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Il postino mi ha consegnato una cartella di pagamento. Che faccio?

Termini per impugnare una cartella di pagamento

Notifica cartella di pagamento: come bisogna comportarsi

La notifica di una cartella di pagamento è come lo sparo in una gara di sprint: chi sta fermo perde. Infatti, la cartella di pagamento è un atto che, se non impugnato nel termine di 60 giorni, diventa definitivo. Quindi, anche se è illegittima, se i termini di impugnazione vengono lasciati scadere, va pagata. E se si “collezionano” cartelle scadute, si può fare qualcosa? Cosa si rischia? Il semplice passare del tempo può essere un rimedio? Scopriamolo insieme.

Nel mio precedente post “Ricorso tributario- Novità 2018 nei termini per la presentazione”  mi sono occupata dei termini che devono essere osservati se si intende contestare un atto tributario davanti alle Commissioni tributarie provinciali.

Quando il postino ci consegna un avviso di accertamento o una cartella di pagamento e, dopo averlo letto, riteniamo sia sbagliato, perchè, ad esempio, abbiamo già pagato nei termini previsti la somma richiesta o mancano i presupposti per accertare un maggior reddito, la prima “cosa da fare” è indicare sul calendario il termine ultimo per proporre ricorso.

Questa è una data fondamentale: sessanta giorni entro cui contestare l’atto tributario che ci è stato notificato e questo termine decorre dalla notifica dell’atto.

Se essa è avvenuta per posta, la notifica si ha al momento in cui il postino ha consegnato l’atto nelle mani del destinatario o di un suo familiare convivente. Se la notifica è avvenuta a mezzo PEC l’atto tributario è stato spedito con la posta elettronica certificata,  si ha per avvenuta alla data ed ora in cui il messaggio di posta elettronica certificata a cui è allegato l’atto è consegnato nella casella di posta elettronica certificata del destinatario.

Perchè sono così importanti questi sessanta giorni?
Perchè questi termini di impugnazione sono perentori, cioè non sono dilatabili, nemmeno di un giorno in più.
Inoltre, sessanta giorni non sono due mesi.

È sufficiente presentarsi all’Agenzia delle Entrate per presentare una rimostranza verbale allo sportello?
No! È tempo sprecato.
Se si intende impugnare l’atto, occorre notificare un preciso atto processuale: il ricorso tributario, che ha dei requisiti di contenuto che vanno rispettati.

Cosa succede se mi dimentico? Se mi fido dell’amico del bar che mi consiglia di “andarci a parlare”?
Mi sono bruciato un’opportunità, ho perso un treno che passa una volta sola.
Il ricorso tributario presentato tardivamente è inammissibile, di conseguenza l’atto tributario diventa definitivo, anche se illegittimo.

Quindi, per entrare nel vivo del tema di questo post:

la cartella di pagamento va pagata, “senza se e senza ma”.

 

Possiamo sperare che Agenzia Entrate riscossione si dimentichi di noi?

Purtroppo no, anzi più trascorre il tempo e peggio è.
Potremmo subire azioni cautelari sui beni del nostro patrimonio (es. iscrizione di ipoteca sull’abitazione, fermo amministrativo dell’autovettura) oppure esecutive, che, cioè, realizzano il credito nei nostri confronti in modo forzato (pignoramento del conto corrente, dello stipendio o della pensione).

E se non ho i soldi?
Se non hai i soldi per pagare in unica soluzione, potresti averli per un pagamento dilazionato, naturalmente maggiorato di interessi.

Personalmente non mi occupo di dilazioni di pagamento delle cartelle, però collaboro con un collega specializzato nelle pratiche con Agenzia Entrate riscossione.
Se ne occupa in modo eccellente e su tutto il territorio nazionale: si tratta del Dott. Guido Colletti, che ha studio a Fermo. La sua mail è guido@consulenzaequitalia.it.
Se avete dei problemi con le cartelle, iscrizioni di ipoteca, fermi amministrativi, rivolgetevi a lui: uscirete con il sorriso!

 

 

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