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È rischioso per un professionista farsi pagare sul conto corrente della moglie?

Accertamento bancario conto corrente

Dare disposizione ai clienti di farsi accreditare delle somme sul conto corrente della moglie o versarvi assegni può essere rischioso. Non per il motivo che pensano coloro che hanno letto il titolo di questo post. Il rischio non sta nel fatto che i soldi evaporino nel giro di breve tempo per effetto di acquisti “indifferibili ed urgenti” della vostra consorte! Il rischio è che chi tiene questo comportamento pensa che, in caso di verifica fiscale sui conti correnti bancari, non dovrà giustificare le movimentazioni che interessano questo conto. Purtroppo per lui si sbaglia, in quanto anche i conti correnti sono legati in caso di buona e cattiva sorte.

 

Accertamenti sui conti correnti bancari

In un precedente post: “L’avvocato tributarista e l’accertamento bancario – Analisi di casi reali” ho esposto alcuni casi professionali di accertamento bancario che mi sono capitati nella professione di avvocato tributarista. Uno di questi riguardava dei professionisti che avevano ricevuto un questionario molto corposo con cui l’Agenzia delle Entrate chiedeva chiarimenti su diversi conti correnti intestati a loro personalmente ed al coniuge di uno di essi.

Quello che mi aveva permesso di chiudere l’accertamento in adesione era la documentazione che collegava le movimentazioni richieste all’attività professionale o escludeva chiaramente tale collegamento. In quest’ultimo caso le movimentazioni riguardavano spese familiari.

Avevo sottolineato l’importanza di conservare gli estratti dei conti correnti, le matrici degli assegni, in cui scrivere: data, beneficiario e causale dell’assegno (in modo da differenziare le spese professionali/imprenditoriali da quelle  personali).
Poi, se le parcelle vengono incassate in contanti, successivamente  versati sul conto corrente, è consigliabile appuntarselo sull’estratto conto o sulla fattura per collegare il versamento del contante ad una fattura emessa.

Infine, scrivevo di conservare tutti quei documenti che possono essere utili, quali: tagliandino del bollettino postale, lettera con cui mi vengono richieste delle somme da pagare con bollettino postale, lettere di accompagnamento di MAV e simili.

 

Incasso di somme sul conto corrente di un familiare

In questo post mi occupo di una situazione frequente: l’incasso di somme sul conto corrente intestato ad uno stretto familiare del professionista, ad esempio la moglie.
Su questo conto il professionista può avere delega di firma oppure no: questo non è affatto rilevante.
Cosa significa?
Significa che non si deve e non si può pensare che far accreditare delle somme sul conto corrente intestato ad un familiare o versarvi un assegno possa essere una soluzione per non dover dare spiegazioni al Fisco.

Per non parlare di chi usa questo escamotage in modo voluto, tentando di non dichiarare le somme incassate.
Questo bieco trucchetto non è indice di grande intelligenza (ammesso che sia intelligente pianificare l’evasione fiscale).

 

Cosa succede al conto corrente intestato al coniuge in caso di verifica fiscale?

Il conto corrente intestato al vostro coniuge (ma è così anche per quello intestato ai figli o ai genitori) è “trasparente” per l’Agenzia delle Entrate.
In parole povere: è come se fosse intestato a voi e, quindi, è compreso nella verifica bancaria.
Cioè nelle giustificazioni che il professionista deve fornire.

Dunque, una prima risposta alla domanda: “E’ rischioso  per un professionista farsi pagare sul conto corrente della moglie?” è: “Dipende”.

Intanto, perdonate una considerazione polemica:

Esiste una logica a versare un assegno emesso da un vostro cliente sul conto corrente intestato a vostra moglie?

Se volete farle avere delle somme per le sue spesucce “urgenti ed indifferibili” potete farle un bonifico dal vostro conto corrente personale.

Oltre ad essere poco logico, trovo che aggiunga una complicazione ulteriore: vi dovete ricordare che quella movimentazione si riferisce alla vostra attività professionale.
Di questo caso si è occupata una recente sentenza della Corte di Cassazione: la 32427 dell’11.12.2019.

 

La sentenza n.32427 dell’11.12.2019 della Corte di Cassazione

Il caso su cui la Suprema Corte si è pronunciata riguarda proprio un avvocato che non aveva dimostrato nulla in riferimento ai versamenti di assegni o agli accrediti sul conto corrente intestato alla moglie.
La Cassazione ha confermato l’orientamento costante sull’onere della prova nell’accertamento bancario.

Il professionista non si può difendere in modo generico e massivo, ma deve giustificare tutte le movimentazioni del conto corrente richieste dall’Agenzia delle Entrate.

Che significa?
Per ogni movimentazione deve dimostrare che è stata già emessa fattura.
Questo significa che l’accredito o il versamento è stato considerato nel calcolo dell’IVA a debito e nel reddito imponibile per le imposte dirette.

In alternativa si deve dimostrare che il versamento dell’assegno o l’accredito non riguardano l’attività professionale.

La prova deve riguardare sia gli aspetti soggettivi che la causa giustificativa: chi ha emesso l’assegno, ad esempio, e perchè.
Se il “perchè” riguarda l’attività professionale deve essere fornita la fattura emessa.

 

Perché ritengo interessante la sentenza n. 32427/2019?

Perchè trovo perfetta sintonia tra il contenuto della sentenza ed i consigli che avevo dato nel mio post “L’avvocato tributarista e l’accertamento bancario – Analisi di casi reali”.
È evidente che se oggi mi vengono chieste giustificazioni su movimentazioni bancarie di quattro anni fa, sarà molto difficile la loro ricostruzione.
Il mio consiglio spassionato è di indicare il collegamento quando arriva l’estratto conto bancario periodico.
Ad esempio, quando ricevo l’estratto conto trimestrale, analizzo tutte le singole movimentazioni ed indico la fattura emessa oppure che si tratta di versamento di contributi per cassa forense, di pagamento di fornitori di cancelleria, acquisto libri e così via.

È tempo sprecato?
L’esperienza mi insegna che porre in essere i piccoli adempimenti burocratici senza rimandarli nel tempo paga. Sono convinta che sia tempo ben impiegato.

Altro tempo ben impiegato è quello che passate con il vostro avvocato tributarista ad appuntare la strategia difensiva, cercando di delimitare quanto più possibile le movimentazioni critiche o indifendibili.

Per concludere: se siete precisi e conservate i documenti, potete anche versare gli assegni emessi dai vostri sul conto corrente di vostra moglie.
Continuo, però, a non capirne il vantaggio.

 

 

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