Contenzioso tributario

Cartella di pagamento: che cosa devo fare se ne ricevo una?

Come fare ricorso all'agenzia delle entrate

Quando viene recapitata una cartella  di pagamento, c’è una sola cosa che proprio non bisogna fare: accantonarla! Non si deve pensare infatti che il tenerla chiusa o abbandonarla in un cassetto non produca effetti. È importante, oltre che aprirla e leggerla con attenzione, seguire la corretta strategia per far valere i propri diritti o per adempiere ai propri doveri.
Ma chi può veramente aiutare in quei casi?
Qual è il professionista che più fa al caso nostro per individuare la strategia corretta e risolvere la scocciatura della cartella di pagamento?

Partiamo da un caso recente.
La scorsa settimana il noto programma “Striscia la notizia” riportava la notizia di una scuola materna ed elementare di Roma a cui, qualche anno fa, era stata spedita una cartella di pagamento di oltre 57.000 € per la tassa rifiuti  a partire dal 2009; questa tassa non doveva essere pagata, in quanto dal 2008 vige una legge (L. 31/2008, art. 33-bis) che esenta le scuole dal suo pagamento, ponendola a carico dei Comuni.

La direttrice raccontava all’inviato di “Striscia” che la precedente dirigente aveva scritto, ogni anno, all’ente gestore dei rifiuti, all’Agenzia delle Entrate ed al Ministero per evitare che la procedura proseguisse. Queste lettere, evidentemente, non avevano sortito alcun effetto, in quanto le cartelle di pagamento continuavano ad essere notificate.

Prendo spunto da questo episodio eclatante, che molti avranno seguito in TV, per spiegare perché la scelta di scrivere una lettera al Comune non poteva essere efficace e cosa avrei consigliato io alla direttrice.

Perchè la strategia seguita dalla direttrice non è stata efficace?

Per evitare che la cartella di pagamento produca effetti sul patrimonio del contribuente e che, oltre ad essa, ne vengano notificate altre per gli anni successivi è necessario proporre ricorso tributario, chiedendo al giudice di dichiarare illegittima la cartella e, di conseguenza, annullarla. Perciò, nè una lettera, nè una diffida sono gli strumenti adatti: infatti, la cartella di pagamento può essere annullata solo ed esclusivamente da una sentenza del giudice tributario.

Inoltre, solo il ricorso evita il pignoramento dei beni della scuola (banchi, sedie, c/c della scuola, necessario per pagare la mensa scolastica). Questo perchè la cartella di pagamento contiene:

  • un’intimazione al pagamento, cioè un ordine perentorio al debitore che deve pagare nei termini;
  • un avvertimento che, in caso di mancato pagamento, inizierà l’esecuzione forzata (di cui il pignoramento è l’atto iniziale).

L’ente gestore dei rifiuti ritiene che alcuni locali della scuola siano adibiti ad usi estranei a quelli scolastici e, pertanto, debbano pagare la tassa rifiuti.
In sostanza, dal servizio pare che il motivo per cui l’ente gestore ha notificato la cartella di pagamento è che ritiene che qualche locale della scuola non sia utilizzato per finalità scolastiche (forse è dato in affitto ad altri soggetti ad uso ufficio?).
Questo aspetto è il punto centrale della difesa nell’impugnazione della cartella di pagamento: la scuola deve contestare che alcuni locali siano utilizzati per scopi diversi da quelli scolastici e, soprattutto, documentare questa affermazione (con fotografie, planimetrie, ecc.).

 

Cartella di pagamento: che succede se non si effettua un ricorso tributario

La cartella di pagamento, se non impugnata, nei termini di legge,  con un ricorso tributario diventa definitiva. Come viene specificato nella cartella di pagamento stessa, il termine per impugnare è sessanta giorni dalla notifica; ciò significa che entro il sessantesimo giorno deve essere notificato il ricorso con i modi previsti per il rito tributario.
È evidente, perciò, che la scelta di dimenticarsi della cartella è assolutamente penalizzante, perché il decorso del termine di impugnazione rende impossibile far valere i propri diritti, con il rischio di subire un’esecuzione forzata.

Potreste pensare che la mia puntualizzazione sia esagerata; vi assicuro che la pratica professionale mi ha messo in contatto con situazioni al limite dell’assurdo, in cui i contribuenti confidavano nel potere taumaturgico del tenere la cartella nel cassetto.
L’ultimo caso eclatante e patologico che ho seguito riguarda un cliente che mi ha dato incarico di impugnare due atti di iscrizione di ipoteca su due fabbricati (valore del debito € 100.000), in quanto non aveva pagato numerose cartelle, nessuna delle quali era stata impugnata. Ovviamente, non ho potuto che consigliargli di pagare ratealmente…

 

Cosa devo fare se arriva una cartella di pagamento?

Dopo che ci si è resi conto della pretesa esposta nella cartella di pagamento, si è in  grado di capire se è fondata o meno.
Se vi sono errori, consiglio di non perder tempo, perché sessanta giorni passano presto e, a volte, la predisposizione di un ricorso tributario contro la cartella di pagamento può richiedere degli approfondimenti.
In questa fase la domanda principale che può sorgere è: a chi mi rivolgo?

 

A chi mi rivolgo se mi arriva una cartella di pagamento?

Se le somme chieste sono imposte e sono di importo rilevante, è consigliabile rivolgersi ad un avvocato tributarista.
Perchè un avvocato tributarista e non un semplice avvocato?
La complessità dei settori del diritto rende obsoleto l’avvocato che si occupa un po’ di tutto. In alcuni settori, soggetti ad un’alta frequenza di cambiamento e caratterizzati da un elevato tecnicismo, essere frettolosi nella scelta del professionista può essere veramente controproducente, nonchè pericoloso.

 

Chi è lo specialista per il ricorso tributario?

Come già detto, la cartella di pagamento in caso di inadempimento espone il destinatario al pignoramento (ad es. dell’auto, del conto corrente). Se la cartella di pagamento ha un importo dai 2.000 € in su, personalmente non vorrei rischiare di affidare le sorti di un atto che impatta sul mio patrimonio ad un professionista che non abbia la necessaria esperienza maturata sul campo.
In questi casi lo specialista più appropriato è un avvocato che quotidianamente si occupa di ricorsi tributari, nella fattispecie un avvocato tributarista. Occuparsi di diritto tributario significa non solo conoscere il diritto tributario, ma presuppone anche una conoscenza approfondita di contabilità e bilancio ed una buona preparazione in: diritto societario, contrattualistica e diritto successorio e sapere orientarsi nel diritto internazionale per poter interpretare ed applicare le convenzioni contro le doppie imposizioni. Nonostante i tanti anni di professione, o forse proprio per i tanti anni di professione, questo settore mi ha insegnato l’umiltà, che mi mette alla ricerca della sentenza che può risolvere una causa, che mi fa leggere gli avvisi di accertamento come un detective alla ricerca di un indizio che possa ribaltare il caso o cercare tutti le prove possibili per difendere il mio cliente (soprattutto quando tutto sembra “remare contro”).
Qual è la marcia in più che ha un avvocato tributarista?

  • Conosce qual è la procedura da seguire per impugnare la cartella di pagamento, evitando, così, di farvi perdere tempo in atti inutili, come la lettera del caso segnalato da “Striscia la notizia” oppure diffide al concessionario della riscossione.
  • Altro plus è la conoscenza del diritto sostanziale, che deve essere osservato nell’emissione della cartella di pagamento, così come degli elementi costitutivi della cartella di pagamento: tasso di interesse, aggio di riscossione ecc.

 

In conclusione: cosa devo fare se ricevo una cartella di pagamento?

  • Aprirla, leggerla sommariamente e memorizzare la data di scadenza;
  • valutare se è corretta o meno;
  • se è errata, in tutto o in parte, rivolgersi ad un avvocato tributarista.

 

Per un contatto telefonico immediato e/o per situazioni urgenti è possibile chiamare il seguente numero, dal lunedì al venerdì dalle 16 alle 18: 0731.721161

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