Avvocato tributarista JesiContenzioso tributarioSocietà estere e presunzione di esterovestizione

Effetti dell’esterovestizione sull’imposta di registro

Esterovestizione e imposta di registro

La Commissione Tributaria regionale della Lombardia, nella sentenza 1265/21/18, ha portato la presunzione di esterovestizione alle estreme conseguenze. Finora nessuno si era mai spinto a negare un’agevolazione in tema di imposta di registro a causa della ritenuta esterovestizione.

Nel post “Esterovestizione come ci si oppone?” ho analizzato la possibile difesa contro la presunzione dell’esterovestizione “di fatto”.
Dopo aver sinteticamente spiegato la norma sulla residenza fiscale delle società, ho commentato brevemente la sentenza della Commissione Tributaria provinciale di Milano n.6814/14/17.

I giudici di Milano per escludere l’esterovestizione hanno attribuito importanza fondamentale ai certificati di residenza rilasciati dall’autorità fiscale olandese. Inoltre, hanno dato ragione al contribuente, riconoscendo anche la libertà di stabilimento all’interno della Unione Europea.

Esterovestizione e imposta di registro

La sentenza che commento oggi si occupa di un’imposta che parrebbe non avere niente a che vedere con l’esterovestizione: l’imposta di registro.
Per la Commissione Tributaria regionale della Lombardia non è così.
La controversia riguarda l’assolvimento dell’imposta di registro ad un atto societario, in questo caso un verbale di assemblea straordinaria di aumento di capitale per effetto di un conferimento.

La società aveva pagato le imposte di registro, ipotecaria,  catastale e di bollo in misura fissa, poiché riteneva che la società conferitaria fosse residente in uno Stato Membro dell’Unione europea (Lussemburgo).
L’Agenzia delle Entrate, invece, riteneva che la società fosse esterovestita, per il fatto che il conferimento si riferiva ad immobili situati in Italia.
Inoltre, gli unici  ricavi e costi presenti a Conto Economico derivano dalla locazione e gestione degli immobili.

Perciò, aveva negato l’applicazione in misura fissa delle imposte di registro, ipotecarie, catastali e di bollo, che è riservata alle società che abbia sede legale o amministrativa in uno Stato membro dell’Unione europea.

La Commissione Tributaria regionale della Lombardia conferma l’orientamento favorevole all’Ufficio espresso dal giudice di primo grado.

Il ragionamento utilizzato dalla Commissione Tributaria regionale per confermare l’esterovestizione è l’applicazione analogica del criterio della residenza fiscale stabilito per le imposte dirette.

Perciò, essendo l’attività principale ed effettiva svolta in Italia, la conclusione doveva essere l’inapplicabilità di una norma relativa a società che avesse la sede legale ed amministrativa in altro Stato dell’Unione europea.

La decisione lascia perplessi, per l’applicazione analogica della norma fiscale (art. 73, DPR 917/86) ad una fattispecie di imposizione indiretta. Oltre alla natura di norma speciale dell’agevolazione.

La situazione trattata nella sentenza n. 1265/21/18 è particolarmente complessa, le imposte liquidate e le sanzioni sono un carico ingente.

In queste situazioni, consiglio di non rischiare e di rivolgersi ad un avvocato tributarista.

 

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