Aspetti fiscali degli investimenti ambientaliContenzioso tributario

Investimenti ambientali – La CTP di Lodi si pronuncia sul D.L. 193/2016

Tremonti ambiente - CTP Lodi -D.L. 193-2016

Nei precedenti post sugli investimenti ambientali mi sono occupata di:

  • nozione di investimenti ambientali, analizzando la normativa e la prassi di riferimento;
  • cumulabilità delle tariffe agevolate previste per le varie categorie di investimento ambientale con la Tremonti ambiente;
  • quali siano gli adempimenti pratici ed i problemi che le imprese che hanno effettuato investimenti ambientali devono affrontare e come risolverli;
  • novità introdotte l’articolo 5 del D. L. 193/2016 nelle dichiarazioni fiscali integrative e che interesse hanno per le imprese che hanno effettuato investimenti ambientali e non li hanno dichiarati nella dichiarazione fiscale originaria. Infatti, tale norma risolve, in via interpretativa, il problema dell’emendabilità della dichiarazione a favore del contribuente oltre il termine stabilito dall’articolo 2, comma 8- bis, D.P.R. 322/98, consentendo di integrare la dichiarazione entro il termine previsto dall’articolo 43 del DPR 600/73 per l’accertamento delle imposte.

In questo post mi soffermo sulla sentenza n. 5/1/17 della Commissione Tributaria Provinciale di Lodi che si è pronunciata sull’argomento.

 

Sommario.

1. Il caso risolto dalla sentenza n.5/1/17 della CTP di Lodi

2. Effetti pratici per le imprese che hanno effettuato investimenti ambientali

 

1. Il caso risolto dalla sentenza n.5/1/17 della CTP di Lodi

Come ho esposto nel precedente articolo: ”Effetti del D.L. 193/2016 sugli investimenti ambientali” con l’articolo 5 del D.L. 193/2016, il legislatore finalmente ha preso posizione (anche se, a mio avviso, la norma era già chiara) sulla facoltà del contribuente di rettificare a proprio favore la dichiarazione fiscale già presentata non solo entro il termine prescritto per  la  presentazione  della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo, ma anche oltre tale termine e fino alla scadenza dei termini per l’accertamento delle imposte.
L’unica differenza consisteva nell’esclusione, in questo secondo caso, della possibilità di compensare il credito risultante dalla dichiarazione, rimanendo aperta solo la porta del rimborso.

La CTP di Lodi viene investita di un caso riguardante il socio al 50% di una Snc che aveva presentato due dichiarazioni integrative nel 2015 per il 2011 ed il 2012, indicando delle variazioni in diminuzione ulteriori rispetto a quelle esposte nelle dichiarazioni fiscali originarie.
Per effetto di questa modifica il reddito si riduceva ed anche la percentuale imputata per trasparenza ai soci che, così, risultavano aver pagato in eccesso l’IRPEF e le relative addizionali.
Il socio aveva presentato istanza di rimborso, ma si era trovato di fronte un silenzio rifiuto, appunto impugnato davanti alla CTP.

L’Agenzia delle Entrate nella causa sosteneva che nei termini dell’articolo 43 del DPR 600/73 fosse possibile presentare solo una dichiarazione integrativa a proprio svantaggio o correggere solo errori di compilazione.

Invece, applicando l’articolo 5 del D.L. 193/16, la Commissione ha dato ragione al contribuente, ritenendo valide entrambe le dichiarazioni integrative a favore presentate e ordinando il rimborso delle imposte indebitamente versate.

 

2. Effetti pratici per le imprese che hanno effettuato investimenti ambientali

Questa sentenza ha un importante effetto psicologico: conforta i contribuenti che hanno intrapreso la medesima strada del contribuente vittorioso, presentando dichiarazione integrativa e che, alla luce di questa sentenza, possono sperare di non ricevere una comunicazione di irregolarità da parte dell’Agenzia delle Entrate o una cartella di pagamento da parte di Equitalia.

Purtroppo questo è recentemente capitato a dei clienti, anche loro soci di una Snc che si sono rivolti al mio studio di Jesi per essere difesi davanti alla CTP di Ancona. Al momento abbiamo ottenuto la sospensione della cartella di pagamento emessa da Equitalia e questo lascia ben sperare.

Questa sentenza conforta anche coloro che hanno impugnato la cartella di pagamento, proprio come i miei clienti, perchè si può invocare come precedente a proprio favore, eventualmente producendo in giudizio proprio il testo della sentenza.

Oltre a questo aspetto, sicuramente non trascurabile per i  contribuenti italiani, specialmente quando sono in gioco somme rilevanti, non si deve dimenticare l’effetto di aver chiarito un aspetto per alcuni oscuro, di aver dato fiducia ai propri commercialisti che proponevano questa soluzione già da tempo, ma che si trovavano davanti clienti (comprensibilmente) titubanti.

Perciò, la società che ha effettuato entro il 25.06.2012 un investimento ambientale che beneficia, ad esempio, della tariffa incentivante (impianto fotovoltaico) e non ha inserito nella dichiarazione fiscale originaria la variazione in diminuzione per la Tremonti ambientale e sta tentennando sul da farsi, sappia che ha dalla sua parte una conferma giurisprudenziale che si basa sull’art. 5 del D.L. 193/2016.

Non si aspetti che scadano i termini di decadenza dall’accertamento e si presenti la dichiarazione integrativa!

 

 

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