Aspetti fiscali degli investimenti ambientaliContenzioso tributario

Agevolazione Tremonti ambientale: come si calcola l’investimento ambientale agevolabile?

Agevolazioni investimenti ambientali

In merito agli investimenti ambientali precedentemente abbiamo analizzato:

  1. Aspetti fiscali degli investimenti ambientali dove ho spiegato cosa siano gli investimenti ambientali e quali siano le fonti normative e la prassi di riferimento;
  2. Cumulabilità degli investimenti ambientali con la Tremonti ambientale dove abbiamo visto se le tariffe agevolate applicate alle varie tipologie di investimento ambientale siano cumulabili con la Legge Tremonti;
  3. se l’impresa ha effettuato investimenti ambientali quali sono gli adempimenti che deve rispettare per beneficiare del cumulo delle Tariffe agevolate con la legge Tremonti, dove abbiamo capito quali siano gli adempimenti burocratici che devono essere osservati dai contribuenti;
  4. Effetti del D. L. 193/2016 sugli investimenti ambientali all’interno del quale abbiamo passato in rassegna le novità a vantaggio dei contribuenti che non abbiano indicato l’agevolazione nel Modello UNICO.

In questo articolo analizzo l’aspetto del calcolo dell’investimento agevolabile, che è la premessa da cui partire.

Agevolazioni ambientali – Sommario

  1. La sentenza n. 1346/24/2015 della Commissione Tributaria Regionale di Venezia

  2. Il sovraccosto e l’approccio incrementale sono la stessa cosa?

  3. La R.M. 226/2002: limiti del beneficio negli investimenti ambientali

  4. Perchè il calcolo della società contribuente era sbagliato?

 

1. La sentenza n. 1346/24/2015 della Commissione Tributaria Regionale di Venezia

In questo post il punto di osservazione è la sentenza n. 1346/24/2015 della Commissione Tributaria Regionale di Venezia che è stata chiamata a decidere sull’appello, proposto sia dal contribuente che dall’Agenzia delle Entrate, nei confronti della sentenza n. 141/2/14 della Commissione Tributaria Provinciale di Treviso.

La società contribuente aveva ricevuto un avviso di accertamento per il periodo d’imposta 2008 da parte dell’Agenzia delle Entrate di Treviso, che conteneva una serie di contestazioni, tra cui quella di indebita fruizione della Tremonti ambientale.

L’Agenzia delle Entrate aveva disconosciuto la variazione in diminuzione relativa alla costruzione di un impianto fotovoltaico, in quanto riteneva che il conteggio effettuato dalla società contribuente fosse sbagliato, non avendo sottratto dal sovraccosto dell’investimento i ricavi derivanti dalla tariffa incentivante nei primi cinque anni di vita dell’impianto fotovoltaico.

 

2. Il  sovraccosto e l’approccio incrementale sono la stessa cosa?

Per comprendere la sentenza ricordo che l’ultimo periodo del comma 15° dell’articolo 6, della L. 388/2000 stabilisce:

“Gli investimenti ambientali vanno calcolati con l’approccio incrementale”.

Cosa significa?

Continuando a leggere l’articolo 6 il comma 19° prevede:

“A decorrere dal secondo periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, la quota di reddito di cui al comma 13 (ndr. esclusa dal calcolo del reddito imponibile) corrisponde all’eccedenza rispetto alla media degli investimenti ambientali realizzati nei due periodi d’imposta precedenti”.

Applicando questi commi risulta che dal 2003 in poi l’investimento ambientale in un impianto fotovoltaico è agevolabile per la parte eccedente la media degli investimenti ambientali realizzati nel 2002 e nel 2001.

Questa eccedenza degli investimenti ambientali rispetto a quelli realizzati nel biennio antecedente corrisponde al sovraccosto?

 

3. La R.M. 226/2002: limiti del beneficio negli investimenti ambientali

L’approccio incrementale nel calcolo dell’investimento ambientale non è l’eccedenza dell’investimento ambientale rispetto a quelli realizzati nel biennio precedente.

Solo nel 2002 il dubbio interpretativo è stato chiarito.

Infatti, solo con la R.M. 226/2002 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito il concetto, rinviando alla “Disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela dell’ambiente” (G.U.C.E. n. C/37 del 3.02.2001, par. 37), che aveva stabilito che i benefici per gli investimenti ambientali sono limitati ai costi d’investimento supplementari (cd. sovraccosti) necessari per conseguire gli obiettivi di tutela ambientale.

I sovraccosti sono i maggiori costi sostenuti per realizzare un impianto con le caratteristiche dell’investimento ambientale rispetto ad un impianto privo di questi requisiti.

Ad esempio: la costruzione di un impianto idroelettrico costa di più rispetto ad uno alimentato a gasolio; il maggior costo è il beneficio ambientale.

 

4. Perchè il calcolo della società contribuente era sbagliato secondo l’Agenzia delle Entrate?

L’Agenzia delle Entrate aveva bocciato il calcolo del sovraccosto, ritenendo che dal sovraccosto si sarebbero dovuti sottrarre i ricavi conseguiti nei primi cinque anni di vita dell’impianto e derivanti dalla tariffa incentivante (quella applicabile all’impianto fotovoltaico).

La società non li aveva sottratti.

Chi ha ragione dei due litiganti?
La Commissione Tributaria Regionale, confermando la sentenza di primo grado, ritiene che il calcolo del contribuente fosse corretto, in quanto la ripresa dell’Agenzia delle Entrate non trova un fondamento nell’articolo 6 della L. 388/00, che nulla prevede in merito.

È corretta la sentenza?
Sì e no.

: l’articolo 6 prevede solo l’approccio incrementale e non si trova alcuna esclusione dei ricavi derivanti dalla tariffa incentivante.

No: il calcolo dell’investimento ambientale non è disciplinato dall’articolo 6 della L. 388/00.

Tale norma ha il compito esclusivo di disciplinare la detassazione dell’investimento ambientale, che viene calcolato in base a criteri che non sono fiscali.

La motivazione sottesa alla sentenza, che ha ben giudicato, è un’altra: la Disciplina comunitaria citata nella Risoluzione Ministeriale 226/02 è stata abrogata dal Regolamento UE n. 800/2008, che è fonte sovraordinata rispetto alla Disciplina Comunitaria.

Il Regolamento UE 800/2008 ha innovato il criterio di calcolo precedente, stabilendo all’articolo 23, 3° comma, che:

“I costi ammissibili corrispondono ai sovraccosti sostenuti dal beneficiario rispetto ai costi connessi ad una centrale elettrica tradizionale o ad un sistema di riscaldamento tradizionale di pari capacità in termini di produzione effettiva di energia”.

Perciò, la norma vigente per il 2008 prevede il solo confronto di costi, senza alcuna sottrazione dei ricavi derivanti dalla tariffa incentivante.

L’analisi della sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Venezia  fa comprendere l’importanza di conoscere la normativa effettivamente applicabile nel calcolo dell’investimento ambientale per poter determinare correttamente la variazione in diminuzione spettante e per potersi difendere dagli accertamenti fiscali in sede di contenzioso tributario.

 

 

Articoli correlati:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *