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Cartelle Equitalia via PEC: qual’è il formato corretto?

Cartella equitalia via pec

La notifica a mezzo PEC degli atti tributari (avvisi di accertamento, cartelle di pagamento ed ingiunzioni di pagamento dei tributi locali) consente una maggior snellezza nella procedura di notifica. Inoltre, è un modo per ridurre i costi ed aiutare l’ambiente. Tuttavia, occorre chiedersi se lo strumento PEC sia la “panacea di tutti i vizi dell’atto allegato”. Cosa intendo? Basta la PEC per far sì che un qualsiasi file possa essere trasmesso? Oppure occorre che l’allegato risponda a dei requisiti tecnici? Non meno importante è la domanda sulla sanatoria della nullità per raggiungimento dello scopo. In parole povere: una volta che il messaggio PEC è stato consegnato nella casella del destinatario la nullità della cartella di pagamento viene sanata? Cerchiamo di capire come stiano le cose…

 

La notifica a mezzo PEC degli atti tributari

È convinzione comune che l’invio di una PEC equivalga a quello di una raccomandata con avviso di ricevimento.
Chiariamoci!
Lo strumento della PEC, di per sé, non può essere sovrapposto perfettamente alla raccomandata a.r.
Perché?
La raccomandata a.r. contiene l’originale della cartella, mentre il file pdf non è l’originale, ma la copia informatica dell’originale.

Il contribuente che riceve una raccomandata a.r. riceve l’originale della cartella di pagamento.

Il contribuente che riceve una PEC riceve una copia.

Quindi non è vero che la PEC è come la raccomandata a.r.?

La PEC equivale alla raccomandata a.r. se il file allegato risponde a determinati requisiti tecnici fissati dalla normativa.

Che cosa tutelano questi requisiti tecnici?

In tutti i casi in cui si ricevono copie (anche cartacee) occorre essere sicuri che siano conformi all’originale e, nel caso venga contestata la conformità della copia cartacea all’originale, l’autore deve esibire l’originale.

Non si tratta di una questione inutile. Infatti, le copie hanno la stessa efficacia della scrittura originale da cui sono estratte se vi è l’attestazione di conformità.

Se viene contestata la conformità all’originale e l’autore del documento non può esibirlo quell’atto non ha nessun valore.

È evidente l’importanza della conformità all’originale della copia.

Tornando alla PEC questo significa che non è sufficiente che un file qualsiasi sia inviato con la PEC: si è nella stessa situazione di inviare una fotocopia per raccomandata a.r.

In particolare, nel mondo digitale il file che viene allegato alla PEC deve garantire:

  • l’autenticità;
  • il contenuto;
  • l’integrità;
  • la provenienza del documento.

 

La firma digitale

I protocolli tecnici stabiliscono che i primi tre requisiti li abbia il formato .pdf/A, mentre la provenienza del file da chi lo allega alla PEC è garantita dalla firma digitale.
Si tratta di una firma che crea un file .p7m (ad esempio cartellaXYZ.pdf.p7m).
La firma digitale è un sistema informatico che collega chi firma ad un’identità specifica e solo a quella.

Ad esempio la firma digitale dell’Avvocato Lucia Ripa è stata rilasciata da un ente certificatore che mi ha identificato con la carta d’identità. Quando vado ad inserire la firma digitale nei miei file .pdf/A la firma indica che è l’Avv. Ripa che ha firmato il file e nessun’altro.

Perciò, è facile comprendere che solo l’allegazione di un file con la firma digitale del funzionario di Agenzia Entrate riscossione della tal provincia attesta che il file .pdf.p7m proviene proprio da quell’Ufficio ed è conforme all’originale custodito dall’Ufficio.

 

È applicabile la sanatoria per raggiungimento dello scopo?

Ritengo di no.
La sanatoria per il raggiungimento dello scopo è stabilita dall’articolo 156 c.p.c. all’interno del processo e riguarda la notifica.
Spiego.
All’interno del processo vale la regola per cui la notifica nulla, perchè non sono state osservate tutte le regole previste per la notifica non può mai essere pronunciata se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato.

Questa regola serve a tutelare il notificante e potremmo dire che fa prevalere la sostanza sulla forma.

Domanda: se ho ricevuto una semplice fotocopia, il fatto di averla ricevuta la rende conforme all’originale?

Non credo.

La caratteristica del file informatico è una caratteristica sostanziale e serve a tutelare il contribuente; perciò, non sono persuasa che la norma processuale della sanatoria per il raggiungimento dello scopo possa essere una soluzione.

C’è un’altra considerazione: dal 3.12.2016 la notifica a mezzo PEC ritorna facoltativa.

Quindi, l’Agenzia delle Entrate può decidere di notificare un atto con raccomandata a.r. o con PEC.

Non sarebbe equo che il contribuente che riceve una PEC fosse meno tutelato di chi riceve un originale a mezzo raccomandata a.r.
E questo a prescindere dal fatto che la notifica di un semplice file .pdf possa aver danneggiato il contribuente destinatario.

 

Come ci si difende?

Premetto che la notifica non dev’essere l’unico motivo di ricorso contro la cartella di pagamento.
Personalmente sconsiglio difese fondate su un unico presupposto preliminare (cioè non di merito), perchè è un appiglio molto labile.

Se, invece, è stata notificata una cartella di pagamento illegittima per motivi di merito (ad es. il contribuente ha già pagato oppure non doveva pagare per n. motivi) e, inoltre, la notifica è stata effettuata a mezzo PEC allegando un semplice .pdf, allora eccepisco la nullità insanabile della cartella.

 

Non lo faccio apposta, ma tutte le conclusioni dei post sono le medesime.
È inevitabile!
Caro lettore: per sapere se la cartella di pagamento che hai ricevuto è nulla devi rivolgerti ad un avvocato tributarista.
Non siamo migliori degli altri, siamo solo specialisti del settore.

 

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