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La corsa degli Stati alle criptovalute

Criptovalute e bitcoin quadro rw

La dottrina civilistica non ha ancora studiato le criptovalute.
Nemmeno il legislatore è intervenuto a disciplinare la fattispecie, lasciando gli investitori in balia di qualche intervento di prassi ministeriale relativa ad alcuni aspetti fiscali dei bitcoin.

Ho affrontato questi aspetti in precedenti post che riporto qui di seguito per comodità:

  1. Modello RW: i bitcoin vanno dichiarati come valuta estera
  2. Analisi sulle criptovalute: i bitcoin sono valuta estera?
  3. Regime IVA delle operazioni di cambio in criptovalute”.

Regime IVA criptovalute

I post menzionati affrontano due profili:

  1. il regime IVA delle prestazioni di servizi relative alle criptovalute;
  2. gli adempimenti del Quadro RW.

Transazioni criptovalute e regime IVA

Le transazioni in bitcoin o altre criptovalute, cioè il cambio delle valute tradizionali in criptovalute quale regime IVA hanno?

Come ho accennato sopra, non vi è una direttiva Ue che disciplini in modo sistematico le criptovalute.
Perciò, occorre rifarsi alla  Direttiva 2006/112/CE.

Nel post “Regime IVA delle operazioni di cambio in criptovalute” avevo riferito della sentenza 22.10.2015 della Corte Corte di giustizia UE, causa C-264/14 Skatteverket/David Hedqvist, che ha affrontato il tema del regime IVA delle prestazioni di servizi relative alle criptovalute.

Secondo la Corte di giustizia UE le prestazioni di cambio di valuta virtuale in valute tradizionali e viceversa sono prestazioni di servizi a titolo oneroso ai sensi dell’art. 2, paragrafo 1, lett. c) della Direttiva 2006/112/CE.

La Corte di giustizia UE, in particolare, le ha inquadrate tra le “operazioni relative a divise, banconote e monete con valore liberatorio” (art. 135, paragrafo 1, lett. e) Direttiva 2006/112/CE.

Bitcoin e quadro RW

In merito alla compilazione del Quadro RW nei post “Modello RW: i bitcoin vanno dichiarati come valuta estera” , e “Analisi sulle criptovalute: i bitcoin sono valuta estera?” ho riferito della Risoluzione ministeriale 72/E/2016.

In questa risposta ad interpello presentato da un intermediario in bitcoin, l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto che i bitcoin siano moneta virtuale, alternativa a quella avente corso legale ed utilizzata volontariamente.

L’intermediazione in criptovalute viene equiparata alla prestazione di servizi relative a valute estere aventi corso legale e a crediti in valute estere (articolo 10, comma 1, n. 3), DPR 633/72).
Questo inquadramento, pur prendendo spunto dalla sentenza C-264/14, se ne discosta.

Infatti, mentre la Corte di giustizia aveva ritenuto le criptovalute assimilabili a divise, banconote e monete con valore liberatorio, l’Amministrazione Finanziaria si è spinta oltre, considerando le criptovalute come valute estere.

Criptovalute in dichiarazione dei redditi

Ed è per questo che l’investimento in criptovalute da parte di persone fisiche va dichiarata nel Quadro RW della dichiarazione dei redditi.

Molti Stati stanno organizzando l’emissione di valute digitali, con l’intento di avere due tipi di valuta: una fisica ed una parallela, di tipo virtuale.
Le valute virtuali così emesse si distingueranno dalle criptovalute attuali per la maggiore stabilità, dovuta alle politiche monetarie degli Stati.

La tecnologia sottostante dovrebbe essere la medesima.

Tutto ciò potrebbe confermare la qualificazione delle criptovalute come valute estere, data nella Risoluzione 72/E/2016.

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