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Consigliare l’esterovestizione è un reato?

Esterovestizione consigliata dal consulente

L’esterovestizione è una costruzione abusiva per non pagare le imposte in Italia. Il contribuente è situato in Italia e qui svolge la propria attività, ma la sede è all’estero. Frequentemente le operazioni di esterovestizione sono realizzate su consiglio (aihmè!) di avvocati o di commercialisti. Cosa rischia il professionista? Una “mera” sanzione amministrativa o in rinvio a giudizio (con le tremende conseguenze in termini di misure cautelari)?

Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento dell’esterovestizione rinvio ai precedenti post:

In questo post esamino una situazione parallela all’esterovestizione: quella del consulente.

 

L’esterovestizione serve per pagare meno tasse?

Spesso la società che ricorre all’esterovestizione è indotta o consigliata a farlo da un professionista.
Alla domanda: “Come posso pagare meno tasse?”, questo consulente risponde proponendo l’esterovestizione.
L’esterovestizione non è la risposta giusta alla domanda.

L’esterovestizione societaria significa che una società che opera nel territorio italiano ha una finta sede legale all’estero.
La società esterovestita, perciò, è fiscalmente residente in Italia.
Infatti, nel nostro territorio ha la sede amministrativa o viene svolto l’oggetto sociale della società esterovestita.
Ciò rileva se la situazione si estende alla maggior parte del periodo d’imposta.
Ossia più di 183 giorni.

Pertanto, una società ha la  residenza fiscale in Italia quando per più di 183 giorni ha la sede amministrativa o svolge l’attività nel nostro Paese.

L’esterovestizione è penalmente rilevante, dato che si accompagna all’omessa dichiarazione dei redditi prodotti in Italia ed all’evasione delle imposte relative.

 

L’esterovestizione per il professionista consulente

Vengo alla posizione del professionista.

L’esterovestizione è un’operazione qualificabile come abuso del diritto.

In parole semplici  si caratterizza per essere una o più operazioni  prive di sostanza economica che, pur nel rispetto  formale delle norme fiscali, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti.

Della posizione del consulente si è occupata la Cassazione nella sentenza 46213/2018.
La Cassazione ha risposto alla domanda: l’avvocato tributarista che consiglia alla società cliente l’esterovestizione, rischia di essere rinviato a giudizio per l’omessa dichiarazione e l’evasione fiscale della società?

Il caso.
Un avvocato aveva consigliato l’esterovestizione ad una società cliente ed era stato assolto dal reato di omessa dichiarazione fiscale in concorso con la società cliente.
“In concorso” significa che il reato di omessa dichiarazione viene commesso da due persone in unità di intenti tra loro.

Il motivo dell’assoluzione era che “il fatto non costituisce reato”.
Cioè: il fatto è stato commesso, ma non è penalmente sanzionabile.

L’avvocato ricorre in Cassazione per far cambiare il motivo di assoluzione.
La Corte  d’appello, dopo aver inquadrato la vicenda contestata nell’ambito dell’abuso del diritto, che non è un reato, ha ritenuto l’avvocato compartecipe della contestata condotta di elusione  fiscale, ritenuta sussistente, ma, appunto non penalmente rilevante.
Infatti, l’abuso del diritto, per espressa previsione di legge, non è un fatto punibile ai sensi delle leggi penali tributarie.

Rimangono applicabili  le sanzioni amministrative tributarie.

La sentenza 46213/2018 ha confermato la sentenza della Corte d’Appello: l’abuso del diritto, in questo caso l’esterovestizione, non è reato.

Perciò, l’imputato va assolto.

 

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