Calcolo della Tari per i rifiuti specialiContenzioso tributario

Esclusione da TARI dei rifiuti speciali delle aree produttive e dei magazzini

Tari - Rifiuti speciali

Sommario.

  1. RIFIUTI SPECIALI NON ASSIMILABILI E ASSIMILABILI AGLI URBANI  PRODOTTI NELLE AREE PRODUTTIVE.
  2. CONDIZIONI PER ESCLUDERE LE AREE PRODUTTIVE DI RIFIUTI SPECIALI DALLA SUPERFICIE TASSABILE.

 

1. RIFIUTI SPECIALI NON ASSIMILABILI E ASSIMILABILI AGLI URBANI PRODOTTI NELLE AREE PRODUTTIVE.

I rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi, e i  rifiuti speciali assimilabili agli urbani sono caratteristici delle aree destinate alla produzione industriale o artigianale. Mentre  i rifiuti speciali pericolosi non sono mai assimilabili agli urbani, quelli non pericolosi possono esserlo, sia per qualità che per quantità prodotta e, perciò, le aree produttive da cui provengono essere incluse, in tutto o in parte, nel conteggio della TARI.

Le situazioni concrete possono essere le più diverse; pertanto, per stabilire la natura del rifiuto, occorre una valutazione caso per caso, effettuando sia un sopralluogo nelle aree produttive che analizzando i formulari di identificazione dei rifiuti da cui, appunto, estrapolare la natura del rifiuto.

La valutazione è fondamentale per stabilire l’esclusione o meno delle aree produttive di rifiuti speciali dalla TARI.

Anche se l’articolo 184, 3°comma del D. Lgs. 152/06 elenca tra i rifiuti speciali, diversi da quelli urbani, i rifiuti da lavorazioni industriali e artigianali, non è scontato che le aree produttive siano, sempre e comunque, escluse dal calcolo della TARI.

Infatti, l’articolo 1, comma 641°, L. 147/2013 individua il presupposto della TARI nel possesso o nella detenzione di locali a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani, categoria a cui appartengono non solo i rifiuti prodotti nelle civili abitazioni, ma anche quelli non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi dall’abitativo, assimilati per quantità e qualità agli urbani.

 

2. CONDIZIONI PER ESCLUDERE LE AREE PRODUTTIVE DI RIFIUTI SPECIALI DALLA SUPERFICIE TASSABILE.

Per escludere da TARI le aree produttive di rifiuti speciali occorre che essi siano non assimilabili agli urbani e che vi si formino, in via continuativa e prevalente.

La L. 147/2013 ha risolto molti problemi pratici provocati dalla previgente normativa in cui la superficie produttiva di rifiuti speciali non assimilabili agli urbani era limitata a quella su cui i macchinari erano infissi al suolo, generando situazioni di incertezza ed alimentando il contenzioso con i Comuni.

Qual è l’ente competente ad assimilare per qualità e quantità i rifiuti speciali a quelli urbani? Questo compito spetta esclusivamente allo Stato, che, con la Delibera Interministeriale 27.07.1984 (oggetto di successive modifiche ed integrazioni), ha individuato sia le caratteristiche merceologiche dei rifiuti speciali per l’assimilazione qualitativa a quelli urbani sia il limite quantitativo di produzione al mq entro cui i rifiuti speciali possono essere considerati assimilabili a quelli urbani, in quanto entro tale limite possono essere smaltiti nei medesimi impianti utilizzati per i rifiuti urbani.

Nei prossimi articoli mi concentrerò su come determinare la superficie tassabile nelle aree produttive da cui provengono sia rifiuti speciali assimilabili che non assimilabili agli urbani e sui criteri per escludere dalla TARI i magazzini di materie prime e merci.

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2 pensieri su “Esclusione da TARI dei rifiuti speciali delle aree produttive e dei magazzini

  1. Buongiorno Dottoressa,
    complimenti per l’articolo ben costruito ma opinabile in merito alla possibilità di assoggettare alla Tari un rifiuto speciale non pericolo prodotto nelle aree produttive industriali, artigianali, agricole, di commercio e di servizi.
    A riguardo, le chiedo una Sua cortese visione su quanto disposto dal D.lgs 152/2006 in richiamo al divieto di assimilazione degli enti comunali, che cita:
    “i comuni concorrono a disciplinare la gestione dei rifiuti urbani con appositi regolamenti che stabiliscono in particolare l’assimilazione, per qualità e quantità, dei rifiuti speciali non pericolosi ai rifiuti urbani, secondo i criteri di cui all’art. 195, comma 2, lett. e); quest’ultimo come modificato dal correttivo a sua volta prevede che
    •sono inoltre di competenza dello Stato la determinazione dei criteri qualitativi e quali-quantitativi per l’assimilazione, ai fini della raccolta e dello smaltimento, dei rifiuti speciali e dei rifiuti urbani, con la precisazione che però:
    – non sono assimilabili ai rifiuti urbani i rifiuti che si formano nelle aree produttive, compresi i magazzini di materie prime e di prodotti finiti, salvo i rifiuti prodotti negli uffici, nelle mense, negli spacci, nei bar e nei locali al servizio dei lavoratori o comunque aperti al pubblico
    -allo stesso modo, non sono assimilabili ai rifiuti urbani che si formano nelle strutture di vendita con superficie due volte superiore ai limiti di cui all’art. 4, comma 1, lettera d) del decreto legislativo n. 114 del 1998, ossia con superficie superiore a 450 m2 nei comuni con meno di 10.000 abitanti ed a 750 m2 negli altri comuni.”

    La ringrazio sentitamente per l’attenzione.
    Cordiali saluti.

    1. Buongiorno Liborio,
      la norma a cui lei fa riferimento è nella versione abrogata.
      Legga il testo vigente nel 2016.
      Cordiali saluti,
      Avv. Lucia Ripa

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