Inerenza delle spese di sponsorizzazione – Il chiarimento dell’ordinanza n.8981 del 6.04.2017 della Cassazione

Sponsorizzazioni sportive pubblicità

Nel precedente post “Quando le spese di sponsorizzazione sono inerenti?” ho sottolineato che per poter dedurre le spese di sponsorizzazione non è sufficiente che esse siano qualificabili come spese di pubblicità e, come tali, disciplinate dall’articolo 108, 2° comma, 1° periodo del DPR 917/86. Infatti, deve essere soddisfatto un requisito “a monte”: le spese di sponsorizzazione, così come qualsiasi altro costo, devono essere inerenti all’attività d’impresa.

Ho, poi, approfondito il concetto osservando che l’inerenza delle spese di sponsorizzazione deve essere valutata in riferimento all’attività risultante dall’oggetto sociale dello sponsor ed ho terminato illustrando sintenticamente gli effetti del rilievo della mancata inerenza delle spese di sponsorizzazione, in termini di maggiori imposte accertate e di sanzioni irrogate.

In questo post analizzo una recente ordinanza della Corte di cassazione, la n. 8981 del 6.04.2017, che è sicuramente utile nella difesa in caso di ricorso contro l’Agenzia delle Entrate.

Sommario.

  1. Quando le sponsorizzazioni ad associazioni sportive dilettantistiche sono inerenti?

  2. Che tipo di presunzione è quella contenuta nell’articolo 90, comma 8°, Legge 289/02?

  3. Come l’Ordinanza n. 8981/2017 è di aiuto nei ricorsi contro l’Agenzia delle Entrate?

 

1. Quando le sponsorizzazioni ad associazioni sportive dilettantistiche sono inerenti?

Chi sponsorizza le associazioni sportive dilettantistiche sa bene che il riferimento normativo è l’articolo 90, comma 8°, della Legge 289/02.

Analizziamo questa norma alla luce dell’Ordinanza n. 8981/2017.

La Cassazione, in effetti, non innova, ma si limita a ribadire il convincimento della prassi ministeriale (purtroppo disconosciuta dagli uffici periferici), di autorevole dottrina e di alcune commissioni tributarie provinciali e regionali.

L’articolo 90, comma 8° sancisce una presunzione di inerenza e, perciò, di deducibilità delle spese di sponsorizzazione a favore delle associazioni sportive dilettantistiche.

A quali condizioni scatta questa presunzione?

    a) il soggetto sponsorizzato dev’essere una compagine sportiva dilettantistica;
    b) la sponsorizzazione non deve eccedere, nel periodo d’imposta,  € 200.000;
    c) la sponsorizzazione deve mirare a promuovere l’immagine ed i prodotti dello sponsor;
    d) il soggetto sponsorizzato deve svolgere effettivamente specifica attività promozionale (ad. es.: affiggendo cartelloni, apponendo il marchio sulle divise da gioco ecc.).

Un’altra importante considerazione fatta dalla Cassazione è quella sulla irrilevanza dell’antieconomicità della spesa, cioè della sproporzione tra la spesa sostenuta per la sponsorizzazione e il fatturato o l’utile di esercizio dello sponsor.

 

2. Che tipo di presunzione è quella contenuta nell’articolo 90, comma 8°, Legge 289/02?

La presunzione di inerenza delle spese di sponsorizzazione contenuta nella norma è legale ed assoluta.

Cosa significa?

Significa che è la legge stessa a trarre la conclusione che, al verificarsi delle condizioni richieste, la spesa ha natura pubblicitaria, è inerente  e, perciò, deducibile dal reddito d’impresa e l’Agenzia delle Entrate non può dare alcuna prova contraria in merito.

 

3. Come l’Ordinanza n. 8981/2017 è di aiuto nei ricorsi contro l’Agenzia delle Entrate?

Fin qui il testo dell’Ordinanza potrebbe lasciarci indifferenti; in realtà, è una testa di ponte formidabile per la difesa del contribuente in un ricorso tributario.

Alcuni esempi ci aiuteranno a capire tutta la sua importanza.

 

Inerenza della spesa all’attività aziendale dello sponsor

Questo è un clichè che l’Agenzia delle Entrate segue negli accertamenti notificati ai miei clienti di Jesi, dove è situato il mio studio legale e della Vallesina, territorio che comprende Jesi e i comuni limitrofi della Valle dell’Esino.

L’Agenzia delle Entrate esordisce con l’affermazione che la sponsorizzazione ad un’associazione sportiva dilettantistica di importo inferiore a € 200.000 non è inerente e, perciò, non è deducibile.

Come ci si difende?

Naturalmente do per scontato che si tratti di sponsorizzazioni reali e non di quelle false, in quanto non difendo falsari.

Ora, devo documentare l’esistenza delle quattro condizioni richieste dall’articolo 90, comma 8°, L. 289/02:

  1. la squadra sponsorizzata è un’associazione sportiva dilettantistica;
  2. la sponsorizzazione è inferiore ad  € 200.000;
  3. la sponsorizzazione ha avuto come obiettivo la promozione dell’immagine e dei prodotti dello sponsor;
  4. il soggetto sponsorizzato deve svolgere effettivamente specifica attività promozionale (produco: fotografie dei cartelloni pubblicitari affissi a bordo campo, delle divise, dei calendari dell’anno sportivo ecc.).

Concluderò che, verificatesi le condizioni, scatta la presunzione assoluta che, come ribadito dall’Ordinanza n. 8981/2017, l’Ufficio non può scalfire.

Mancanza di data certa sulle fotografie e sui contratti

Questo è un altro strumento tipico dell’Agenzia delle Entrate, che contesta le fotografie che sono state allegate al ricorso eccependo che non sono riferibili temporalmente alla sponsorizzazione del periodo d’imposta 20XX o che i contratti di sponsorizzazione non hanno data certa.

L’Ordinanza ci dà una mano formidabile!

Avendo rigettato l’eccezione sulla certezza della data del contratto come ultronea (cioè irrilevante) per la valutazione dell’inerenza ci toglie l’incombenza di difenderci in merito e di sprecare carta per dimostrare ciò che è evidente anche all’uomo della strada.

 

Incongruità della spesa e antieconomicità

Questo è un vero e proprio must degli avvisi di accertamento sulle sponsorizzazioni!

L’Agenzia delle Entrate si sbizzarrisce in percentuali improbabili che sarebbero indice di congruità della spesa (ad es. 1,30% o 2,5% o 3%), ritenendo, invece, che quella sostenuta dal contribuente che assisto è superiore. Questo naturalmente senza considerare:

  • che non c’è una norma che stabilisca questo;
  • che in termini assoluti la spesa è una “pulce” rispetto al fatturato plurimilionario;
  • che, magari, l’incidenza della spesa non va calcolata sull’utile (cioè sui ricavi-costi), ma sul fatturato, cioè sui ricavi.

Anche in queste contestazioni per mancanza di inerenza per incongruità o antieconomicità della spesa l’Ordinanza è lapidaria nel ritenere che:

“In ordine a quest’ultimo profilo deve infatti ribadirsi che quella sancita dall’art. 90, comma 8, legge 289/2002 è una “presunzione assoluta” oltre che della natura di “spesa pubblicitaria”, altresì di inerenza della spesa stessa fino alla soglia, normativamente prefissata, dell’importo di euro 200.000, trattandosi nel caso di specie di esborsi che sono pacificamente ben al di sotto di tale limite”.

Perciò, si potrà citare in aggiunta alla contestazione dell’inconferenza ed erroneità dei rilievi dell’Agenzia.

In conclusione, dalla lettura dell’Ordinanza n. 8981/2017 è emersa la conferma di alcuni punti fermi nella contestazione degli avvisi di accertamento emessi dall’Agenzia delle Entrate sulla mancata inerenza dei costi di sponsorizzazione ad associazioni sportive dilettantistiche.

  1. Se la spesa è inferiore ad € 200.000 opera la presunzione assoluta di deducibilità della spesa, in quanto inerente.
  2. Affinchè scatti la presunzione il contribuente deve dimostrare le condizioni previste dall’articolo 90, comma 8°, L. 289/02.
  3. Dalla presunzione deriva l’inconferenza dei rilievi sulla mancanza di inerenza per antieconomicità, incongruità della spesa rispetto ai ricavi ed all’utile e le contestazioni sulla mancanza di data certa della documentazione allegata.

 

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