Cartella di pagamento – Impugnazione e acquiescenza

Cartella di pagamento acquiescenza

Il pagamento della cartella, dopo che è stata impugnata può essere interpretata come acquiescenza? Se il pagamento fosse indizio di acquiescenza danneggerebbe il contribuente. Infatti, avrebbe iniziato un processo inutile. Contestare la cartella e, poi, riconoscere che il credito esiste e va pagato è contraddittorio.
L’ordinanza 20962/2020 della Cassazione chiarisce quando il pagamento di una cartella impugnata non produce acquiescenza.

 

Cartella di pagamento e prescrizione

Nel post “Rateizzazione della cartella di pagamento: effetti sulla prescrizione” mi sono occupata del pagamento rateale delle cartelle di pagamento.
L’istanza di rateizzazione interrompe il termine di prescrizione del debito?
Mi ero addentrata nell’argomento utilizzando una sentenza della Commissione tributaria regionale della Sicilia.
La controversia decisa dalla Commissione verteva su una cartella di pagamento rateizzata e poi impugnata.

 

L’istanza di rateizzazione avanzata prima di impugnare la cartella di pagamento produce acquiescenza?

La sentenza si era pronunciata anche sull’acquiescenza.
Ossia: l’istanza di rateizzazione avanzata prima di impugnare la cartella di pagamento produce acquiescenza?
Questa era la tesi della società di riscossione.
Infatti, sosteneva che, una volta chiesta la rateazione, il contribuente aveva riconosciuto di essere debitore e non poteva impugnare la cartella.
La Commissione tributaria regionale della Sicilia ha accolto il ricorso del contribuente.

 

Cartella di pagamento: cos’era successo al momento della ricezione?

Il post di oggi si pone in linea di ideale continuità.
La società ricorrente aveva acquistato un’azienda.
Il cedente aveva ricevuto una cartella di pagamento.
La società acquirente aveva impugnato la cartella, come responsabile in solido con il cedente.
Dopo aver instaurato il contenzioso aveva pagato la cartella.

Apro una parentesi sulla responsabilità solidale (o responsabilità in solido).
Il debitore solidale “si aggiunge a quello principale”. Quindi, il creditore che abbia chiesto il pagamento al debitore principale (il cedente l’azienda), può, in caso di insuccesso, rivolgersi al debitore in solido (l’acquirente l’azienda).
Naturalmente espongo questi concetti in modo molto semplificato, ma sufficiente per comprendere il post.
Perciò, la società ricorrente era stata costretta a pagare la cartella.
Se non l’avesse fatto avrebbe subito un’esecuzione forzata.
Ad esempio: pignoramento dei conti correnti oppure pignoramento dei crediti presso terzi.
Questa caratteristica del pagamento è fondamentale per escludere l’acquiescenza.
Il pagamento non è stato volontario, ma necessitato.
Questa natura del pagamento accomuna tutti quelli che vengono fatti durante i contenziosi tributari.

 

Cartella di pagamento impugnata e non sospesa

Mi spiego meglio.
La cartella di pagamento impugnata e non sospesa dalla Commissione tributaria provinciale dev’essere pagata.
Può essere pagata per intero o ratealmente.
Se non viene pagata, l’agente della riscossione o il creditore provvedono a riscuotere il credito in modo forzoso.

Cosa avevano deciso i giudici di primo e secondo grado?
Che il pagamento della cartella significava accettazione del credito.
Perciò, il contribuente non aveva più interesse a proseguire la causa.
Entrambe le commissioni tributarie (provinciale e regionale) hanno pronunciato una sentenza di cessazione della materia del contendere.

 

La decisione della Cassazione

La Cassazione è stata di tutt’altro avviso.
Infatti, per cessare la materia del contendere occorre ben altro che il semplice pagamento della cartella.
Le parti (il contribuente e l’Agenzia delle Entrate o gli enti locali) devono riconoscere che sono mutate le circostanze che avevano portato all’emissione della cartella.
Perciò, la causa non ha una ragione per proseguire.

Come avviene?
Il contribuente deve riconoscere che il credito indicato nella cartella di pagamento è, in effetti, esistente e che la somma era dovuta.
Oppure che l’agente della riscossione ha annullato la cartella e ha restituito le somme.
In questo modo il contribuente ha raggiunto l’obiettivo che si era prefisso con il ricorso tributario.

In entrambe le situazioni la causa non ha più nessun motivo per essere continuata.
La Cassazione sottolinea che queste caratteristiche mancano nella richiesta di rateizzazione di una cartella per sottrarsi ad una procedura esecutiva.
Speriamo che questa autorevole pronuncia eviti spiacevoli inconvenienti ai contribuenti obbligati a pagare la cartella di pagamento che hanno impugnato.

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