Effetti fiscali degli investimenti esteri delle persone fisiche

Focus sulla residenza fiscale delle persone fisiche

Residenza fiscale - Normativa

Il precedente post “Effetti fiscali degli investimenti esteri delle persone fisiche” conteneva un’elencazione degli effetti fiscali degli investimenti esteri delle persone fisiche.
In particolare, si è accennato all’obbligo del monitoraggio fiscale come primo effetto di un investimento estero delle persone fisiche, ricordando che è uno strumento con cui l’Amministrazione finanziaria controlla le attività detenute all’estero dai contribuenti residenti in Italia e, dunque, il corretto assolvimento in Italia dei relativi obblighi tributari.

Ho, poi, spiegato il motivo giuridico dell’obbligo di compilare il Quadro RW (che è il Modulo con cui si ottempera all’obbligo di monitoraggio fiscale: il cd. “worldwide principle” o “principio della tassazione del reddito mondiale”, secondo cui i redditi ovunque prodotti da  soggetti fiscalmente residenti in Italia vengono tassati in Italia).

Ho accennato a cosa vada inserito nel Quadro RW: attività estere di natura finanziaria  suscettibili di produrre redditi di fonte estera imponibili in Italia, investimenti patrimoniali all’estero suscettibili di produrre redditi di fonte estera imponibili in Italia e ho ricordato che nel Quadro RW non vanno dichiarati i redditi prodotti dalle attività finanziarie o degli investimenti patrimoniali detenuti all’estero. Infatti, andranno dichiarati, a seconda della tipologia, negli appositi Quadri della dichiarazione dei redditi.

Infine, ho citato le due imposte patrimoniali sui cespiti esteri: IVIE (Imposta sul valore degli immobili all’estero), con l’aliquota dello 0,76% ed IVAFE (Imposta sul valore delle attività finanziarie possedute all’estero) con aliquota  dello 0,2%.

Oggi mi dedico alla premessa di tutto il discorso: la residenza fiscale delle persone fisiche. Se mi trasferisco all’estero sono ancora residente fiscalmente in Italia? Quali sono le condizioni per “tagliare i ponti” con l’Italia e quali gli errori che si fanno, anche in buona fede, da parte di chi si trasferisce all’estero?

 

Sommario.

  1. Perchè è importante sapere se si è fiscalmente residenti in Italia o meno? L’ART. 3, 1° COMMA, del  TUIR e l’ART. 4 del D.L. 167/90

  2. Quali sono i criteri per essere considerati fiscalmente residenti in Italia?

  3. Cosa significa “per la maggior parte del periodo d’imposta”?

  4. Come si calcola la “maggior parte del periodo d’imposta” per i titolari di redditi di lavoro dipendente?

  5. La residenza fiscale e le convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni

1. Perchè è importante sapere se si è fiscalmente residenti in Italia o meno? L’ART. 3, 1° COMMA, del  TUIR e l’ART. 4 del D.L. 167/90

È fondamentale comprendere l’importanza della condizione di essere fiscalmente residenti in Italia per poi entrare nel vivo della compilazione del Quadro RW e dell’IVIE ed IVAFE.

Esistono due ragioni per cui è importante sapere se si è fiscalmente residenti in Italia o meno.

  1. L’IRPEF si applica sul reddito complessivo del contribuente. Se quest’ultimo è  fiscalmente residente in italia, il reddito complessivo è formato da tutti i redditi posseduti. Invece, per il contribuente non fiscalmente residente in Italia il reddito complessivo assoggettabile ad IRPEF in Italia è composto solo dai redditi prodotti in Italia  (art. 3, primo comma, DPR 917/86).
  2. Il Quadro RW dev’essere compilato solo dalle persone fisiche fiscalmente residenti in Italia (art. 4, primo comma, D.L. 167/90).
    Dunque, è comprensibile l’importanza di essere certi di dove si è fiscalmente residenti, non solo per l’IRPEF da pagare sui redditi prodotti all’estero (e sulle eventuali IVIE ed IVAFE)  e sull’obbligo di presentare il Quadro RW, ma anche per le sanzioni che vengono irrogate in caso di omissione, non ultima la possibile responsabilità penale.

 

2. Quali sono i criteri per essere considerati fiscalmente residenti in Italia?

I criteri che si applicano per verificare se un contribuente è fiscalmente residente in Italia sono:

  • l’essere iscritto per la maggior parte del periodo d’imposta nelle anagrafi della popolazione residente;
  • avere nel territorio italiano il domicilio;
  • avere nel territorio italiano la residenza ai sensi del codice civile.

Questi tre criteri sono alternativi, ossia il contribuente si considera fiscalmente residente in Italia quando se ne verifica almeno uno di essi.

La maggior parte di noi è fiscalmente residente in Italia perchè cumula i tre criteri, mentre chi si cancella dalle anagrafi della popolazione residente potrebbe, comunque, essere ritenuto fiscalmente residente in Italia, perchè conserva il domicilio o la residenza nel territorio italiano.

Ricordo che il domicilio è la sede dei propri affari o interessi, mentre la residenza è il luogo ove è fissata la propria dimora abituale; normalmente coincidono, ma possono differenziarsi se un soggetto vive in un Comune e lavora o studia in un altro.

Esempi.
Tizio abita a Carate Brianza e lavora a Milano → Carate Brianza è il Comune ove ha la residenza, Milano è il Comune ove ha il domicilio.

Caio vive e lavora a Milano → il domicilio coincide con la residenza.

Sempronio è residente a Torino, ma lavora a Lione e torna a Torino, dove è rimasta la sua famiglia, tutti i fine settimana → la residenza civilistica è in Italia, il domicilio civilistico è in Francia → Sempronio è fiscalmente residente in Italia, poichè la residenza anagrafica è rimasta a Torino.

Petronio si è cancellato dalle anagrafi della popolazione residente e con la sua famiglia si è trasferito da Torino a Lione. Torna a Torino solo due settimane in Agosto → Petronio non è fiscalmente residente in Italia, in quanto nessuno dei tre criteri di cui sopra è presente.

 

3. Cosa significa “per la maggior parte del periodo d’imposta”?

Approfondisco ora il primo criterio: l’essere iscritto per la maggior parte del periodo d’imposta nelle anagrafi della popolazione residente.
Non è superfluo sapere come si calcola questo periodo!

Logica vuole che, essendo il periodo d’imposta coincidente con l’anno solare (art. 7, primo comma, DPR 917/86), di regola, di 365 giorni, la “maggior parte del periodo d’imposta” corrisponde alla metà di 365, cioè 183 giorni, non necessariamente continuativi.

 

Fiscalmente residente all'estero

4. Come si calcola la “maggior parte del periodo d’imposta” per i titolari di redditi di lavoro dipendente?

Sono  stati forniti chiarimenti sul conteggio dei 183 giorni nell’ambito dei redditi di lavoro dipendente, ossia quelli prodotti dai contribuenti che si recano all’estero o vengono in Italia per lavoro.

La C.M. 201/1996 recepisce le indicazioni contenute nella Raccomandazione del Consiglio dell’OCSE del 24.10.1991 e che ritengono accettabile il solo sistema della “presenza fisica”.

In altre parole, per i lavoratori dipendenti che si cancellano dalle anagrafi della popolazione residente per trasferimenti di lavoro all’estero, per verificare se, effettivamente, sono fuori dal territorio italiano per 183 giorni si contano i giorni di effettiva presenza fisica in Italia.

I giorni di presenza fisica comprendono, ad es.: i giorni di ferie passati in Italia, i fine settimana passati in Italia ecc.

Tornando all’esempio di Petronio: se Petronio, pur essendosi cancellato dall’anagrafe della popolazione residente, ritorna in Italia durante l’anno con una frequenza tale da superare i 183 giorni, si ritiene che abbia in Italia il proprio domicilio.

Nel caso di un contribuente straniero che viene trasferito in Italia per lavoro i giorni di presenza fisica includono (l’elenco non è esaustivo):

  • una frazione di giorno;
  • il giorno di arrivo;
  • il giorno di partenza;
  • i sabati e le domeniche se vengono trascorsi in Italia;
  • i giorni di ferie goduti in Italia prima, durante e dopo l’esercizio dell’attività lavorativa.

Sono esclusi: la durata del tempo trascorso in Italia, in transito tra due luoghi situati al di fuori del nostro Stato, se inferiore alle 24 ore, i giorni di ferie passate all’estero.

Esempio.
John, cittadino australiano, è stato distaccato in Italia per svolgere la funzione di capo area commerciale di un’importante multinazionale americana; ha lavorato presso gli uffici di Milano per cinque mesi, poi è stato trasferito alla sede di Lisbona, da cui segue il mercato dell’est Europa. Se John per visitare le filiali dell’est Europa prende l’aereo e fa scalo a Roma in attesa del volo per Bucarest, queste ore di presenza fisica sono escluse dal conteggio dei 183 giorni (supponendo, ovviamente, che la coincidenza non lo obblighi a stare a Roma 24 ore).

 

5. La residenza fiscale e le convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni

Le Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni hanno l’obiettivo, appunto, di evitare che un contribuente paghi le tasse in due Stati: quello della sua residenza fiscale  e quello dove il reddito viene prodotto.
Anche in questo contesto è fondamentale la definizione di residenza.

Il Modello OCSE, che viene adottato da tutte le Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni, definisce residente in uno Stato contraente (cioè uno dei due Stati che hanno stipulato la convenzione: es. Italia – Germania, Italia – Spagna, ecc.) ogni persona che, in virtù della legislazione di detto Stato, è ivi assoggettata ad imposta a motivo del suo domicilio, residenza, sede di direzione o di ogni altro criterio di natura analoga.

Esempi.
Petronio si è cancellato dalle anagrafi della popolazione residente e con la sua famiglia si è trasferito da Torino a Lione. Torna a Torino solo due settimane in Agosto → Petronio non è fiscalmente residente in Italia. Il suo reddito da lavoro dipendente verrà tassato esclusivamente in Francia.

Sempronio è residente a Torino, ma lavora a Lione e torna a Torino, dove è rimasta la sua famiglia, tutti i fine settimana → la residenza civilistica è in Italia, il domicilio civilistico è in Italia → Sempronio è fiscalmente residente in Italia, poiché la residenza anagrafica è rimasta a Torino; il suo reddito di lavoro dipendente prodotto in Francia è tassato sia in Francia che in Italia.

Per evitare la doppia imposizione la Convenzione contro le doppie imposizioni conclusa tra la Francia e l’Italia contiene un articolo che stabilisce in che Stato e come viene tassato il reddito da lavoro dipendente.

In questo post ho messo a fuoco il concetto di residenza fiscale, spiegando perchè è così importante sapere dove si è fiscalmente residenti (ovviamente questo fa la differenza per i contribuenti come Sempronio e Petronio che lavorano all’estero). Se vi trovate in una situazione simile fate attenzione ai tre criteri alternativi di residenza e valutate dove avete il vostro centro degli affari ed interessi. Infatti, l’Amministrazione finanziaria potrebbe presumere che siate rimasti in Italia, ad esempio perchè, nonostante vi siate cancellati dalle anagrafi della popolazione residente, tornate in Italia per più di 183 giorni oppure avete la famiglia e i vostri affari in Italia.

 

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