Avvocato tributarista AnconaAvvocato tributarista JesiCalcolo della Tari per i rifiuti speciali

Dalla Cassazione una conferma sulla TARI per i rifiuti speciali

Criteri esclusione da Tari

La tassa rifiuti, ora TARI, è una delle più ignorate e delle più complesse da comprendere sia per i consulenti che per i giudici. L’Ordinanza n. 22331 del 5.09.2019 della Cassazione ha il pregio di “fare il punto” sull’esclusione da TARI delle aree produttive di rifiuti speciali e sugli adempimenti concreti che il contribuente deve porre in essere per individuarle. Altro aspetto pregevole è una chiara spiegazione dell’onere della prova, ripartito tra Comune e contribuente. Vediamo insieme questa pronuncia.

 

Su quali rifiuti si applica la TARI?

Come ho accennato nel mio post “Tassa sui rifiuti speciali e calcolo della TARI”, la TARI riguarda sia i rifiuti urbani, prodotti cioè dalle utenze private che quelli prodotti da: imprese, negozi e professionisti.

Questi ultimi producono:

  • rifiuti speciali che possono essere assimilati agli urbani (per qualità e quantità)
  • rifiuti speciali pericolosi, che non possono essere mai assimilati agli urbani
  • rifiuti speciali non pericolosi non assimilabili agli urbani.

A seconda della tipologia di rifiuto speciale prodotto si ha una conseguenza sulla TARI.

Per i rifiuti speciali assimilati a quelli urbani per qualità: es. la carta degli uffici, i sacchetti di plastica e per quantità, cioè i rifiuti speciali devono esseri prodotti nel limite di quantità al m/q stabilita dal Regolamento comunale, si applica la TARI.

Su quali rifiuti non si applica la TARI?

Sono esclusi dalla TARI le superfici che producono rifiuti speciali pericolosi, che devono essere smaltiti affidandosi ad imprese autorizzate.

Anche i rifiuti speciali non pericolosi non assimilabili agli urbani per qualità e quantità sono esclusi da TARI.

Che effetti ha l’esclusione dei rifiuti speciali da TARI sul calcolo dell’imposta?

La TARI è calcolata moltiplicando l’area tassabile per una tariffa, fissa e variabile.

Le aree produttive di rifiuti speciali non assimilabili agli urbani sono escluse dal calcolo della TARI (ad es. laboratori, officine di produzione, aree verniciatura, magazzini di materie prime o prodotti finiti funzionalmente ed esclusivamente collegati alle aree produttive).
Occorre, tuttavia, che in tali superfici i rifiuti speciali vengano prodotti in maniera continuativa e prevalente, requisito affinché siano escluse da TARI.

Se questa condizione di produzione di rifiuti speciali in via continuativa e prevalente non viene provata, le aree sono soggette a TARI applicando una percentuale di riduzione delle aree tassate.

 

L’Ordinanza di Cassazione 22231/2019

Questa pronuncia riguarda un supermercato che aveva impugnato un avviso di pagamento TARES (tassa vigente anteriormente alla TARI e ad essa equiparabile come base imponibile).
L’avviso di pagamento richiedeva la TARES anche sulle aree produttive di rifiuti speciali, nonostante il Comune non avesse adottato un provvedimento di assimilazione.

La Cassazione ribadisce che, nel calcolo della TARES, non si tiene conto di quella superficie dove, per caratteristiche strutturali o per destinazione, si formano, di regola, rifiuti speciali.

Segue un approfondimento molto utile dal punto di vista pratico: si presuppone che in un locale in cui si producono rifiuti speciali si formino, di norma, anche rifiuti ordinari (cioè assimilati agli urbani) e, perciò, l’esclusione da TARES riguarda solo la porzione che produce, di regola, rifiuti speciali non assimilabili agli urbani.

Cosa deve fare il contribuente per escludere la superficie produttiva di rifiuti speciali?

Questa parte della sentenza si lega alla ripartizione dell’onere della prova tra Comune e contribuente.
Il contribuente deve fornire all’amministrazione comunale i dati relativi all’esistenza e alla delimitazione delle aree in cui vengono prodotti esclusivamente rifiuti speciali non assimilabili a quelli urbani.
Essi sono esclusi dalla quantificazione della superficie imponibile.
Dal punto di vista pratico il contribuente dovrà delimitare le aree, con un’indicazione perimetrale della superficie sul pavimento o simili.

È importante ricordare che l’esclusione della superficie in cui per struttura o per destinazione si formano, di regola, rifiuti speciali non assimilabili agli urbani non è automatica, ma deve essere dimostrata dal contribuente.
Quindi, nella denuncia iniziale o in quella di variazione occorre suddividere le superfici ed allegare i documenti che dimostrano la natura speciale del rifiuto.

Sul Comune, invece, incombe l’onere di dimostrare l’occupazione dell’area produttiva di rifiuti, che è il fatto da cui deriva l’obbligo di pagare la TARES.

Questi principi sulla ripartizione dell’onere della prova valgono, evidentemente, anche per la TARI.

Per far valere i propri diritti occorre affidarsi a chi è competente della materia: in questo caso un avvocato tributarista.

 

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