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Esterovestizione delle società – Come so se la mia società è esterovestita?

Esterovestizione delle societa - Criteri cassazione

Non basta trasferire la residenza della società in un Paese estero per essere lì fiscalmente residenti. Quando il trasferimento della residenza di una società in uno Stato estero è esterovestizione? L’ordinanza 6476/2021 sull’esterovestizione dà un criterio per capire se la società sia realmente residente all’estero: dove vengono prese le decisioni.

 

Società esterovestite: quali sono i criteri?

Nel mio precedente post “Esterovestizione societaria e immobili italiani – Un caso limite” avevo trattato di uno dei criteri per attribuire la residenza fiscale ad una società: il luogo dove si svolge l’attività principale.
La sentenza 861/2020 della Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia Romagna ha ravvisato che la società fosse esterovestita.
Infatti la società, che aveva sede legale nel Regno Unito, svolgeva attività economica in Italia.
La società inglese era uno schermo tra i contribuenti ed il Fisco italiano.
I contribuenti, che avevano conferito degli immobili situati in Italia nella società con sede nel Regno Unito, continuavano ad utilizzarli.
In questo post ritorno sulla domanda più importante che mi fanno gli imprenditori che intendono costituire una società all’estero.
“Come non rischio l’esterovestizione?”
Facciamo un passo indietro…

 

Cos’è l’esterovestizione delle società?

Cos’è l’esterovestizione?
Potrei definirla in modo semplificato indicando una situazione in cui una società viene costituita all’estero, ma si considera fiscalmente residente in Italia.
Lo stesso termine allude ad una parvenza estera sotto cui si nasconde un’impresa o una società effettivamente italiana.
È esterovestita sia la società che effettivamente opera all’estero che la “scatola vuota”.
La “scatola vuota” è quella società che esiste solo di nome, ma che non svolge nessuna attività.
Cosa c’entra la “scatola vuota” con l’esterovestizione?
Anche una “scatola vuota” può essere costituita all’estero.
Faccio un esempio: due soci italiani costituiscono una società all’estero.
Nel capitale sociale conferiscono due immobili che sono situati in Italia.
Fin qui la società con sede all’estero è esterovestita.
Perchè?
Perchè i due immobili producono reddito in Italia: gli immobili non si possono spostare!

Quando questa società esterovestita diventa “scatola vuota”?

Quando, ad esempio, gli immobili sono due terreni con due ville in cui abitano i soci.
La società non svolge nessuna attività.
Per questo è una “scatola vuota”: è una società finta.

Nel post “Esterovestizione societaria e immobili italiani – Un caso limite” evidenziavo che si rischia l’esterovestizione se l’attività principale della società è svolta in Italia.
E se l’attività viene esercitata all’estero non si rischia nulla?
Cioè: è sufficiente costituire una società all’estero e organizzarla in modo che produca all’estero?
Facciamo un esempio.

 

Esterovestizione con amministratori italiani: il caso della Spaghetti GmbH

Totò e Peppino costituiscono la Spaghetti GmbH con sede legale a Monaco. La società ha come oggetto sociale la produzione e commercializzazione di pasta al forno surgelata.
Tutte le decisioni sulla gestione di Spaghetti GmbH vengono prese da Napoli e inviate per email al direttore di stabilimento di Monaco.
Questa società ha sede legale all’estero? Sì.
Svolge attività all’estero? Sì
Tutto risolto con l’esterovestizione? No.
Perché?
Non è sufficiente produrre all’estero se l’organizzazione è stabilita in Italia.

 

Società esterovestite: l’orientamento della Cassazione riguardo la sede decisionale

Se le decisioni sulla gestione e le strategie aziendali sono prese in Italia, la società è residente in Italia.
Quindi l’imprenditore cosa deve fare?
Deve fare in modo che non solo la sede e l’attività si svolgano all’estero.
All’aspetto operativo deve far accompagnare quello decisorio.

Così la sede legale coinciderà con la sede effettiva.
Dove si prendono le decisioni che riguardano la vita della società.

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