Aspetti fiscali degli investimenti ambientaliConsulente tributarioContenzioso tributario

La Cassazione si pronuncia sulla Tremonti ambientale

Cassazione Tremonti ambientale

L’ordinanza 15982/2020 è di estremo interesse per gli avvocati tributaristi che stanno portando avanti i contenziosi sulla Tremonti ambientale. È confortante sapere che anche alla Tremonti ambientale la Cassazione dà la patente di dichiarazione di scienza e non di volontà, come sostenuto da tanti giudici di merito e da tanti uffici fiscali. Analizziamo insieme questa pronuncia.

 

Chi poteva beneficiare della Tremonti ambientale?

Una delle contestazioni che viene mossa agli imprenditori che hanno effettuato investimenti ambientali è di non essersi fidati dello Stato italiano.
In altre parole, di non essere riusciti a capire che, nonostante la confusione e l’inadempimento degli organi dello Stato, potevano beneficiare sia della tariffa incentivante che della Tremonti ambientale.

Semplifico: non essendo chiaro se la detassazione Tremonti potesse essere cumulata con le tariffe incentivanti (fotovoltaico) od omnicomprensive (idroelettrico), i contribuenti non avevano indicato la variazione in diminuzione nella dichiarazione fiscale originaria.

Quindi, avevano pagato un IRES o IRPEF maggiore di quella dovuta.

Avevano solo percepito la tariffa incentivante (se avevano installato dei pannelli fotovoltaici) od omnicomprensiva (se avevano costruito una centrale idroelettrica).

 

Il punto di vista dell’Agenzia delle Entrate sulla Tremonti ambientale

L’Agenzia delle Entrate, invece, ci aveva sempre visto chiaro sulla cumulabilità (sono dotati di occhiali speciali, consegnati quando vincono il concorso).
Secondo l’Agenzia delle Entrate, quindi, gli imprenditori avevano scelto di non avvalersi anche dell’agevolazione fiscale Tremonti ambientale.
Morale della favola: peggio per loro!
La scelta fatta non poteva essere modificata con una dichiarazione integrativa.
Nemmeno davanti al giudice il povero imprenditore italiano poteva opporsi alla cartella di pagamento, perchè “scelta fatta capo ha”.

 

Investimenti ambientali – Tremonti ambientale

Per chi è interessato a farsi una cultura su questo segnalo i seguenti articoli.

 

La contestazione dell’Agenzia delle Entrate sulla Tremonti ambientale

L’Agenzia delle Entrate ha sempre contestato la natura della dichiarazione fiscale come dichiarazione di scienza.
Cos’è?
È una dichiarazione che il contribuente fa allo stato sulla conoscenza di fatti che determinano la propria capacità contributiva.

Ad esempio: dichiaro di percepire un reddito di lavoro dipendente/autonomo, di aver effettuato un bonifico all’estero di 30.000 € e di percepire degli interessi dall’investimento estero.
Su questi dati vengono calcolate le imposte.

Conseguentemente, se mi dimentico di indicare che ho anche affittato una casa, posso presentare una dichiarazione integrativa in cui aggiungo la compilazione del quadro mancante.
Ho lo stesso diritto se mi rendo conto che il bonifico verso l’estero era stato fatto due anni fa.

La dichiarazione fiscale non è un contratto che si stipula con lo Stato!
Quindi, l’Agenzia delle Entrate sosteneva una tesi errata.

Immaginate la frustrazione di dover sostenere questa ovvietà davanti alle Commissioni tributarie.
Frustrazione che diventa pesantissima quando le Commissioni tributarie danno, distrattamente o intenzionalmente, ragione al Fisco.

 

La Tremonti ambientale e la dichiarazione fiscale

L’avvocato tributarista sa che la dichiarazione fiscale può essere modificata. Non solo con una dichiarazione integrativa, ma anche in giudizio.
Perciò, ogni avvocato tributarista si chiede se sia mai esistita la certezza del diritto.

Immaginate, quindi, con che gioia ho letto che, sì, anche per la Tremonti, i contribuenti hanno gli stessi diritti degli altri.

Riporto uno stralcio dell’ordinanza 15982/2020:

“Il giudice di appello ha escluso che il contribuente potesse beneficiare dell’agevolazione ambientale mediante una rettifica della dichiarazione originaria ritenendo che l’originaria dichiarazione non fosse emendabile in quanto frutto di una libera scelta della contribuente e come tale non suscettibile di essere corretta.
La lettura restrittiva del principio generale di emendabilità della dichiarazione anche in sede contenziosa non appare corretta.
Occorre in primo luogo muovere dal quadro normativo di riferimento.
Ora con riferimento al caso in esame la mancata immediata fruizione del beneficio fiscale nel relativo anno di imposta non può dirsi imputabile ad una scelta discrezionale della società ma all’incertezza interpretativa relativa alla cumulabilità delle agevolazioni consistenti nella  tariffa incentivante prevista dal conto energia, di cui già  usufruiva  la  società, e della detassazione degli investimenti ambientali previsti dalla c.d. Tremonti ambientale.”

Ora, mi auguro che gli Uffici facciano reclamo all’ottico, perchè le lenti non funzionavano.

Per rendere comprensibile il post ho dovuto semplificare alcuni concetti; chi fosse interessato ad avere chiarimenti, mi può contattare inviando una mail a: info@atlrstudio.it.

 

 

Articoli correlati:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *