Contenzioso tributario

L’avvocato tributarista e il sopralluogo per la TARI

Sopralluogo TARI

Il sopralluogo nei locali dell’impresa per la TARI può avvenire non solo a favore del Comune, ma anche dell’impresa. Sai di che si tratta? Conosci le differenze?
Vediamo nello specifico il sopralluogo delle superfici aziendali per verificare se esistono i presupposti per chiedere il rimborso della TARI pagata in eccesso rispetto al dovuto.

 

Il sopralluogo per la TARI

Il sopralluogo nei locali dell’impresa è un accesso da parte di funzionari dipendenti del Comune o di tecnici di imprese incaricate dallo stesso per verificare lo stato e l’estensione delle superfici tassabili ai fini della TARI. Infatti, quest’imposta viene calcolata applicando una percentuale tariffaria a metro quadro e, quindi, l’estensione dei locali tassabili è fondamentale, così come la tipologia di rifiuto prodotto dall’azienda.
Normalmente, il sopralluogo fa parte dei poteri ispettivi del Comune, preliminari rispetto all’accertamento della maggiore TARI; tuttavia, può essere utilizzato anche dall’impresa che intenda chiedere il rimborso della TARI che ha versato in misura eccedente rispetto a quella dovuta.
L’avvocato tributarista è il professionista indicato per svolgere il sopralluogo, a condizione, ovviamente, che conosca la materia dei tributi locali.

 

Che cos’è la TARI?

La TARI è “l’ultima nata” tra le tasse sullo smaltimento dei rifiuti, il suo nome significa, appunto,  “tassa rifiuti” ed è un tributo locale.

I tributi locali sono tasse introdotte dal legislatore statale e gestite dagli enti locali (in questo caso il Comune).

La TARI è una tassa locale che copre i costi di smaltimento dei rifiuti urbani (prodotti dalle utenze domestiche) ed assimilati agli urbani (prodotti dalle utenze non documestiche), a condizione che non si tratti di rifiuti pericolosi, che devono essere smaltiti da imprese specializzate.

La base imponibile della TARI è pari all’80% della superficie calpestabile; perciò, il calcolo della superficie è determinante sia per il Comune che per l’impresa.

Perchè mi riferisco all’impresa?

Per il fatto che l’impresa produce sia rifiuti assimilati agli urbani, soggetti a TARI, nelle superfici degli uffici, servizi, spogliatoi, disimpegni, ma potrebbe produrre rifiuti speciali non assimilabili agli urbani, in superfici produttive e su magazzini di prodotti finiti e materie prime, esclusivamente e funzionalmente collegati ad esse, che sono esclusi da TARI.

La mia esperienza professionale ha reso evidente sia una generale ignoranza (ossia non conoscenza) della materia da parte dei funzionari comunali (non per loro colpa, ma perchè sono dell’ufficio bilancio e già hanno abbastanza lavoro) e dei commercialisti.
Infatti, la materia dei tributi locali è molto particolare, in quanto oltre al diritto tributario richiede nozioni di diritto ambientale, diritto amministrativo e diritto regionale, che un avvocato tributarista possiede ed un commercialista no.
Così, come io non possiedo nozioni di merceologia, strategia aziendale, matematica finanziaria, econometria, analisi di bilancio ecc.
In altre parole, si tratta semplicemente di percorsi formativi differenti, che, tuttavia, occorre considerare.
Perciò, non venite a chiedermi un’analisi di matematica finanziaria, finireste in fallimento!
La medesima onestà intellettuale (di questo solo si tratta, infatti) mi impone di far notare l’impreparazione del commercialista in queste materie.
Qui mi corre l’obbligo di ricordare eccellenti eccezioni: il Dott. Luigi Lovecchio di Bari è una di queste.

 

Casi professionali in materia di TARI

Poche imprese sono a conoscenza dell’opportunità fornita da un sopralluogo.
Infatti, la stragrande percentuale di esse considera i tributi locali una minoranza insignificante e, quindi, non vi dedica la necessaria attenzione, salvo quando è ora di pagare.
In realtà, sia in termini di importi da pagare che di pianificazione, sono molto interessanti.

 

Il primo caso riguarda un’ impresa di Monsano che aveva ricevuto un avviso di accertamento di maggiore TARI da parte del Comune e che si è rivolta a me per essere difesa.
Essendo questi post riferiti alla consulenza ed assistenza stragiudiziale vi chiederete cosa c’entri il sopralluogo.
Infatti, ne tratto solo come strumento difensivo, perciò non mi dilungherò sulla causa, peraltro ancora pendente presso la CTR di Ancona.

L’impresa di Monsano è stata fondata da un imprenditore molto capace e vicino alla pensione e produce alcune tipologie di rifiuti speciali non assimilabili agli urbani.
L’imprenditore mi chiese un incontro presso la sede dell’impresa, su segnalazione di un collega e mi spiegò la situazione consegnandomi la documentazione che aveva ricevuto.
Nel colloquio gli spiegai tutta la questione della non assimilabilità di alcuni rifiuti speciali e, quindi, la loro non tassabilità e proposi di fare un sopralluogo.
Infatti, il Comune di Monsano aveva semplicemente presunto che l’area produttiva fosse soggetta a TARI, ma non aveva fatto alcun accesso per verificare lo stato dei luoghi, limitandosi a fare un giro all’esterno dello stabilimento.

Il sopralluogo mi serviva come strumento per dimostrare la destinazione delle superfici produttive: in giudizio avrei prodotto le fotografie dello stato dei luoghi, i FIR che dimostravano lo smaltimento a carico del contribuente e la natura di rifiuto speciale non assimilabile e la planimetria dello stabilimento.
L’imprenditore fu persuaso della mia strategia e mi fissò un appuntamento con il responsabile amministrativo che mi accompagnò nell’accesso alle aree produttive.

Da quell’esperienza difensiva derivò anche una successiva consulenza su come ottimizzare il carico fiscale TARI per gli anni successivi, separando in modo opportuno le superfici produttive di rifiuti speciali non assimilabili dalle altre ed è stata soddisfacente per entrambe le parti.

 

Il secondo caso riguarda un’altra impresa di Monsano produttrice di rifiuti pericolosi (come accennavo sopra, mai assimilabili agli urbani) e speciali non assimilabili agli urbani.
Lo stabilimento comprendeva ampie aree dedicate al magazzino prodotti finiti collegate esclusivamente e funzionalmente alle aree produttive.
L’imprenditore intendeva verificare se c’erano i presupposti per il rimborso della TARI.
Riteneva che il Comune pretende solo le imposte e non eroga i servizi; quindi, era estremamente determinato ad intraprendere l’iter dell’istanza di rimborso.

Ovviamente, per chiedere il rimborso bisogna dimostrare di averne diritto.

Mi feci spiegare dal mio referente (direttore ufficio acquisti) l’organizzazione della produzione e feci una passeggiata nei locali dell’impresa.
Gli chiesi di farmi avere una planimetria quotata e tutti i FIR degli anni per i quali si voleva chiedere il rimborso.
Analizzai la tipologia dei  rifiuti speciali, escludendo, a priori quelli pericolosi, e mi resi conto che la gran parte di essi non era assimilabile agli urbani e che, perciò, l’impresa aveva pagato importi di TARI ben più alti di quelli dovuti.
Preparai dei fogli di calcolo, su cui basare l’istanza di rimborso, che feci firmare dal mio cliente.
Presentai l’istanza al Comune che non rispose nei termini di legge e fummo costretti, anche in questo caso, ad intraprendere il contenzioso.

 

Alcuni suggerimenti per la gestione della TARI

Ancora una volta, questi casi forniscono dei suggerimenti.
Occorre, innanzitutto, considerare tutti gli oneri fiscali sopportati dall’azienda.
In seconda battuta, si devono cercare i professionisti competenti per i tributi locali.
Infine, occorre seguire le indicazioni che vengono date dopo il sopralluogo e che riducono di molto il carico della tassa rifiuti.

 

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