Gli Investimenti ambientali sono cumulabili, ma l’Agenzia delle Entrate lo nega

Investimenti ambientali - Avvocato tributarista Ancona

Quali sono gli orientamenti della giurisprudenza di merito sugli investimenti ambientali, in particolare sulla cumulabilità delle tariffe agevolate con la Tremonti ambientale?
Dopo due anni di contenzioso intrapreso dai contribuenti nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, la giurisprudenza di merito maggioritaria è dalla parte delle ragioni delle imprese. In alcuni casi le sentenze hanno evidenziato non solo l’infondatezza delle posizioni erariali, ma anche la loro pretestuosità.

In pratica, la detassazione della “Tremonti ambientale” anzichè essere vantaggiosa per i contribuenti, è stata utilizzata dall’Agenzia delle Entrate per fare cassa. Con il risultato di ottenere un pugno di mosche.

Come stanno realmente le cose? Analizziamo i pareri espressi dalla Giurisprudenza.

 

Le tariffe agevolate sono cumulabili con la Tremonti ambientale?

L’articolo 2, comma 152° della legge 244/2007, che ha introdotto gli incentivi alla produzione di energia elettrica mediante impianti alimentati con fonti rinnovabili di energia ha escluso la cumulabilità delle tariffe agevolate con altri incentivi pubblici di natura nazionale, regionale, locale o comunitaria in conto energia, in conto capitale o  in conto interessi  con capitalizzazione anticipata assegnati dopo il 31 dicembre 2007.

L’articolo 26, 3° comma, del  D.Lgs n. 28 del 03/03/2011 stabilisce:

“Il primo periodo del comma 152 dell’articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, non si applica nel caso di fruizione della detassazione dal  reddito d’impresa degli investimenti in macchinari e apparecchiature… (omissis)”.

Un altro intervento chiarificatore sulla possibilità di sommare tariffe agevolate e Tremonti ambiente riguarda gli investimenti in impianti fotovoltaici: art. 19 del D.M. 5.7.2012 “V conto energia”, che ha sottolineato la possibilità, per un impianto fotovoltaico, di cumulare la tariffa incentivante prevista dal conto energia, con l’agevolazione Tremonti ambiente, nel limite massimo del 20% dell’investimento.

La R.M. 58/2016, diramata dalla Direzione Centrale normativa chiarisce che l’autorità competente a pronunciarsi sulla cumulabilità è il  Ministero  dello Sviluppo Economico, che è intervenuto con  la Nota informativa del 18 giugno 2015.
In essa viene precisato che il divieto di cumulo tra tariffe agevolate ed incentivi pubblici in conto capitale, stabilito dall’art. 9 del  DM  19  febbraio  2007 per la parte eccedente il 20% del costo dell’investimento, si  applica  anche  alla detassazione per investimenti ambientali di cui all’art. 6, commi  da  13  a 19, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, come da disposizione interpretativa, inserita nell’art. 19 del DM  5  luglio 2012.

Infine, il costo dell’investimento si riferisce all’intero costo imputabile all’investimento per l’impianto fotovoltaico, iscritto nel bilancio di riferimento.

La CTR Lombardia, nella sentenza n. 3656/45/2016, rigettando l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate, ha ritenuto:

“Il cumulo della tariffa incentivante del Conto Energia con la detassazione ambientale è legittimo per gli investimenti completati entro la data del 26.06.2012”.

Pertanto, l’autorevole Commissione ha confermato la cumulabilità di tutte le tariffe incentivanti (II, III e IV conto energia), che, purtroppo, l’Agenzia delle Entrate si ostinava a negare, nonostante l’autorevole R.M. 58/2016.

 

Per beneficiare della cumulabilità degli investimenti ambientali quali adempimenti devono essere osservati?

Una volta appurata la cumulabilità della tariffa agevolata con la Tremonti ambientale nel limite del 20% del costo dell’investimento, occorre effettuare una variazione in diminuzione dal reddito imponibile nell’apposito Rigo dell’allora Modello UNICO SC.

Come ho evidenziato nel paragrafo precedente, dal 2000 al 2011 sono trascorsi undici anni e le imprese, per scelta prudenziale, non hanno indicato la detassazione nella dichiarazione fiscale

Il modo per rettificare il Modello UNICO già presentato consiste nella presentazione di una dichiarazione integrativa a favore del contribuente, dopo aver riapprovato il bilancio, come richiesto dal comma 16,articolo 6, Legge 388/00 ed inviato la Comunicazione al Mi.Se.

La sentenza n. 13378/2016 della Cassazione a Sezioni Unite ha riconosciuto la possibilità di integrare la dichiarazione fiscale a favore del contribuente anche in corso di causa.

 

Qual’è l’impatto dell’art. 5 D.L. 193/2016, convertito nella L. 225/2016?

È importante questa norma, perchè risolve in modo definitivo il bisticcio interpretativo sui termini per presentare la dichiarazione integrativa a favore del contribuente.

L’articolo 5 accetta la tesi secondo cui la dichiarazione fiscale può essere modificata a favore del contribuente entro i medesimi termini con cui il Fisco può controllare la dichiarazione.

È di grande impatto sulle cause pendenti, in quanto è norma interpretativa e, come tale, ha effetto retroattivo.

L’articolo 5 del D.L. 193/2016 non fa altro che riconoscere ciò che risultava dal testo dell’articolo 2, commi 8 e 8-bis del D.P.R. 322/98.

Cosa emergeva in modo chiaro dal testo?

Il contribuente poteva rettificare la dichiarazione a proprio favore, compensando il credito solo se presentava il Modello UNICO integrativo entro il il termine prescritto per  la  presentazione  della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo.
Oltre questo termine e fino alla scadenza dei termini per l’accertamento delle imposte, il contribuente poteva rettificare la dichiarazione a proprio favore, ma il credito risultante dall’eccedenza di versamento poteva essere solo chiesto a rimborso.

Su questo argomento si è pronunciata la Commissione Tributaria Provinciale di Lodi,  che, nella sentenza 5/1/2017, applicando l’articolo 5 del D.L. 193/16, ha dato ragione al contribuente, ritenendo valide entrambe le dichiarazioni integrative a favore presentate nei termini dell’accertamento delle imposte ed ha ordinato il rimborso delle imposte indebitamente versate.

 

Agevolazioni della Tremonti ambientale: alcune contestazioni sul calcolo

Nel caso di verifiche fiscali o di avvisi di accertamento sono frequenti le contestazioni del conteggio dell’investimento.

Le più comuni sono: la duplicazione del costo dell’investimento ambientale sia come investimento che come ammortamento, la medesima contestazione viene fatta in caso di acquisto in leasing, la mancata considerazione dei ricavi della vendita dell’energia.

In merito alla correttezza dell’inclusione dell’ammortamento tra i profitti operativi, intesi dalla Disciplina comunitaria come risparmi sui costi, militano una serie di sentenze di merito:

  • Commissione Tributaria Provinciale di  Ancona, sent. 1020/2/2017, idem, sent. 187/3/2017;
  • Commissione Tributaria Provinciale di Vercelli, sent. 16/3/2017;
  • Commissione Tributaria provinciale di Torino, sent. n. 969/2/2017;
  • Commissione Tributaria Provinciale di Bologna, sent. n. 778/1/2017.

 

 

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