Adempimenti fiscali e-commerceCome aprire un e-commerceTerritorialità IVA delle prestazioni di e-commerce

E-commerce: cos’è e qual è la normativa fiscale applicabile

e-commerce - Normativa fiscale

Il settore dell’e-commerce, in piena espansione, è soggetto a disciplina diversa a seconda di ciò che viene compravenduto su Internet. Ad es. l’acquisto di un ipad è giuridicamente differente dall’acquisto di un programma che  viene scaricato da remoto in locale. L’e-commerce è anche terreno fertile per fenomeni di evasione, specialmente dell’IVA, ed è stato oggetto di regolamentazione particolare per evitare questi fenomeni che fanno concorrenza sleale ai negozi “fisici”. Sono stati anche semplificati gli adempimenti imposti agli operatori dell’e-commerce, specialmente per le vendite fuori dallo Stato in cui sono stabiliti.
Iniziamo ad addentrarci in questo nuovo percorso.

Sommario.

  1. Che cos’è l’e-commerce

  2. e-commerce diretto e indiretto

  3. e-commerce nei confronti di soggetti titolari di partita IVA

  4. e-commerce nei confronti dei privati

 

1. Che cos’è l’e-commerce?

L’e commerce, o commercio elettronico, è un fenomeno socialmente molto diffuso e che sta sempre più affermandosi negli acquisti dei privati e delle aziende.
In questo blog, però, mi devo discostare dagli aspetti sociologici per affrontare quelli legali, a cominciare dal contratto di commercio elettronico, che è il punto di partenza civilistico per approdare ad una successiva analisi fiscale ed, anche, per escludere dall’e-commerce ciò che non lo è.

 

Il contratto di commercio elettronico

Il contratto di commercio elettronico ha ad oggetto beni e servizi ed è stipulato tra un fornitore ed un consumatore o un soggetto che agisce nell’esercizio della professione o dell’impresa, nell’ambito di un sistema di vendita o di prestazione di servizi a distanza (quindi, senza la simultanea presenza delle parti coinvolte), organizzato dal fornitore che, per tale contratto, utilizza esclusivamente una o più tecniche di comunicazione telematiche.

Da questa definizione possiamo già eliminare dall’e-commerce i beni che vengono esposti sul sito, solo a mo’ di vetrina, ma che vengono scambiati in un negozio “fisico”.
Infatti, queste vendite sono di tipo tradizionale, mancando la vendita a distanza dei beni.

 

2. E-commerce diretto ed indiretto.

Una volta appurata la mancanza della simultanea presenza dell’acquirente e del venditore, l’e-commerce si suddivide in due categorie:

  1. e-commerce diretto
  2. e-commerce indiretto.

 

E-commerce diretto

Con questo termine si identificano le compravendite di beni immateriali “digitali”: sono i beni venduti senza supporto fisico, quali: i files di musica, di immagini, i film.
Gli acquisti dell’e-commerce diretto iniziano e terminano on line, in quanto, senza un supporto fisico, la loro consegna all’acquirente avviene in via telematica, dopo che l’acquirente ha effettuato il pagamento (in modalità telematica: carta di credito, moneta elettronica o bonifico bancario).
Dal punto di vista IVA, l’e-commerce diretto è considerato una prestazione di servizi (approfondirò questo aspetto nei successivi post su questo argomento).

 

E-commerce indiretto

L’e-commerce indiretto riguarda i beni materiali (es. abbigliamento, arredamento, calzature ecc.).
Nell’e-commerce indiretto (forse lo suggerisce l’aggettivo stesso) si ha una divaricazione tra la conclusione del contratto e la consegna del bene.
Infatti, la compravendita si conclude on-line: il potenziale acquirente visita il sito del venditore o il portale di un intermediario in cui sono esposti dei prodotti, effettua l’ordine della quantità desiderata di un certo tipo di merce, effettua il pagamento e attende la consegna al domicilio che ha indicato.

Si può anche verificare che il pagamento avvenga con contrassegno alla consegna della merce acquistata.

Dal punto di vista IVA, l’e-commerce indiretto è considerato una cessione di beni (anche a questo tema dedicherò un prossimo post).

 

Ecommerce partita iva3. E-commerce nei confronti di soggetti titolari di partita IVA

Un’ulteriore distinzione all’interno dell’e-commerce riguarda gli acquirenti dei beni o dei servizi.
Questa precisazione è di importanza fondamentale per capire la disciplina IVA e tutti gli adempimenti che devono essere posti in essere dai venditori.
Come accennato nel par. 1, gli acquirenti possono essere titolari di partita IVA (ossia: imprenditori individuali, società di persone, società di capitali, associazioni che svolgono attività commerciale non occasionale, professionisti).

Lo status di soggetto passivo IVA consente agli acquirenti di detrarre l’IVA sugli acquisti (ad eccezione, ovviamente, di beni con IVA indetraibile in tutto o in parte o di soggetti con diritto limitato alla detrazione dell’IVA) e impone l’osservanza di determinati obblighi contabili (registrazione delle fatture di acquisto), di versamento (se l’IVA del periodo di riferimento è “a debito”) e di dichiarazione (presentazione della dichiarazione IVA).

Gli adempimenti contabili, con effetti anche sulla liquidazione dell’IVA del periodo, sono marcatamente diversi tra gli acquisti effettuati da venditori nazionali (quindi, su siti o portali situati in Italia) e quelli effettuati da venditori stabiliti nella Unione Europea o fuori di essa (ad es. in Svizzera o, attuata la Brexit, in Gran Bretagna).

 

4. E-commerce nei confronti dei privati

I privati, a differenza dei titolari di partita IVA, sono quei soggetti che effettuano acquisti su siti di e-commerce per le loro necessità personali o familiari.
Perciò, possono essere anche titolari di partita IVA che effettuano un acquisto per la loro “sfera privata”.

Pensiamo, ad es., ad un professionista che acquista su un sito internet un file musicale.

A differenza di ciò che avviene per gli acquirenti titolari di partita IVA, i privati non possono detrarre l’IVA sugli acquisti (termine tecnico che, nel linguaggio quotidiano, viene sostituito da quello idraulico-tributario “scaricare”), dovendo rimanere “incisi” dall’imposta (infatti, rimane a loro carico).

Oltre a questa caratteristica, che è quella maggiormente detestata dagli acquirenti privati, occorre ricordare che, naturalmente, essi non devono tenere alcuna contabilità, nè sono obbligati ad altri adempimenti.

Questa sottolineatura non è banale, ma fa comprendere perchè negli acquisti effettuati da privati su siti o portali non situati in Italia, ai venditori viene addossata una serie di obblighi per controbilanciare questa situazione e documentare le vendite effettuate, per permettere il controllo del versamento dell’IVA.

Nel prossimo post approfondirò quali sono gli adempimenti che deve porre in essere un venditore italiano che vuole vendere all’estero.

 

Articoli correlati:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *