Contenzioso tributario

Costi del Ricorso tributario – Il principio della soccombenza

Principio di soccombenza nel ricorso tributario

Nei post precedenti mi sono addentrata nel tema dei costi di un ricorso tributario (Ricorso tributario: quanto costa?) spiegando che le componenti di costo di un ricorso tributario sono: il compenso del difensore ed i costi vivi (contributo unificato, diritti di copia e spese postali).

Ricorso tributario: quanto costa?

Tutti questi elementi variano in funzione dell’importo dell’atto che si impugna con il ricorso tributario ed anche della prassi seguita dalla Commissione competente (ad es, per ritirare la copia dei documenti di controparte la Commissione tributaria provinciale di Ancona, competente per gli atti tributari notificati ai contribuenti di Jesi, dove esercito la mia attività, non richiede nessuna marca diritti, a differenza delle Commissioni tributarie di Pesaro e di Bologna). Infine, i costi vivi vengono sensibilmente ridotti con il processo tributario telematico.

Nel post “Ricorso tributario – Costi dell’avvocato tributarista” ho approfondito come viene calcolato il compenso dell’avvocato tributarista.

Ricorso tributario – Costi dell’avvocato tributarista

 

In questo articolo invece analizziamo il tema “chi perde paga”, meglio conosciuto come “principio della soccombenza”.

 

Nel ricorso tributario, chi perde paga? Il principio della soccombenza

L’articolo 15, 1° comma del D. Lgs. 546/92 prevede che:

“La parte soccombente è condannata a rimborsare le spese del giudizio che sono liquidate con la sentenza”.

Dunque, la sentenza, oltre a decidere sul ricorso tributario, calcola le spese che chi ha perso deve rifondere alla controparte.

Quali sono le spese del giudizio? Il successivo comma 2°-ter dettaglia:

“Le spese di giudizio comprendono, oltre al  contributo unificato, gli onorari e i diritti del difensore, le spese generali e gli esborsi sostenuti, oltre il contributo previdenziale e l’imposta sul valore aggiunto, se dovuti”.

In base a questo elenco, risulta che chi perde deve accreditare al vincitore una somma che comprende:

  • il contributo unificato tributario;
  • il compenso del difensore;
  • le spese generali (cioè quelle forfettarie);
  • le spese anticipate e documentate (es. spese postali);
  • la cassa di previdenza forense (il cd “C.P.A.”, addebitato nella fattura degli avvocati);
  • l’IVA.

Sul contributo unificato segnalo un chiarimento recente dato dall’Agenzia delle Entrate a Telefisco.
Il contributo unificato va sempre rimborsato alla parte vittoriosa. Nel caso di sentenza che si pronunci in modo generico. ad es. “condanna la parte soccombente al pagamento delle spese di giudizio che liquida in € 500 oltre accessori” il contributo unificato si aggiunge ai 500 €. Il contributo unificato va rifuso anche se la sentenza nulla espressamente dice in proposito.

L’IVA va sempre accreditata alla parte vittoriosa?
Ragioniamo: l’articolo 15, comma 1° si riferisce alle spese del giudizio.
L’IVA è sempre una spesa?
No, lo è solo per i contribuenti definiti “consumatori finali”, cioè i privati che non si possono detrarre l’IVA.
Perciò, se la parte vittoriosa è un soggetto passivo IVA (ad es.: imprenditore individuale, professionista o società), l’IVA non sarà una spesa per essa ed il soccombente non dovrà rifonderla.

 

Il risarcimento del danno da lite fraudolenta nel processo tributario.

Il comma 2°bis dell’articolo 15 prevede che :

“Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 96, commi primo  e terzo, del codice di procedura civile”.

Questo rinvio significa che:

“Se risulta che la parte soccombente ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, il  giudice, su istanza dell’altra parte, la condanna, oltre che alle spese, al risarcimento  dei danni, che liquida, anche d’ufficio, nella sentenza” (1° comma)

e:

“In ogni caso, quando pronuncia sulle spese ai sensi dell’articolo 91, il giudice, anche d’ufficio, può altresì condannare la parte soccombente al pagamento, a  favore della controparte,  di una somma equitativamente determinata”.

Cosa significano per il contribuente?

Se l’Agenzia delle Entrate o Equitalia lo costringono a proporre ricorso per far valere i propri diritti (ad es. perchè l’avviso di accertamento è contrario ad una prassi consolidata da me seguita ed esposta dall’Amministrazione finanziaria e contenuta in più circolari o risposte ad interpello), il comportamento dell’Agenzia o di Equitalia viene considerato mala fede o colpa grave e dà diritto al contribuente ad ottenere, oltre alle spese legali, il risarcimento del danno.

Danno da lite fraudolenta nel ricorso tributarioIl danno da lite fraudolenta viene chiesto dal contribuente nel ricorso ed egli lo può sia quantificare (1° comma, articolo 96 cpc) oppure chiedere che venga valutato in via equitativa.

In altre parole, se il contribuente chiede nel ricorso il risarcimento di un danno da lite temeraria di € 7.000 deve dimostrare di aver subito un tale danno e di averlo pagato (il danno è costituito dal compenso dell’avvocato e occorre produrre in giudizio la fattura del legale, oltre alla prova dell’avvenuto pagamento).

Nel caso di richiesta di danno da liquidarsi in via equitativa il contribuente deve, comunque, dimostrare che l’atteggiamento del Fisco integra la colpa grave o la mala fede, ma non ha l’onere di provare l’importo del danno e del sostenimento della spesa, ma si affida alla determinazione del giudice.

In definitiva, i costi di un ricorso tributario comprendono anche il compenso del proprio difensore e, in caso di soccombenza nella lite, anche di quello di controparte.
Il compenso del difensore viene determinato in base all’importanza della questione sottesa al ricorso tributario; normalmente, ci si orienta in base alle tariffe contenute nel D.M. 55 del 2014. In caso di soccombenza devono essere rifuse anche le spese legali sopportate dalla controparte.

Oltre ad avere chiarezza su quale può essere il compenso di un avvocato tributarista, il principio della soccombenza serve a ponderare in modo sereno e distaccato l’eventualità di presentare un ricorso tributario. Non è corretto presentare un ricorso solo ed esclusivamente per allungare i termini di pagamento quando si sa di aver torto, perchè, oltre a perdere e pagare le spese di giudizio, si può venir condannati a risarcire il danno causato alla controparte.

 

 

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3 pensieri su “Costi del Ricorso tributario – Il principio della soccombenza

  1. Salve,
    Vorrei fare ricorso contro il silenzio rifiuto dell’AdE a 4 istanze di rimborso che ho presentato.
    Il valore totale del rimborso nei 4 anni è di 3229€.
    Un primo consulente mi ha detto sinceramente, che visto il valore esiguo (non per me) della richiesta, e gli elevati rischi che il ricorso venga respinto, non mi consiglia di avvalermi di un consulente, ma se proprio sono convinto di voler fare il ricorso (che mi sconsiglia) di farlo solo per 3 dei 4 anni, in modo da rimanere sotto la soglia dei 3000€ e di diferndermi personalmente, senza chiedere udienza, ed avvalendomi di un consulente per redigere il ricorso. Il rischio sarebbe che in caso di perdita del ricorso, mi vengano addebitate le spese.
    Per capire quali sarebbero i rischi effettivi, a quanto ammontano generalmente le spese quando si è condannati a pagarle, e quanto comune è che vengano imposte?
    La ringrazio

    1. Buongiorno Davide,
      il suo quesito è troppo generico e non riesco a risponderle.
      Mi può chiamare in studio domani (giovedì 12) perchè ho bisogno di altre informazioni per poterle rispondere?
      Mi trova dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 17,30.
      Cordiali saluti,
      Lucia

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