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Interessanti novità per definire le controversie fiscali internazionali

Liti fiscali in Europa

Cosa succede se un contribuente, residente in uno Stato, produce reddito in un altro Stato? Il reddito prodotto è tassato sia nello Stato della fonte (dov’è prodotto) che in quello dove il percettore del reddito è residente. Questo procedimento genera una doppia imposizione internazionale. Le Convenzioni contro le doppie imposizioni vengono concluse appunto per risolvere questo problema.
Cosa succede se le norme convenzionali non vengono applicate correttamente? Le Convenzioni contro la doppia imposizione prevedono l’accordo tra i due Stati come extrema ratio per risolvere le controversie fiscali internazionali o eliminare la doppia imposizione.
Il Decreto legislativo n. 49 del 10.06.2020, attuando la direttiva UE 2017/1852, rafforza gli strumenti a disposizione del contribuente che si trovi coinvolto in queste situazioni in ambito UE.
Analizziamolo in sintesi.

A cosa serve il Decreto legislativo 49/2020?

Il Decreto legislativo 49/2020 è stato approvato per consentire alle amministrazioni fiscali di due Stati della UE di risolvere in modo amichevole una controversia fiscale internazionale. La controversia tra due Stati membri della UE è generata sia da un’errata applicazione della Convenzione che da una vera e propria doppia imposizione internazionale.

Quali sono gli enti coinvolti?

La procedura amichevole coinvolge l’Agenzia delle Entrate, per l’Italia, e il corrispondente organo dello Stato estero.

Come si inizia la procedura?

La definizione amichevole delle controversie sulla doppia imposizione fiscale internazionale viene aperta da un’istanza all’Agenzia delle Entrate e all’autorità dell’altro Stato membro UE interessato dalla controversia.

Occorre fare attenzione al termine: l’istanza si deve presentare entro tre anni dalla data in cui si è verificata la violazione della Convenzione contro le doppie imposizioni.
Esempio.
Tizio è un contribuente fiscalmente residente in Italia e ha investito in obbligazioni emesse da una società austriaca. Il 18.02.2019 gli sono stati accreditate le cedole applicando una ritenuta del 26%, invece del 10% (tetto massimo applicabile).

Preciso che l’aliquota della ritenuta è solo per “amore di esempio”, non conosco l’aliquota effettiva.

Per farvi comprendere il concetto: la società austriaca ha applicato sugli interessi della cedola la medesima aliquota che si applica ad un contribuente residente in Austria.
Ma Tizio non è residente in Austria.

Questo è un caso di errata applicazione della Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia ed Austria.

Tizio potrà presentare l’istanza all’Agenzia delle Entrate entro il 18.02.2022.

Entro quanto tempo l’Agenzia delle Entrate deve rispondere?

L’Agenzia delle Entrate può chiedere informazioni supplementari e deve accogliere o rigettare l’istanza di apertura della procedura amichevole entro sei mesi.
Questo termine decorre o dalla data dell’istanza o da quella in cui ha ricevuto le informazioni suppletive.

Cosa succede se l’Agenzia delle Entrate non risponde?

Questa è un’importantissima novità: se l’Agenzia delle Entrate non risponde entro sei mesi dalla presentazione dell’istanza o dalle ulteriori informazioni fornite dal contribuente, l’istanza di apertura della procedura amichevole si intende accolta.
Cioè, il silenzio produce gli effetti dell’ assenso.

È utile per il contribuente questa procedura alternativa?

Naturalmente saranno i fatti a dimostrare se le controversie fiscali internazionali in ambito UE saranno utilmente risolte.
Certamente il silenzio assenso e la possibilità di una snellezza nella procedura sono dei punti di forza.

Ho deliberatamente tralasciato gli aspetti più noiosi e tecnici della procedura.
Chi è interessato può contattarmi via mail.

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