa ha dettagliato che il divieto di cumulo tra tariffe agevolate ed incentivi pubblici in conto capitale, di cui all’art. 9 del  D.M. 19 febbraio 2007 per la parte eccedente il 20% del costo dell’investimento, si applica anche alla Tremonti ambientale facendo riferimento all’art. 19 del DM 5 luglio 2012.

Questo è stato riconosciuto anche dalla CTR Lombardia, nella sentenza n. 3656/45/2016, secondo cui:

“Il cumulo della tariffa incentivante del Conto Energia con la detassazione ambientale è legittimo per gli investimenti completati entro la data del 26.06.2012”

confermando la cumulabilità di tutte le tariffe incentivanti (II, III e IV conto energia).

 

Quali sono gli adempimenti dichiarativi necessari?

La quasi totalità delle imprese che hanno effettuato investimenti ambientali non ha esposto l’agevolazione Tremonti ambientale nella dichiarazione fiscale del periodo d’imposta in cui ha installato l’impianto alimentato da fonti rinnovabili di energia.

Quindi, occorre presentare una dichiarazione integrativa a rettifica del Modello UNICO originariamente presentato, con la conseguente esposizione di un credito per IRES versata in eccesso e/o di una perdita fiscale riportabile.

Queste imprese si sono spesso dovute difendere da avvisi di accertamento e cartelle di pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Di conseguenza, è scaturito un contenzioso di proporzioni impressionanti.

 

Qual’ è la novità della sentenza della CTR Piemonte?

L’interesse della sentenza n. 390/2/2019 è di entrare nel merito in modo convincente in una delle diatribe che oppone il contribuente all’Agenzia delle Entrate.
In parole semplici, l’Agenzia fissa alla dichiarazione integrativa a favore del contribuente il limite della presentazione della dichiarazione per il periodo d’imposta successivo.
Questa interpretazione non è corretta e da sempre è stata opposta un’altra interpretazione, più razionale e conforme ai principi di uguaglianza e capacità contributiva.
La seconda tesi ritiene che il contribuente può modificare la dichiarazione a proprio favore entro gli stessi termini in cui l’Agenzia può controllare le dichiarazioni.
Giusto no?
Non è così facile, ovviamente!
Su questo tema sono piovute dal cielo numerosissime sentenze, a partire dalla “mamma” di tutte le sentenze depositata nel 2002 dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.
Questa famiglia di sentenze va sempre d’amore e d’accordo nel riconoscere che il contribuente può rimediare agli errori fatti a suo svantaggio nella dichiarazione originaria facendoli  valere davanti al giudice tributario.
Questo perchè la dichiarazione dei redditi è una dichiarazione di scienza, modificabile in sede giudiziaria senza limiti di tempo.
In mezzo a questo duello si inserisce la sentenza n. 390/2/2019.
I giudici di Torino ritengono che la mancata indicazione della Tremonti ambientale sia un errore del contribuente.
Questo perchè, esistendo dal 2007 al 2011 incertezza interpretativa sulla cumulabilità delle tariffe agevolate con la Tremonti ambientale, il contribuente non poteva scegliere.
In altre parole, la mancata indicazione della Tremonti ambientale nella dichiarazione fiscale originaria non è una scelta del contribuente, ma un errore.
Se è un errore, il contribuente può farlo valere davanti al giudice tributario ed opporsi all’Agenzia delle Entrate che nega il suo credito o gli chiede un versamento integrativo.

Ancora una volta questa sentenza ha dimostrato che occorre affidarsi ad un avvocato tributarista, che possiede le competenze necessarie per districarsi in questa foresta normativa e per consigliare al meglio il contribuente.

 

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