Contenzioso tributarioFalsa fatturazione

Fatture false: un caso e la sua soluzione

Contestazione fattura falsa

Nei precedenti post sulle false fatturazioni mi sono occupata degli aspetti teorici. Ho iniziato con “Fatture false: quali conseguenze per chi le emette e per chi le utilizza”, spiegando in che cosa consistano.

Fatture false: quali conseguenze per chi le emette e per chi le utilizza

Le fatture sono false quando vengono emesse senza alcuna vendita sottostante e vengono registrate dal destinatario solo per aumentare i costi e diminuire il reddito.
Mi sono, poi, soffermata sulla differenza tra fatture false per operazioni oggettivamente e soggettivamente inesistenti. In particolare, sono oggettivamente inesistenti le operazioni che consistono solo ed esclusivamente nell’emissione e nel ricevimento della fattura, senza che sia stato venduto od acquistato nulla.

Sono soggettivamente inesistenti, invece, le fatture false emesse da un soggetto diverso dal cedente del bene o prestatore del servizio o ricevute da un soggetto diverso dall’acquirente. Perciò, l’operazione sottostante è stata posta in essere, ma tra soggetti diversi da quelli indicati nella fattura.

Il post “Focus sulle operazioni oggettivamente inesistenti” approfondiva sia degli aspetti sostanziali che processuali delle fatture false oggettivamente inesistenti, con particolare attenzione all’onere della prova ed alla difesa del contribuente.

Focus sulle operazioni oggettivamente inesistenti

Ho spiegato come il Fisco viene a conoscenza di tali operazioni e del contenuto dell’onere della prova a carico dell’Agenzia delle Entrate; infatti, non basta il sospetto o un vago indizio per provare che l’operazione è oggettivamente inesistente. L’Agenzia delle Entrate deve dimostrare in modo circostanziato, anche attraverso una pluralità di indizi, gravi, precisi e concordanti, che l’operazione che sta controllando si riduce alla sola fattura falsa.

Il contribuente, dal canto suo, dopo che l’Agenzia delle Entrate abbia efficacemente assolto l’onere della prova di cui ho accennato sopra, deve fornire la prova contraria. In sostanza, deve dimostrare, anche con presunzioni, gravi, precise e concordanti, che sottostante alla fattura falsa esiste una compravendita reale o una prestazione di servizi effettivamente acquistata o svolta.

In questo post racconterò di uno dei diversi casi di fatture false che mi sono capitati e di come, con difficoltà, ma con tenacia e pazienza, sono riuscita a far annullare l’avviso di accertamento ricevuto dal mio cliente.

 

 

 

Il caso di falsa fatturazione

Trovo le contestazioni di false fatturazioni molto interessanti nella mia pratica professionale.
Infatti, la formulazione degli addebiti di emissione o utilizzo di fatture false fa trasparire, quasi sempre, l’approccio dell’Agenzia delle Entrate o della Guardia di Finanza. Quasi sempre sono l’esito di un “sacro fuoco” che fa vedere ciò che non esiste, dando importanza ad elementi inconsistenti. Tuttavia, gli avvisi di accertamento per fatture false terrorizzano il contribuente e, anche se basati su elementi vaghi, richiedono molta attenzione ed impegno per essere smontati in modo efficace.

Considero particolarmente istruttivo uno dei primi casi che mi è stato affidato.

Si trattava di una Srl con sede a Jesi, attiva nel settore delle riparazioni ed allestimenti dei camion, che aveva sponsorizzato delle gare sportive.
Purtroppo, la società che raccoglieva le sponsorizzazioni aveva emesso una pluralità di fatture false con l’aiuto anche di una società estera. La Procura della Repubblica indagò su tutti gli sponsor, disseminati in varie regioni italiane, coinvolgendo, quindi, non solo coloro che avevano utilizzato le  fatture false, ma anche quelli che non c’entravano nulla.

La Guardia di Finanza di Jesi venne delegata a svolgere attività info-investigativa, sia sotto il profilo penale, sia sotto quello amministrativo.

L’esito fu estremamente pesante: notifica di avviso di garanzia per utilizzo di fatture false e di avviso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Quest’ultimo atto ricalcolava le imposte sul reddito azzerando il costo delle sponsorizzazioni e negava la detrazione dell’IVA pagata.

La difesa nei confronti dell’avviso di accertamento per le false fatture implicò, come sempre avviene in questi casi, un filo diretto con l’avvocato che difendeva il contribuente in sede penale.

Il legale rappresentante della società era molto preoccupato, soprattutto per il fatto che l’indagine in cui la società era stata coinvolta, era una di quelle “dimostrative”, in cui lo Stato è proprio convinto di trovare numerosi evasori e di punirli con condanne esemplari per loro e per chi sta progettando operazioni simili.

Le indagini dimostrative sono estremamente pericolose per i contribuenti estranei al meccanismo in cui vengono coinvolti, perchè le contestazioni di fatture false devono raggiungere, a tutti i costi, l’obiettivo che l’Agenzia delle Entrate e la Procura della Repubblica si sono prefisse.

Nel caso delle fatture false normalmente tale obiettivo viene raggiunto considerando che se, ad esempio, per 50 clienti sono state emesse fatture false, questo deve essere avvenuto anche per i restanti clienti. Anche se non ci sono elementi a suffragio.

Come era formulata la contestazione?

La Srl di Jesi aveva concluso un contratto di sponsorizzazione che prevedeva l’apposizione della sua ragione sociale sulla carrozzeria dell’auto da competizione per tutto il campionato “Ferrari Challenge”.
A fronte di questo servizio aveva pagato con assegno, ricevuto e registrato le relative fatture.
La Guardia di Finanza, prima, e l’Agenzia delle Entrate, poi, ritenevano che le fatture fossero parzialmente false, in quanto una percentuale del denaro sarebbe stato restituito allo sponsor.

Durante le indagini la Guardia di Finanza di Jesi trovò solo documenti a dimostrazione dell’effettività della sponsorizzazione (fotografie delle gare, calendari delle gare che mostravano la partecipazione dell’auto con il marchio dello sponsor), nulla sulla restituzione del denaro.

In sede penale la Procura chiamò come testimoni i finanzieri che avevano svolto la verifica (non aveva nessun altro!) ed essi non fecero altro che confermare di non aver trovato nulla che dimostrasse la retrocessione del denaro.

Intuii (era uno dei miei primi casi e non potevo affidarmi all’esperienza) che la difesa doveva fondarsi su elementi ulteriori rispetto alla sponsorizzazione sottostante le fatture.

Così intervistai il mio cliente per capire qual’era in concreto l’attività svolta e come poteva avere un ritorno economico dalla sponsorizzazione.

Altro aspetto importante che analizzai era la congruità della sponsorizzazione rispetto ai costi sostenuti per partecipare al campionato “Ferrari Challenge”.

Quest’approfondimento mi consente di allargare i miei orizzonti (non solo in questo caso, ma sempre).

Infatti, mi fa conoscere settori produttivi o realtà che non hanno nulla a che vedere con la mia professione.

In questo caso, sono venuta a conoscenza del fatto che partecipare ad una gara ha un costo elevato, a causa dell’usura delle gomme e di alcuni componenti meccanici che vanno sostituiti dopo ogni gara, oltre ovviamente ai materiali di ricambio, ai costi di iscrizione e così via.
Inoltre, non c’è un listino prezzi delle sponsorizzazioni che possa fare da punto di riferimento per stabilire se il prezzo indicato nella fattura sia vero o falso.

Utilizzando tutti questi elementi presentai ricorso in primo grado, ma venne respinto, nonostante l’assoluzione con” formula piena” del Tribunale penale di Ancona, con sentenza passata in giudicato.

Il cliente era stupefatto e molto arrabbiato ed anche io non riuscivo a farmene una ragione.

Decidemmo di perseverare nell’intento di far annullare quell’avviso di accertamento ingiusto e presentai appello.
Come era giusto che fosse la Commissione Tributaria Regionale di Ancona ci diede ragione.

 

Suggerimenti

L’analisi degli elementi a disposizione del mio cliente mi ha convinto della necessità della cura e dell’attenzione nella scelta del soggetto che si intende sponsorizzare, nelle trattative e nella conservazione della documentazione.

Come ripeto sempre, in un grande numero di casi, gli accertamenti per fatture false si possono evitare con una buona consulenza.

 

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