Esterovestizione societaria e luogo di svolgimento dell’attività

Esterovestizione societaria criteri

Nel mio precedente post “Società estere ed esterovestizione: a cosa si deve fare attenzione?” ho iniziato un viaggio all’interno del tema della residenza fiscale della società.
Mi sono soffermata sul pericolo dell’esterovestizione.

 

Che cos’è l’esterovestizione societaria?

L’esterovestizione è una contestazione che viene mossa dal Fisco all’imprenditore che ha costituito una società all’estero.
Può essere contestata anche ad una società italiana che sia posseduta da società estera, a determinate condizioni (che illustrerò in un altro post).
La contestazione, come indica il termine “esterovestizione” riguarda, in termini estremamente semplici, ma efficaci, il vestire un abito estero su un corpo italiano.
Con questo paragone voglio alludere al fatto che l’impresa, la società sono come un corpo.
Un corpo che svolge azioni, prende decisioni e così via.
Per l’esterovestizione ciò che conta è dove queste azioni e decisioni sono prese per la maggior parte del periodo d’imposta.

 

Esterovestizione societaria e residenza fiscale – Che relazione c’è?

Il vestito (la residenza fiscale) normalmente coincide con il corpo che lo indossa.
L’esterovestizione produce uno sdoppiamento tra il corpo ed il vestito.
Questa spiegazione estremamente scolastica, a mio avviso, fa imprimere la realtà che è sottesa all’esterovestizione.
Questa realtà deve essere estremamente chiara all’imprenditore che intende fondare una società all’estero o acquisire una partecipazione in società estera.

 

Il rischio di esterovestizione societaria che corre l’imprenditore

I tecnicismi che rendono questa materia molto complessa devono interessare gli avvocati tributaristi o i consulenti fiscali che affiancano l’imprenditore.
Perciò, il tenore di questi post, come già anticipavo in “Società estere ed esterovestizione: a cosa si deve fare attenzione?” è colloquiale.
Infatti, il mio obiettivo è di veicolare alcune fattispecie, in modo comprensibile e, per quanto possibile, senza tecnicismi.
Il fine che mi propongo è di far comprendere il rischio che l’imprenditore corre quando decide di investire all’estero.
Percepito questo, l’imprenditore sa anche che occorre rivolgersi a professionisti qualificati che siano addentro a questa materia specifica.

 

Residenza fiscale delle società: i criteri

Come detto, uno dei criteri per attribuire la residenza fiscale alle società è dov’è situata la sede amministrativa.
Se la sede amministrativa è stabilita in Italia, il fatto che la società abbia la sede legale all’estero è irrilevante.
Di conseguenza la società, formalmente costituita all’estero, può essere considerata esterovestita.

Ora passo ad esporre l’altro criterio che indica che la società è considerata fiscalmente residente in Italia: avere l’oggetto principale nel territorio italiano.
Cosa si intende per oggetto principale?

“Per oggetto principale si intende l’attività essenziale per realizzare direttamente gli scopi primari indicati dalla legge, dall’atto costitutivo o dallo statuto.” (articolo 73, comma 4, D.P.R. 917/86).

Come si determina quale sia l’oggetto principale di un’attività sociale?

“L’oggetto esclusivo o principale dell’ente residente è determinato in base alla legge, all’atto costitutivo o allo statuto, se esistenti in forma di atto pubblico o di scrittura privata autenticata o registrata.” (articolo 73, comma 4, D.P.R. 917/86).

E se non sono stati stipulati un atto pubblico o una scrittura privata autenticata o registrata?

“In mancanza dell’atto costitutivo o dello statuto nelle predette forme, l’oggetto principale dell’ente residente è determinato in base all’attività effettivamente esercitata nel territorio dello Stato; tale disposizione si applica in ogni caso agli enti non residenti” (articolo 73, comma 5, D.P.R. 917/86).

 

Un esempio per comprendere l’esterovestizione societaria

Vediamo un esempio che ci permette di comprendere appieno quanto appena espresso.
Una società costituita in Belgio non ha alcun atto costitutivo nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata.
Perché, ovviamente, tali atti devono essere redatti o firmati davanti ad un notaio italiano.
La società si è costituita con le procedure previste dalla normativa belga e ha uno statuto firmato solo dall’imprenditore o dai soci.
Si deve consultare lo statuto?
No.
L’articolo 73, comma 5, D.P.R. 917/86 lo salta “a piè pari” e indica l’attività effettivamente esercitata in Italia.
Quando questa attività è rilevante per determinare la residenza fiscale della società in Italia?
Quando l’attività è essenziale per realizzare direttamente gli scopi primari indicati dalla legge, dall’atto costitutivo o dallo statuto.
Quindi, nel nostro esempio occorre valutare se l’attività svolta in Italia è essenziale o accessoria.
Ad esempio, la società costituita in Belgio ha come attività principale la costruzione di motori e in Italia ha un ufficio che si occupa della gestione di marchi.
L’attività di gestione dei marchi è accessoria a quella di costruzione di motori; la residenza fiscale della società rimane in Belgio.
Se, invece, l’organizzazione della società è inversa: ufficio della gestione di marchi in Belgio e costruzione di motori in Italia, la residenza fiscale della società è in Italia.
Alla società belga sarà possibile contestare l’esterovestizione.

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